Ho arguito che non aveva avuto bisogno di dormire, ed ora era pronto per la prima edizione della Lavello Marathon.
In nove si sono nuovamente presentati sulla pista ciclabile della Zona 167 della cittadina lucana, evidentemente, quelli insoddisfatti delle poche energie spese nell’ultramaratona di sabato , 6 settembre.
Al colpo di pistola di Felice Russo, si disperdono sul percorso, mentre Massimo Faleo si assume il compito di giudice di gara e rilevatore cronometrico. Sono quaranta i giri da compiere. Parto per ultimo camminando lentamente, per potere fotografare ogni partecipante nella dinamica della loro corsa nel momento in cui mi doppiano.
A differenza del giorno precedente, le condizioni meteo permettono un’ampia visibilità della vallata circostante. Finalmente, vedo da vicino il Monte Vulture, signore assoluto del territorio dall’alto dei suoi 1.300 m, la cui mole conica di vulcano spento vedo da lontano levarsi verso il cielo durante i miei allenamenti lungo il mare. Aggrappato ad un’alta montagna, scorgo il profilo a tronco di cono di un paese: credo debba essere Sant’Agata di Puglia, il balcone della Puglia, dove Massimo Faleo organizza durissime gare. E poi un’infinità di pale eoliche a deturpare il paesaggio, accettate sul loro territorio da comuni che, con gli incentivi, cercano di poter raddrizzare il magro bilancio, con buona pace degli ecologisti ad oltranza, che poi per gli usi personali non disdegnano gli agi e le comodità della tecnologia moderna.
Finalmente, dopo due ore, anche Paolo Gino e Carla Gavazzeni mi doppiano, e completo le foto di tutti i partecipanti. Ho percorso soltanto otto giri! Ripongo la macchina fotografica nello zaino, e comincio la mia corsa.
Sono monotone le gare in pista, e allora metto in moto la fantasia per rendere la corsa più accettabile dalla mente. La forma ellittica del tracciato mi ricorda lo stadio di Domiziano, ora trasformato in Piazza Navona, e mi illudo di correre in esso!
Intanto, ho annullato il giro di svantaggio su Paolo Gino (6:47:11) e Carla Gavazzeni (6:47:11). Poi mi pongo come obiettivo di recuperare i due giri di svantaggio su Angela Gargano (6:34:50) e Aldo Gallo (6:47:11). Sono in piena azione, quando vedo un’anziana signora cadere. E’ fin troppo facile la diagnosi: frattura di Colles del polso sinistro. La riduco e mantengo i frammenti in asse fino all’arrivo dell’autoambulanza. Riprendo a correre e raggiungo Vito Piero Ancora (6:07:45), mentre Francesco Capecci (5:17:20) è troppo avanti per poter essere superato. Completo i miei quaranta giri in 5:46:52. Da un pezzo hanno tagliato il traguardo Giambattista Genco, vincitore in 4:14:01, e Michele Calabrese, secondo con 4:32:52. Sara e Giusy distribuiscono baci, abbracci e medaglie agli arrivati.
Anche Felice Russo porta a termine la sua maratona lavorativa. Ha cominciato di primo mattino a rimuovere cartelloni pubblicitari, a sgonfiare archi e a raccogliere bicchieri, terminando al momento del pasta party.
Nel frattempo, Giusy Romanazzi e Giambattista Genco hanno preparato nel loro immenso camper la crudaiola con mozzarella di bufala, che il piemontese Paolo trova superlativa. Tra un bicchiere di vino e l’altro, vengono premiati i vincitori, Giambattista Genco e Angela Gargano.
Prima di congedarci, Felice ci conduce nel garage della sua abitazione, posto a pochi passi, ricolmo di ogni ben di dio, riempiendoci di frutta, mozzarella e caciocavallo.
Infilo la SS93, che porta diritto verso il mare, e in poco tempo sono a casa.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)




