1^ Maratona delle Cattedrali – 21/12/2014. Seguendo la flotta

foto 2Delle cento di quest’anno, nessuna maratona è stata tanto scenografica e intimamente travolgente. Luce di mare, profumi di sale, schiuma e pesci freschi. Vecchi porti, anfratti, spiagge solitarie. Una scoperta dietro, l’altra tipica di chi naviga. Avvistamenti, felici approdi si sono susseguiti in un crescendo mozzafiato.

All’ultima salita a Giovinazzo, un timone piantato in mezzo al marciapiede ha dato suggello a questo sposalizio tra la corsa e la navigazione. Tante le cose in comune. L’arte del correre e del navigare che si acquisiscono con l’esperienza attraverso l’osservazione della natura che circonda il runner e il marinaio. Si è soli in mezzo alla strada e al mare. Soli con se stessi e le proprie capacità di sopravvivenza. Bisogna ascoltare tutti i segnali che ci circondano per fiutare il pericolo ed arrivare al traguardo o in porto. Quando è notte occorre alzare gli occhi al cielo. Leggere La luna che, a seconda della posizione del suo quarto, in orizzontale o in verticale, che annuncia cattivo o buon tempo. Sapere interpretare un passo dopo l’altro i colori del nostro satellite in cielo: rossastro che annuncia vento, ceruleo la pioggia, lucente la buona corsa.

Poi di giorno occorre il sole, che con il suo luccichio annuncia vento, o quando è pallido la pioggia.

foto 3L’aria, le nuvole e il mare, con i loro colori, forniscono più informazioni che un bollettino ai naviganti. Ad esempio, da queste parti per sapere il meteo, i nostri marinai guardano il Gargano: di lì si preannunciano le bufere ed i forti venti di tramontana o il bel tempo. Cosa che ho imparato bene a mie spese.

Correndo verso sud dopo Trani, un bel sole primaverile mi abbagliava. Repente al 15 esimo chilometro mi spoglio di kway, braghe lunghe, guanti, maglia termica e cuffia natalizia. Corro libero e felice seguendo la flotta capitanata da Mariolino ed ufficiale di rotta, il cantastorie indigeno Massimo Faleo. Ma, ahimè, alla prima curva mi volto verso il Gargano: una cupissima nuvolaglia annuncia che presto la procella mi travolgerà. E così è stato fino oltre la mezza costringendomi a riparar nel porto di Bisceglie….

Poi i gabbiani hanno ripreso a volare e le cattedrali a sfilare. Il sole ha asciugato le nostre maglie al vento. Ci siam persi e ritrovati negli sfiziosi labirinti di Molfetta e nel delizioso dedalo di Giovinazzo. Il nostro equipaggio, come una vecchia barca, è arrivato stanco. Una barca più coraggiosa e forte, traboccante di gioia e di sole. Una barca che ha condiviso dei chilometri meravigliosi “spiegando le ali giganti con un cuore a misura di Oceano”.

foto 4Conosco delle barche

che tornano sempre quando hanno navigato.

Fino al loro ultimo giorno,

e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti

perché hanno un cuore a misura di oceano.

Conosco delle barche

che restano nel porto per paura

che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto

per non aver mai rischiato una vela fuori.

foto 5Conosco delle barche che si dimenticano di partire,

hanno paura del mare a furia di invecchiare

e le onde non le hanno mai portate altrove,

il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate

che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare

per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo

ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’

sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

foto 6Conosco delle barche

che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,

ogni giorno della loro vita

e che non hanno paura a volte di lanciarsi

fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche

che tornano in porto lacerate dappertutto,

ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole

perché hanno condiviso anni meravigliosi.

foto 7Conosco delle barche

che tornano sempre quando hanno navigato.

Fino al loro ultimo giorno,

e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti

perché hanno un cuore a misura di oceano.

JACQUES BREL – Conosco delle barche

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