Ho ripreso pari pari la descrizione dell’evento fatta dall’organizzazione “TRIANGOLO SPORT, LANGHE MONFERRATO”, perché meglio non avrei potuto descrivere il luogo dove ho trascorso, insieme a Guerrieri, Ciampi e Piazza, la giornata del 2 Giugno. E’ stata un’emozione continua durata sette ore, attraverso 13 comuni, raggiungendo numerosi castelli, adagiati sulle colline circostanti.
Massimo Casagrande e i suoi collaboratori hanno fatto tutto al meglio. Niente è stato lasciato al caso, compresa la cartina del percorso, con tutte le notizie chilometro per chilometro, numeri di telefono, da portarsi obbligatoriamente dietro. I ristori ben posizionati, con liquidi e solidi di qualità e la grande cortesia dei volontari, che tanta energia procura, nei momenti di maggior difficoltà. Il pasta party finale è stato l’apoteosi. In un bel prato, tante panchine e tavoloni stracolmi di ogni ben di dio. Bavette al sugo di rara qualità, birra alla spina a fiumi, vino rosso in calici di vetro di Docetto d’Alba (il Barolo e il Barbaresco lo avevamo avuto in confezione come parte del pacco gara), macedonia, caffè e tanta allegria e compartecipazione generale.
Che dire della gara a livello personale? Per me sono esperienze nuove, dettate dall’esigenza di non dover disperdere neppure una domenica per sperar di arrivare alle fatidiche 500 gare, prima della maratona di Gran Canaria, a Gennaio 2015, luogo dove concluderò la mia personale carriera sportiva, non spedendo più la lista delle mie gare, che andrò a fare in seguito, a “Mariolino Liccardi” e al Club. “MILLE E NON PIU’ MILLE”, scusate, volevo dire: “500 e non più 500”, a meno che non venga l’Apolcalisse, che con dragoni, serpenti di Satana e Angeli decidano, questa volta, di decretare la fine del mondo, a causa della mia decisione. Non è successo 1000 anni orsono, non credo che lo facciano neppure questa volta, quindi, state tranquilli, comprate i Bot (io non starei proprio tranquillo!) oppure, in alternativa, fate più iscrizioni possibili alle maratone, al primo cancello di tariffa, senza patemi d’animo.
Chiuso questo monologo, testamento incluso e ritornando alla gara, ho avuto delle buone sensazioni, quando, vicino a metà gara, ho raggiunto il famoso “Camoscio del Monviso”, alias Luciano Piazza, reduce appena 12 ore prima dall’aver concluso felicemente un’altro trail impegnativo in Liguria.
Mentre lo affiancavo, mi è venuto spontaneo il ricordo di una famosa canzone di Nicola di Bari: “Ho preso la chitarra e canto per teeeeee!”. Io, in corsa, l’ho modificata così: “HO PRESO IL CAMOSCIO, LO VEDO UN POCO MOSCIO, HO PRESO IL CAMOSCIO, HO PRESO IL CAMOSCIO! LA LA LA LA LA LA”. Provate a intonare, sia l’originale sia la modifica, vedrete, vi verrà benino, e poi un sorriso allunga la vita. Ritornando alla corsa, non l’avessi mai fatto, da camoscio è si è trasformato in ippocampo ed è volato via, raggiungendo pure Guerrieri e, per poco, anche Ciampi. E’ proprio vero, come dice il nostro bravo dott. Rizzitelli Michele: “La stanchezza e i piccoli traumi si guariscono rilavorandoci sopra!”. Questa è una grande verità!
A un certo punto, ho sbagliato strada, non vedevo più le indicazioni, può succedere per la stanchezza. Mi sono trovato in cima a un dosso, dove c’erano tre bivi. Fortunatamente, è passata una solitaria moto da cross e al pilota ho chiesto se, gentilmente, faceva qualche decina di metri a destra e a manca per vedere se c’erano segnalazioni. Gentilmente, mi ha esaudito, fumata nera, l’ho ringraziato e se n’è andato. In quel momento altri 4 “desperacidos” mi hanno raggiunto (io avrei avuto un buon quarto d’ora di vantaggio, (eh! eh!), ma lasciamo perdere! A quanto pare, pure loro avrebbero avuto la vista nebulosa. Che facciamo! A questo punto è venuto fuori il “TOSCO PRATESE” che, presa la situazione in pugno, (per meglio dire, presa la cartina del percorso con i numeri telefonici), ha chiamato Massimo spiegandogli il problema. Lui voleva sapere a quale chilometro fossimo per localizzare la zona, e mi dice: “Sei col GPS?” Lipperlì, io, preso dall’ emozione e non portando mai l’orologio durante le centinaia di maratone fatte, gli ho risposto a braccio e ignorantemente: “Massimo, sono venuto con la Punto di Guerrieri, non so se era a gas o benzina!”.
Uno dei “malcapitati” che erano con me, ha capito l’errore ed, essendo provvisto di tale apparecchio, ha gridato: “27 km, proprio ora!”. Chiarito il tutto e verificato il tragitto, ci ha fatto scendere di circa 300 m, dove finalmente abbiamo ripreso la via maestra.Da allora, tutto è andato a gonfie vele, compreso il duello con un piemontese tutto muscoli e nervi, senza un etto di grasso (capito? Carlo Zampini!), che negli ultimi chilometri mi superava in discesa con “nonchalance” ed io allo stesso modo lo risuperavo in salita. Ebbene, volete sapere com’è andato a finire il duello? All’ ultimo chilometro, gli ho offerto la possibilità di tagliare il traguardo insieme; lui ha accettato subito, anche perché, negli ultimi 300 m, c’erano scalini a non finire e una ripida salita (i Piemontesi, regno di Savoia, non “ci hanno mica scritto in faccia: JO CONDOR!”).
Il viaggio di ritorno è stato tranquillo fino a Viareggio, dove la compagnia si è divisa, loro verso Pisa ed io verso Prato: erano le 20:00. Ero partito la notte prima dalla mia città all’una di notte, aspettando gli altri con il borsone a tracolla sulla rotonda che immette in autostrada. Ore di sonno… sorvoliamo! Ad Antonella, che mi aspettava (trepidante! Si fa per dire!), ho detto telefonicamente: sono le otto, alle nove sono a casa (fra l’altro mi aspettava una pizza meravigliosa, casereccia con il massimo degli ingredienti e nuovamente birra a sfare). Ebbene, da Migliarino a Lucca, per appena 15 chilometri, un’ora di fila, e un’altra ora abbondante per il proseguo. Alla faccia della crisi!
Concludendo, la sorpresa della medaglia all’arrivo è stata la ciliegina sulla torta per me che non ho la mania dei diplomi, ma pettorale e, appunto, medaglia sono la registrazione e, quindi, il ricordo indelebile delle personali sfide con me stesso. Se poi dove partecipi, alimentano ancora di più tale ricordo, (vedi pure l’Ultratrail dell’Elba, di qualche settimana fa), allora ne è valsa veramente la pena.




