Però, quando vidi i primi annunci della gara di Primiero, ad attirarmi fu anzitutto la collocazione geografica: da queste parti avevo passato uno splendido agosto 2011, oltre tutto correndo varie gare del circuito del Primiero (un paio di 10 km competitivi, e un km verticale partito proprio dalla Pieve di Fiera di Primiero, cioè a 300 metri dall’arrivo della maratona odierna).
Dunque mi sono iscritto, e non me ne sono pentito, come suppongo sia capitato agli altri colleghi di Club incontrati sulla linea di partenza (primo di tutti, Raffaele Carli; poi Hartmann Stampfer, che a una “numero 1” non può mancare; poi Adriano Boldrin con Flavio Zagallo, e la “dissidente” Alessandra Bertazzo – mi scusino altri se non li ho riconosciuti).
Definita eco-maratona, dunque non un vero e proprio trail malgrado gli oltre 31 km su sterrato, ma per stradine o sentieri non pericolosi, da affrontare ‘quasi’ con normali scarpette da asfalto, un po’ scolpite si capisce. Un piccolo rebus è il dislivello, dichiarato dall’organizzazione in +1242 e -1543 metri, ma per il mio Garmin sarebbero 1463 metri in salita e 1785 in discesa.
Il giro è bellissimo, degno dei luoghi, e scelto personalmente, in memoria delle sue vacanze, da Piero Rosa Salva, patron della maratona di Venezia e presente alla partenza (dove me l’ha fatto conoscere el vecio so amigo Boldrin, che come suo solito anticipava il suo probabile ritiro causa il ginocchio malandato: ma i marò non si fermano mai, e infatti Adriano arriverà largamente sotto il tempo massimo).
Si parte da villa Welsperg, a 1030 metri, dove siamo trasportati da una sfilza impressionante di pullman in partenza dalla stazione bus di Fiera (che però ci lasciano l’onore di scaricarci e farci camminare per 1 km fino allo striscione del via). Bel solicello, buona disponibilità di servizi igienici (inclusi quelli, fissi ma non segnalati, una cinquantina di metri oltre il fiume); c’è tempo più di un’ora per parlarci degli affari nostri e del Club, ed a scaldare gli animi basta citare la maratona numero 0, che tutti sostengono di non aver voluto, eppure è lì nelle classifiche, forse per opera dello Spirito Santo…
Inno di Mameli, e poi via in perfetto orario, e in una sorta di corsa ad inseguimento di quelli della 26 km che partono un’ora dopo da S. Martino, appunto 16 km più in là. I primi 6,5 km sono su stradina asfaltata in moderata pendenza, fino al Maso Tais, quasi sul crinale con stupenda visione sulla valle del Primiero. Qui faccio una cosa che ai tempi antichi vedevo da Govi, e ora da Mariolino o Hartmann o Paolo Gino, ma avevo sempre respinto come aberrante: mi fermo, estraggo il telefonino e fotografo il panorama. Lo farò ancora altre volte, tanto che il Garmin alla fine avviserà che al mio tempo di corsa vanno detratti oltre 5 minuti per soste. Pazienza, dalla classifica desumo che ciò mi è costato la perdita di ben 7 posizioni…
Il giro continua, su stradina bianca poi su sentiero facile, con altezza massima di 1620 m al km 10,600, e un paio di discesine con guado, in corrispondenza del Sass Maor e dell’attacco del sentiero per il Velo della Madonna. Qui c’è un po’ di tappo, e due addetti ci prendono persino la mano a evitare scivolate degne di podisti urbani…
Poi al km 15 il nuovo, atteso spettacolo: si esce dal bosco presso la Malga Val di Roda, in mezzo a un pascolo pieno di mucche pezzate, e sotto sta San Martino di Castrozza, con un ristoro includente calici di vino bianco (stavolta, memore dell’Alsace, ne bevo subito uno, che però resterà l’unico offerto in tutta la giornata). Due km di asfalto per traversare la cittadina, e via di nuovo in salita sul versante opposto, per stradina e poi sentiero che segue dall’alto il declivio della valle, con le Pale di San Martino in cima, e l’apparizione mirabile, dalla Forcella Calaita al km 24,700, dell’omonimo Lago. Mi ha raggiunto Hartmann, che prima mi rimprovera per aver consultato il cronometro (entschuldigung, achtete ich nur an die Kilomèter und die Pulsschläge, nicht an die Zeit!); poi con una sua tecnica particolare, continuando a correre, mi invita a sorridere e mi scatta foto. Approfitto per chiedergli come si fa a scaricare le sue cronache, che non appaiono a prima vista sul sito a differenza delle foto: mi spiega il trucco, e infatti sono ancora qui tre giorni dopo, che pur avendo tentato una decina di volte il download, riesco a leggere solo il titolo con la sottile figura retorica della paronomasia: “Zum Jubliläum eine Premiere in Primiero [veramente sarebbe “Jubiläum”, come scrive un altro titolino: “was kann es Besseres geben für ein Jubiläum?”].
Hartmann se ne va (“du bist stärker”, gli dico; “nein – è la risposta – bin ich nur jünger!”), e mi prenderà dieci minuti al traguardo.
Carli e Zagallo chi li ha mai visti? (mi precederanno di 47 e 40 minuti; e a Zagallo, comodamente seduto al bar, lascerò il cellulare per fotografarmi al traguardo). Anche Alessandra Bertazzo arriva poco dietro Carli, e in assenza dei Grandi Capi mi resta solo Adriano cui contendere la maglia nera.
Come previsto, dopo 4 ore e 30 si scatena un temporalino, che dura in tutto un’ora, e sotto del quale raggiungo al km -7 Daniela Gianaroli (al suo 19) che sta infilandosi l’impermeabile; cosa che io non faccio confidando nel bosco che in effetti ci copre quasi ovunque. Dopo il passo Gobbera, ultima asperità del tracciato a 1600 metri dopo 30 km, appaiono i paesi del fondo valle, Mezzano, Transacqua, Pieve e Fiera, ma si continua a correre su sterrato, addirittura fino a 600 metri dal traguardo, posto nel centro di Fiera. In totale il mio Gps dà 41,900, e posso certamente ammettere che sotto il bosco e tra le nuvole si sia perso qualcosa.
Perfetta la logistica d’arrivo, con ristoro, medaglia di legno a forma di freccia, telo termico, riconsegna bagagli nella piazzetta attigua, e docce davvero calde (più che in Alsazia, dove peraltro andavano benino).
Nel palasport di fronte segue un pasta-party da ricchi (polenta, formaggio, salsiccia, contorno, dolce, acqua e birra), che già si aggiunge a un discreto pacco-gara alimentare (più maglietta tecnica). Mentre sto mangiando arriva la chiamata dello speaker: secondo classificato di categoria! (vi lascio immaginare quale), ciò che rinverdisce i lontanissimi ricordi di altri premi simili, a Tolentino e Plitvice negli anni Novanta. Più veritiero il piazzamento complessivo, 345° su 452 (Zagallo è 200°, Carli 229° e via scorrendo); a occhio i partenti mi erano parsi molto di più di 450-500, ma chissà.
Il premio di categoria consiste, oltre che in un trofeo di legno col logo solito delle Pale di S. Martino, in una busta misteriosa. Ehi, la denuncia dei redditi l’ho fatta ieri! No, nessun pericolo di essere un evasore di redditi occasionali da lavoro autonomo (peraltro, qui siamo in Trentino dove le tasse se le tengono loro, mica le danno a Roma lad**): contiene l’iscrizione gratuita all’edizione 2017. Se sarò ancora vivo, i Consoci mi rivedranno qui.
Clicca qui per le foto (di Hartmann Stampfer)
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Adriano Boldrin e Piero Rosa Salva, patron della maratona di Venezia

Lago Calaita apparso al km 25


Daniela Gianaroli raggiunta a 7 km dall’arrivo (al suo 19°)

Inizia l’ultima discesa su Primiero



