Dapprima si è proceduto su di un piccolo sentiero scavato nella strada carraia, così stretto ed a volte sconnesso che risultava difficoltoso avanzare ed in larghi tratti è stato necessario spostarsi nelle zone d’erba.
Le saline, a fianco delle quali correvamo, si mostravano come grandi vasche piene d’acqua, non essendosi ancora cristallizzato il sale, a causa delle temperature troppo basse; sullo sfondo, facevano capolino alcuni esemplari di airone e di fenicottero dallo sguardo vigile.
In mezzo a terreni coltivati ed a vigne e costeggiando i confini del parco del Delta del Po, ci sentivamo parte integrante della natura stessa.
La deliziosa visione, alla nostra destra, di un campo di papaveri rievocava un intenso colpo d’occhio, originato dalle macchie di colore, del tutto simili ad una tela realizzata da un pittore impressionista.
Costeggiando i canali, il nostro sguardo rimaneva incantato dinnanzi ad una lunga fila di palafitte, su ciascuna delle quali era sospesa una grande rete da pesca.
In prossimità della pineta, il sentiero si trasformava in una larga strada sterrata, piacevole da attraversare perché resa morbida dalle abbondanti, ma ben assorbite, piogge dei giorni precedenti, e fresca, essendo l’unico tratto di percorso non esposto direttamente al sole.
Dopo una brevissima rampa, verso il 30° km, ci ha sorpreso la spiaggia, ampia e senza confini, sulla quale abbiamo corso per pochi metri, ed alle sue spalle il mare, esteso e di un blu intenso, solcato dalla foce del fiume Savio.
Questo ambiente all’apparenza spontaneo, giusto teatro per una ecomaratona, è in realtà ampiamente sfruttato dagli abitanti del luogo che, facendo tesoro di antiche tradizioni marinare e contadine, traggono i loro maggiori profitti proprio dalle risorse del territorio.
Correndo, siamo stati beneficiari di affascinanti scenari ed i nostri polmoni hanno tratto ossigeno dalle innumerevoli piante e dallo iodio emanato dalle vicinissime saline.
Purtroppo alcune pecche organizzative, attribuibili al fatto di essere alla prima edizione, hanno un po’ inquinato la buona riuscita della manifestazione. Prima fra tutte, la questione dei ristori: innanzitutto, pochi rispetto alle altre maratone; inoltre gli addetti agli stessi, sentendosi oltremodo investiti dell’arduo compito di trasmetterci educazione e rispetto per l’ambiente ed ossessivamente timorosi che i bicchierini potessero venire abbandonati lungo il percorso, li elargivano con la massima ponderazione; il ristoro finale, infine, presentava pacchetti di biscotti di dubbia scadenza.
Altra nota dolente sono state le docce, quasi impraticabili in quanto gelide.
Il percorso, quasi ovunque ben segnalato, recava invece una grossa lacuna attorno al chilometro 39, a causa della presenza di un bivio privo di indicazioni e di personale, che ha fuorviato dal tracciato di gara parecchi maratoneti. Va evidenziato inoltre, poiché pericoloso, un cavo d’acciaio totalmente invisibile presente sul sentiero, in corrispondenza del 10° km circa, che ha provocato almeno una caduta, fortunatamente senza gravi conseguenze.
Azzeccate le scelte del pacco gara, della medaglia in ceramica e dei premi di categoria.
Clicca qui per le foto (di Hartmann Stampfer)








