1^ TerrediSiena Ultramarathon – 01/03/2015. Viaggio divino e terrestre.

Foto 2I volontari mi hanno accompagnato entrando in Porta Camollia per gli ultimi tre chilometri. Sopra la porta c’è scritto “Cor magis tibi Sena pandit: “Siena ti apre un cuore più grande”. Magie e sensazioni attraverso i luoghi e i tempi delle contrade. Loro mi hanno aiutato a scoprire riti e ritmi, sentimenti e volti della contrada. Con le loro biciclette mi hanno atteso in silenzio ad ogni curva mentre io guardavo Siena con gli occhi di un bambino, fin giù in via del Paradiso. Poi l’ultima curva e la infinita Piazza del Campo che esplode.

SIENA – PRIMAVERA di Mario Luzi

Come splende Siena, come sfavilla,

come parata a festa si dichiara

fiera di sé, fedele

alla sua gloriosa guerra

non ancora furibonda

non ancora tripudiante.

Per ore le percorre

la lunga tortuosa schiena

solo un brivido. Che brivido però!

Impavido il MONTONE

infuoca i suoi vessilli,

intona le sue tube

foto 3prima, prima contrada. Siena

così alla sua primavera si risveglia.

Di quante mute e fragorose risse

di uomini e bandiere, di che sfide,

brighe, intese si ravviva

la sua invitta ed armoniosa piena!

Il mio percorso delle TerrediSiena Ultramarathon era nato quasi due giorni prima, in modo molto personale non partendo da San Giminiano, ma da qui dalla Biblioteca Comunale degli Intronati visitando la mostra: “Mario Luzi – Un segno indelebile – Presenze e incontri in terra di Siena”. Una presenza familiare per me poiché su di lui mio figlio ha fatto una tesi di laurea e spesso di questo autore ritrovo libri in auto o su qualche ripiano in mezzo ai prediletti. La mostra è un tuffo nella sua vita senese con rarità bibliografiche, manoscritti, video, lettere, foto. Prime edizioni di libri. Pagine autografe de “La Barca”, scambi epistolari, esemplari con dediche, saggi, versi inediti, notazioni. Foto delle sue case. Corrispondenze ocra o bianco e nero tra il poeta e le terre senesi, ma anche con suoi amici, come Alessandro Parronchi e Franco Fortini.

foto 4Ho poi varcato le porte della Basilica di Santa Caterina dove si è svolta la vita della Santa. Immensa e spoglia poiché i Domenicani, ordine di predicatori, non vogliono panche e sedie al centro, con la macabra reliquia della testa della Santa. Vicino c’è anche il Santuario e la casa della Santa protettrice degli Italiani. L’Expo della corsa è allestito nello Spedale di Siena. E’ uno dei più antichi Ospedali della Storia, famoso nel medioevo perché qui trovavano ricovero i viandanti che percorrevano la via Francigena verso Roma, Canterbury, Santiago di Compostela o addirittura Gerusalemme. E curioso è che è stato un vero ospedale fino al 1998, poi trasformato in Museo Archeologico, sede di importanti mostre. I pettorali ce li han consegnati nella sala dell’infermeria o “pellegrinaio”, decorata da un ciclo di affreschi dedicato alla storia dell’ospedale, eseguiti in maggior parte da Domenico di Bartolo fra il 1440 ed il 1443. E’ stato proprio qui che ho incontrato Michele, Angela e Laura che, pur essendo Senese di adozione, ci accompagnerà alla scoperta della sua splendida città.

Tappe d’obbligo l’adiacente complesso del Duomo di Siena con la Cattedrale, la Cripta, il Battistero e soprattutto il Museo dell’Opera inseriti nella stessa ampia mole costituita dal “Duomo Vecchio” e dal “Duomo Nuovo”. Incredibile l’incontro con la magnifica pala d’altare con la Maestà di Duccio di Buoninsegna, vero incanto di tutta la collezione, capolavoro assoluto dell’arte pittorica italiana del primo Trecento. Il dipinto, realizzato dal maestro tra il 1308 e il 1311, era visibile da entrambi i lati e risulta una delle più vaste imprese artistiche di tutti i tempi, considerando che oltre quaranta figure sono rappresentate nella faccia anteriore e quasi ottanta sono presenti nelle storie del retro, delle predelle e dei coronamenti. La visita si conclude salendo alla terrazza panoramica del Facciatone, la facciata inconclusa del Duomo dove si sale altissimi e ci si ti trova di fronte alla più affascinante e indimenticabile veduta della Città e della campagna toscana. Praticamente si domina anche la Piazza del Campo e la Torre del Mangia.

foto 5Proprio nella famosa piazza del Campo, nel Palazzo Pubblico da dove spunta la torre del Mangia, c’è Il Museo Civico. Qui dalla prima metà del XIV erano ospitati i Nove Signori che governavano la Repubblica di Siena e c’è il meglio di Simone Martini: nella sala del mappamondo La Maestà del 1315, e soprattutto il Guidoriccio da Fogliano a cavallo del 1328, che tutti ci ricordiamo sui libri di scuola. Nella Sala dei Nove c’è il ciclo del Buon Governo (1339-39) di Ambrogio Lorenzetti in cui gli affreschi mostrano in modo didascalico gli effetti della buona e cattiva politica, posti a monito etico e politico per il Governo Dei Nove. Nelle meno famose sale del Risorgimento, un particolare affresco mi colpisce: quello di Pietro Aldi, di Manciano, affermatosi come pittore di storia nonostante fosse morto in giovane età. Il dipinto raffigura “L’incontro tra Vittorio Emanuele II e il Generale Radetsky a Vignale” per la firma dell’armistizio che poneva termine alla prima guerra di indipendenza italiana. Il caso vuole che la mia scuola elementare durante la mia infanzia fosse proprio a Vignale, una frazione di Novara confinante con questo cascinale dove fu firmato l’armistizio dopo la sconfitta di Novara del 23 Marzo 1849. Tante volte da bambino vedevo questo affresco raffigurato in una foto sbiadita all’ingresso della scuola e immaginavo tutto quel che era successo lì di fronte cent’anni prima. Un tuffo al cuore mi ha preso a rivedere il dipinto e dal vero. Una bella casualità che aspettavo da 50 anni e che mi ha riportato a quei momenti dell’infanzia: grazie, Laura, di avercelo fatto scoprire!

La serata mi ha poi portato ad un concerto commovente e emozionante sempre all’interno del Palazzo Pubblico. Qui c’è il Teatro dei Rinnovati, una piccola bomboniera da 500 posti appena rinnovato, il cui foyer è stato violato come deposito borse per la gara della domenica. Di scena il più grande violinista Italiano Uto Ughi. Purtroppo pochi i presenti, solo un centinaio di persone in sala. Nonostante ciò il grande interprete ha dato il massimo ricordandosi di aver debuttato su questo stesso palco quando era un bambino di 10 anni. Commosso, ha rammentato quanto fosse grato al Conte Chigi per aver studiato per otto anni presso l’Accademia Chigiana di Siena con Riccardo Brengola, incontrando nel ricco ambiente culturale senese Andrés Segovia e Pablo Casals. Alla fine gran male alle mani per gli applausi.

foto 6L’alba mi aspetta a San Gimignano. La nebbia, levandosi, scopre piano i colli come dei vecchi fantasmi dell’anima. Dà la speranza che il sole accompagni il nostro cammino. 50 km di via Francigena sono un piccolo cammino di redenzione che unisce le due città patrimonio dell’Unesco: San Gimignano e Siena. Rimpiango le luci forti dell’anno passato in cui il cielo era blu come un dipinto di Simone Martini. Correre per la seconda volta dà meno sorpresa e più monotonia. Se poi si mette pure a piovere, tutto cambia in grigio. I borghi medievali diventano vecchi dipinti smunti. Allora, quando tutti mi hanno abbandonato al mio destino di eterno ultimo, mi godo corricchiando gli ultimi venti chilometri. Idealizzo il cammino frammentandolo di mie recenti letture evocative. Soprattutto la visita di ieri alla mostra e al museo mi immergono nel “Il Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini” di Mario Luzi, dove il poeta immagina che il famoso pittore senese, poco prima di morire nel 1344, compia un estremo viaggio nella propria terra natale in compagnia della moglie Giovanna, del fratello Donato, della di lui sposa e di un giovane studente di teologia, testimone e cronista della “carovana”. Il rimpatrio di Simone Martini, gravato dal “verdetto” della morte, non è un viaggio turistico o una maratona nostalgica, ma un ultimo traguardo conoscitivo, un risalire insieme alle origini di se stessi e della propria arte. “La terra promessa è Siena, «matria» Maestà in trono di luce scolpito «tra natura e sogno». Siena il suo paesaggio e la sua arte, che è metafora del mondo, figura delle sue dolcezze e delle sue perdite, città di Dio e dell’uomo le cui fonti celebrano in acqua e in fuoco il rito della «creazione imperante»; Siena che è memoria degli incontri primigeni del poeta pellegrino, delle emozioni altrettanto indelebili della sua adolescenza“.

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