VALLE D’AOSTA MARATHON TRA CAVOUR E PIRANDELLO.

LUIGI PIRANDELLO scriveva: “A TUTTO C’È UN OLTRE”  Con lo spirito della sfida ma anche con l’amore e la fantasia di chi insegue un sogno una decina di anni fa con gli unici tre soci Valdostani Marco Dal Bard, Franco Ceseracciu e Maurizio Pitti, cercavamo di tessere la tela che avrebbe portato al grande arazzo della prima Maratona in Valle d’Aosta.

Ma l’idea era nata molti anni prima quando li conobbi per la prima volta, correva l’anno 2011 e si festeggiava il 150 esimo dell’Unità d’Italia. Io allora ero un maratoneta in erba e il 2 giugno 2011 ero a passare un weekend coi miei come al solito a Torgnon, vicino Cervinia. Seppi che c’era un mezza in Valle e mi iscrissi. Alla partenza quella mattina c’era uno strano clima in piazza centrale di Pont Saint Martin sotto il ponte Romano. Pioveva fitto per essere giugno e c’era un gruppo locale Celtico con alcuni Druidi che avevano piantato delle tende di pelle fradice di acqua e facevano strani rituali e danze, Vendevano delle magliette sformate con dei simboli Celtici e con scritto “SI VIS PACEM…” e una spada di fianco. Ne presi una rossa taglia 4xl e la indossai, con il numero 215 rosso  scritto in rosso e partii un po’ titubante per la mezza con una cinquantina di presenti.

Si andò verso Nord attraversando Donnas e l’arco romano, poi si scese sotto il forte di Bard nella caratteristica Arnad   per finire ad Hone dove c’era il giro di boa per tornare indietro. Son passati 13 anni ma mi ricordo come se fosse ora che lì affiancai gli ultimi 2 che salutavano la gente alle finestre e qualcuno gli diceva arrivederci da domani non vi vedremo più. Pioveva e il giorno era triste. Incuriosito da tutti quegli addii chiesi ai due il perché di tutta quella mesta processione nella pioggia. Non ne capii il perché ma i due mi raccontarono che era dal 4 gennaio 2011 che ogni giorno facevano di corsa quella strada ed era l’ultimo giorno che la facevano compiendo il giro da 21 per cui davano l’addio a tutti i loro sostenitori.       

Quei due erano Maurizio Pitti e Francesco Ceseracciu, allora avevano 38 e 55 anni, entrambi valdostani, in comune avevano un sacco di cose ma una soprattutto la passione per la maratona e di essere di Pont Saint Martin. Erano agli albori della loro passione il primo allora aveva corso una quindicina di maratone, mentre Franco più di 50 in giro per il mondo.  Proprio allenandosi insieme pensarono che ci doveva pur essere un modo legato alla maratona per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il modo c’era, ed era il più semplice: correre. E così partirono il 4 gennaio e corsero 150 mezze terminando proprio quel giorno  il 2 giugno 2011. Centocinquanta mezze maratone in 150 giorni per un totale di 3.164 chilometri, metro più metro meno. Tre le cose che mi dicevano che gli stavano più a cuore: il record sportivo, valorizzare dei tragitti con un particolare valore culturale e raccogliere un po’ di fondi da destinare all’acquisto di materiale didattico per una scuola della loro zona.

Non li rividi per 4 anni poi nel 2015 vennero con Marco Dal Bar un altro socio e amico di Pont Saint Martin alle Orta 10in10. Un bel trio. Da loro ho imparato molto. Poche parole e voglia di fare il loro motto. Beh a quel punto eravamo in 4 con la voglia di far nascere la prima Maratona in Valle d’Aosta e non ci ha fermato più nessuno. Si passarono molte serate a misurare e fare sopralluoghi che facevano del piacere conviviale e della scoperta di viottoli e paesini caratteristici la cifra di un piacere che ancora oggi ricordo con nostalgia. Il percorso “Nobile” delle loro 150 mezze che si snodava sulla via Francigena dal Ponte Romano di Pont Saint Martin, attraversava il vecchio borgo di Donnas e passava sotto l’arco romano scavato nella roccia per scendere ad Arnad sotto il forte di Bard non era più agibile per una frana proprio prima del Forte.

Sembrava non ci fosse soluzione poi li convinsi ad andare “OLTRE” perché come diceva Pirandello a tutto c’è un oltre: la Oltredora. E fu così che scoprii la meraviglia in quei paesini rurali oltre il fiume Dora Baltea, paesini che secondo loro non possedevano nessun fascino. Nomi strani e un po’ lontani dalla realtà di tutti i giorni che andarono sotto tre metri d’acqua nell’alluvione del 2000. Clapey, Outrefer, Montey, Grand Vert e Pramotton.

Soprattutto il tratto della maratona più a Nord nel borgo più selvaggio di Outrefer è spettacolare.  Il nome vuol dire oltre il torrente Fer.  Dolci acque con le meraviglie nascoste del torrente Fer, dove Cavour amava fare il bagno. Qui tutte le domeniche arrivano famigliole e arditi alla scoperta dei migliori luoghi dove fare wild swimming.  C’è qui infatti la sorgente che scorre dove il politico piemontese padre della Patria veniva spesso a rinfrescarsi e leggere, quando era ancora un giovane ufficiale. Le montagne attorno a Donnas  sono aspre e di accesso non semplice, i ripidissimi pendii e la scarsità di vie di comunicazione le hanno mantenute intatte. Sul fondovalle si notano le fatiche degli uomini che qui hanno vissuto, terrazzando i pendii per coltivare le vigne per il prezioso Donnas DOC e lastricando i sentieri per facilitare i passaggi e condurre agli alpeggi i pastori. In questo contesto il torrente Fer scorre in un vallone selvaggio, formando un canyon apprezzatissimo dagli amanti del canyoning. È stato infatti il primo attrezzato in Val D’Aosta e offre a chi vuole cimentarsi tuffi, scivoli e una decina di calate con la corda, in un contesto naturale unico. La discesa dura circa 6 ore, che vi consiglio di affrontare con guide locali. Se invece siete alla ricerca di una giornata più tranquilla e rilassante, giunti a Donnas percorrete via Lungodora 2000 (km 6), e seguire per la frazione Outrefer e poi per l’area picnic Chignas. Nel mezzo di un bosco di castagni che offre ombra e tranquillità si trovano tavoli e barbecue (a pagamento d’estate) dove rifocillarsi e chiacchierare.

Ma non è per questo che siete arrivati fin qui. Un breve sentiero conduce verso il letto del torrente, dove si trovano le ultime gorghe prima della sua confluenza con la Dora Baltea. Le piscine naturali sono colme di cristallina acqua color smeraldo, circondate da enormi massi che l’erosione dell’acqua ha reso morbidi all’aspetto. Alcuni di questi si ergono direttamente dalle acque e sono ideali per tuffarsi, altri piatti e levigati invitano a stendersi al sole. Queste rocce son sotto il ponte del km 7 della Maratona. L’anno scorso ho visto un nutrito gruppo di anziani intenti a giocare a scacchi sulle rocce, tra un bagno e l’altro. A vederli sembra abbiano trovato un ottimo elisir per l’eterna giovinezza. La vicinanza all’area picnic porta ovviamente questo parte del fiume a riempirsi in fretta come si è visto domenica scorsa, ma come al solito basta avventurarsi verso monte per trovare pozze più tranquille, sempre con una piacevole vista sul forte di Bard.

Torrente dove si bagnava Cavour

La magia del luogo veniva apprezzata anche dallo statista Camillo Benso Conte di Cavour, che qui veniva spesso a rinfrescarsi e leggere, quando da giovane ufficiale venne relegato in Val D’Aosta. Cultore dei bagni in acque fredde, provava un amore particolare per questo fiume e non mi è difficile capirne il perché: i riflessi del sole sulle verdi acque del fiume (vedi foto) creano infatti splendidi giochi di luce e la tranquillità del bosco invita alla riflessione. Verso l’abitato di Montey  (km 8 della Maratona) si trova anche una lapide commemorativa che dice: TRA QUESTI MONTI IL GIOVANE LUOGO TENENTE CAMILLO BENSO DI CAVOUR ELEVO’ L’IRREQUIETO PENSIERO DIVINANDOSI FUTURO ARTEFICE DI NUOVA ERA ITALIANA – NEL CENTENARIO DELLA NASCITA SEZIONE DI IVREA DEL CAI – AGOSTO 1910.     

File source: http://rete.comuni-italiani.it/wiki/File:Bard_-_Ricordando_Cavour.jpg

Quest anno ho dovuto allungare il percorso perché ci è stato negato l’inchino al Ponte Romano con il rituale doppio passaggio sui suoi lastricati impervi che han visto passare la storia dal 25 dopo Cristo, e ho pensato di far passare due volte gli atleti sul ponte del FER sia al km 7 che al km 13.

Inoltre ho potuto coronare il mio sogno di fare passare la corsa anche nel piccolo dimenticato villaggio di Pramotton al km 10,5. Vecchi edifici che utilizzano la roccia come parete o come tetto; ombrosi boschi di castagno una indimenticata risorsa alimentare ed economica nel passato; qui una centrale idroelettrica ha portato sul lato del paesino un poderoso canale artificiale che scorre impetuoso con un bel ponte che lo sormonta. Da qui parte un sentiero che in una mezz’ora  porta a una torre medievale chiamata torre d’Aviès che domina, dall’alto di un rilievo, la pianura di Pont-Saint-Martin e l’ingresso della Valle di Gressoney. E’ stata restaurata da pochissimo e vale la pena salirci come ho fatto un mesetto fa tracciando il percorso.

Torre di Pamotton

La torre risale al XII secolo e come fa intendere l’appellativo di torre d’Aviès si trattava di una torre di avvistamento (avis in lingua francese è traducibile sia come “segnalazione”, “avviso” che come “avvistamento”) in contatto visivo sia con il castello di Pont-Saint-Martin che con il forte di Bard. Secondo la tradizione, appartenne ai signori di Bard: alcuni documenti attestano che nel 1214, all’epoca della lotta per la spartizione dell’eredità tra i due eredi della famiglia dei Bard, Guglielmo di Pont-Saint-Martin e Ugo di Bard, fu quest’ultimo, già signore del feudo omonimo, a ereditare la torre di Pramotton. La torre, essendo il primo avamposto difensivo arrivando in Valle d’Aosta dal Canavese, fu sempre presidiata da una milizia armata.

Per finire spero che tutti abbiano apprezzato questo nuovo percorso della 4^ Maratona della Valle d’Aosta e ripeterei con Pirandello che: a tutto c’è un OLTRE, ma l’Oltredora è vera bellezza che rende unica la Maratona della Valle d’Aosta, come la ULTRADORA renderà unici i due giorni alla grande festa del CLUB a Tavagnasco nel prossimo 8 Settembre 2024.

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