Sono rientrato da un’altra di quelle imprese che, lette sulla carta, sembrano follie pure, ma vissute sul campo con la giusta compagnia diventano frammenti di vita indimenticabili: la primissima edizione dell’Orta 14 in 14! Non è mai stata una semplice gara, ma una vera e propria prova di resistenza fisica e mentale, un luogo dell’anima dove il tempo sembra dilatarsi e la fatica finisce per passare in secondo piano rispetto all’amicizia vera.Insieme a me, Alessandro, c’era come sempre Barby C’è, pronta ad affrontare ogni singolo chilometro con la solita incrollabile determinazione. Un merito gigantesco e uno speciale ringraziamento vanno al Presidente Paolo Gino, che in prima persona si è esposto, ci ha messo la faccia, il cuore e una dose infinita di energie per creare da zero questa nuova avventura e fare in modo che questa prima edizione vedesse la luce nel migliore dei modi. E un grazie altrettanto sentito va al figlio Carlo, che in questo progetto ci ha creduto fin dal primo momento e ha dato una mano forte e concreta, spalla a spalla con il padre, perché un sogno così grande non si costruisce mai da soli.Tra un sorriso e una battuta, quest’anno ci siamo goduti una tranquillità e un’atmosfera davvero speciali. Lasciate alle spalle le piccole “vivacità” o gli imprevisti delle vecchie gare sulle sponde del lago, tutto è filato liscio come l’olio. Niente colpi di scena indesiderati, ma solo tanto buon umore, relax e la bellissima sensazione di correre dentro una bolla di pura festa e spensieratezza.E che dire della logistica? La nuova base operativa alla palestra del liceo si è rivelata una scelta comodissima e azzeccatissima. Certo, con il lago a soli 2,5 chilometri abbiamo unito l’utile al dilettevole, ritrovando ad ogni passo quel panorama unico e magico che solo Orta sa regalare. Tra un tuffo ideale e la linea d’arrivo, il moment più atteso della giornata restava sempre lo stesso: il mitico pasta party, le bibite fresche ritempranti e quella valanga di chiacchiere calorose tra amici capaci di spazzare via in un istante ogni traccia di stanchezza dalle gambe.Un sincero ringraziamento va al medico di gara, ai volontari del soccorso, alle forze dell’ordine, ai sindaci, agli assessori e a tutti i volontari che con il loro impegno e supporto costante hanno garantito la sicurezza e la riuscita dell’evento. In eventi come questo, le classifiche finiscono quasi per diventare un pretesto. A contare davvero sono gli sguardi, le storie dei partecipanti e lo splendido mosaico di culture che si è venuto a creare giorno dopo giorno. Alzando gli occhi verso il traguardo, il colpo d’occhio delle tante bandiere era fantastico: dall’Italia al Regno Unito, dalla Slovacchia alla Francia, passando per Bosnia ed Erzegovina, Romania, Svizzera, Germania, Austria e India. Una menzione d’onore colma di ammirazione va all’Irlanda della mitica Collette O’Hagan, una vera forza della natura che porta sulle spalle l’incredibile patrimonio di oltre 1100 maratone completate! E come non citare, tra i nostri, il mitico Vito Piero Ancora, che di maratone sulle gambe ne porta ormai quasi 2000: un numero che si fatica persino a scrivere, eppure lui era lì, tappa dopo tappa, con la stessa fame di sempre.Anziché considerare le singole maratone separatamente, l’evento si distingue per la fusione tra le 4 tappe della Quadrortathon e le 10 tappe della 10 in 10, dando vita alla sfida complessiva delle 14 in 14: Prima fase (Quadrortathon – 4 tappe): Vergante, Mottarone, Madonna del Sasso e Giro del Lago. Seconda fase (10 in 10 – 10 tappe consecutive). Classifica Finale (14 in 14): la somma dei risultati delle due classifiche (4×42 e 10 in 10) costituisce la classifica finale definitiva dell’Orta Grand Tour per gli atleti che hanno completato tutte le 14 tappe. È però doveroso celebrare con il giusto entusiasmo anche i podi generali di questa memorabile prima edizione della “14 in 14”.Classifica Generale Femminile (14 in 14):Simona Oggero (Italia), straordinaria vincitrice assoluta grazie a una regolarità e a una tenacia fuori dal comune.Charlie Harwood (Regno Unito), fantastica seconda classificata, scesa in pista con una grinta immensa.Barbara Cosma (“Barby C’è”, Italia), splendida terza sul podio con la sua forza di volontà d’acciaio.Classifica Generale Maschile (14 in 14):Martin Petreje (Slovacchia), primo classificato con un passo costante, potente e impressionante.Pavol Tallo (Slovacchia), medaglia d’argento al termine di una prova di enorme carattere.Laurent Couret (Francia), bellissimo terzo posto conquistato con grinta e determinazione.Tra le trovate esilaranti di Marcello Arena all’immancabile “Arrotino” Sergio Klick con il suo omaggio fatto di “clik” e tricolori, le risate e i brindisi alla cena sociale del Club Super Marathon Italia, e i racconti epici di chi ha sfidato un caldo feroce fino a toccare i 41,4 gradi, ci portiamo a casa un bagaglio di emozioni indescrivibile. L’Orta 14 in 14 ha dimostrato fin dal suo debutto che quando si corre con il cuore, la passione e la giusta ironia, ogni chilometro diventa gioia e ogni traguardo un abbraccio indimenticabile. E dietro ogni tappa, dietro ogni iscrizione sbrigata, ogni arrivo accolto, ogni medaglia consegnata, ogni premiazione portata a termine, c’era un Consiglio Direttivo che non si è mai tirato indietro. Massimo Faleo e il sottoscritto fedeli e onnipresenti su ogni fronte, dalle iscrizioni agli arrivi, dalla consegna delle medaglie ai preparativi fino alle premiazioni. Ma tutto il resto del Consiglio era lì, pronto, con la stessa dedizione: Barbara Cosma e Luciano Ferrari sempre presenti, chi a badare al vestiario, chi a risolvere sul momento gli imprevisti delle premiazioni. Tutti, sempre, con lo stesso spirito: dare una mano, senza chiedere niente in cambio. E un plauso enorme va al mitico Omar, capo tecnico e dei ristori, che assieme ai “ragazzi STUPENDI” Sharon , Liam e Jennifer a Carlo Gino e Simona Oggero hanno messo in piedi un’organizzazione degna di nota, tappa dopo tappa, senza mai un attimo di respiro.
E lasciatemelo dire, togliendomi per un attimo i panni del cronista: io in questi 14 giorni mi sono sentito coccolato, viziato, portato in palmo di mano. E ho cercato, nel mio piccolo, di restituire lo stesso calore a tutti, fosse anche solo con un sorriso, perché a volte basta davvero solo quello. Grazie di cuore per i momenti bellissimi vissuti insieme: un abbraccio, un brindisi, una medaglia al collo, una foto rubata al volo, un sorriso scambiato di corsa. Sono questi gli ingredienti di Alessandro: nessun problema, solo soluzioni. E in 14 giorni, fidatevi, di soluzioni ne ho trovate parecchie, dando una mano allo staff senza mai dirlo troppo in giro — che fosse pulire, soccorrere, o anche solo sorridere quando le cose stavano per prendere una brutta piega, ingoiando qualche rospo in silenzio pur di tenere tutto leggero. Ed è proprio per questo, Paolo, che alla fine il rospo più grosso l’hai ingoiato tu: quello di sopportare me per 14 giorni di fila. Grazie di cuore, davvero.Alla prossima follia, sempre con lo stesso passo lento e lo stesso cuore grande.
Alessandro 🦥


























































































