Tutti al seguito di una dottrina mirante al raggiungimento di una purificazione rituale, fisica e spirituale, e alla conquista della perfezione maratonica. Il salone del più grande e bel pasta party del mondo, la sera prima della Maratona del Beaujolais, è il tempio dove questi riti vengono celebrati. Il gota dei marathonier francesi è qui riuniuto al gran completo. Un tavolo intero. Una cinquantina di componenti del Club francese Courir le Monde. Da quel tavolo scaturisce tutta la loro grande verità. A morte tutti gli atti di rinuncia, penitenza, mortificazione e austerità. Sulla ghigliottina i digiuni, astinenza da cibi e bevande, veglie, flagellazioni, cilici, tabelle, lunghi, corti e allenamenti. Basta con la separazione assoluta dal mondo mediante l’allontanamento da esso e prescrizioni particolari silenzio, solitudine, cuffiette, tutine anonime, contrizione e stritolamento del fisico, mirante a eliminare dal runner il male e il peccato originale che sia lentezza, sovrappeso, pigrizia o mancanza di agonismo. Il percorso di ascesi che si compie invece tramite la dottrina francese, fa invece riferimento più particolare all’aspetto “positivo” dell’acquisto della perfezione e felicità attraverso la smoderata azione di travestimento e condivisione dei momenti più belli cercando di correre insieme. Forse questa rinuncia all’agonismo puro può essere interpretata come un adagiarsi. Da queste parti al contrario è vista come un’azione interiore di sacrificio volta a mettere da parte le virtù velocistiche. E’ visto come esercizio di umiltà e preghiera corale per la buona riuscita di una gara. Potremmo chiamarla un’orazione collettiva.
Così noi poveri mortali ci siamo affidati al nostro Guru de la Palud. Attraverso l’effluvio di Beaujolais Noveau, ci ha condotto verso delle vette eccelse, non solo dionisiache. Il nostro direttore spirituale, in un certo senso, ci ha staccato dal mondo per opera della sua ormai decennale esperienza, con tanta energia positiva che l’ha trasmessa a tutti. Lo slogan dell’evento è “maratona senza moderazione”.
Se smoderato vuole lasciarsi andare per poi ritrovarsi, questo è il posto giusto. Si comincia la sera prima con il più bel Pasta Party del mondo. Ne ho visti tanti, ma come del Beaujolais, qui a Villefranche su Saone, non ce n’è. Se si beve un pò e ci si fa coinvolgere, lo spettacolo è assicurato e si passa una serata fantastica. Balli, canti trenini, gente che salta sui tavoli e chi più ne ha più metta.
Canti e balli. Vino a fiumi. Allegria. Chi salta sui tavoli. Chi fa cori da stadio. Chi canta vecchie canzoni francesi. Chi scoppia in lacrime. La marsigliese. Charles Trenèt. Poi Rock in crescendo fino a Highway to the Hell degli AC DC. Ce n’è per tutti i gusti… Noi Italiani abbiam tenuta alta la bandiera abbiam lasciato per ultimissimi e in piedi il salone.
L’articolo continua con la descrizione didascalica dell’anno scorso, nulla è cambiato tranne l’arrivo con ben due chilometri di transenne in pieno centro con un tifo che faceva impallidire Central Park.
“Storia millenaria della viticultura e tradizioni popolari si sono legate da dieci anni ad una manifestazione così diversa ed astemia come la Maratona. Il mito del Beaujolais Nouveau, alimentato da imponenti campagne di advertising, è da tempo arrivato anche nei nostri ristoranti, oltrepassando le Alpi. Dalla mezzanotte dell’altro ieri e cioè il terzo mercoledì di novembre di ogni anno, il Beaujolais Nouveau viene spedito in tutto il mondo, con un rito ormai consolidato. Una data da segnare sul calendario per questi francesi come il Natale e il Ferragosto. E poi via a cinque giorni di festeggiamenti. Siamo a Villefranche sur Saône, 35.000 abitanti, nel dipartimento del Rodano, 100 km a nord di Lione, una delle capitali storiche della contea del Beaujolais. La Maratona arriverà qui dopo aver attraversato 11 villaggi, 19 ristori con vino novello e passaggi in castelli prestigiosi (Courcelles, Pizay, Ravatys …). La partenza avviene a Fleurie alle 10:30, l’arrivo appunto Villefranche sur Saône. Si va in bus a Fleurie.
Quest’anno fa un bel caldino, ho rispolverato il costume da Batman per l’occasione. Nel Palazzetto si entra a trovar ristoro. E chi esce più? Arrivano tutti. Ci si stringe e riscalda. Un pò di coffee or tea. Ma ecco che l’orda stinta ed anonima si cambia. Dai bozzoli escono mille colori. Idee e anime cambiano. Comincia una sfilata di costumi, così desueta per noi italiani. Si va da fiori e funghi, a tutti i tipi di animali contenuti nell’Arca, per passare agli Umani frutti della storia, generatori di sogni o di incubi. Dalle fiabe, ai fumetti. Dalla Tv al Cinema. Dal Menestrello alla Rockstar. Prevalgono i cavalieri e le dame. Tanti i Castelli che dovremo visitare. C’è una banda di 20 cavalieri con mago Merlino: Elvis, Blues Brothers, SuperMario, Catwoman, Batman, Hippies, Cavernicoli, Alieni, Suore, Preti, Santi e Diavolacci, Gesù Cristi e anime candide come io e Roberto un pò a disagio con la maglietta del nostro Club. E’ l’apoteosi collettiva del rito del mascheramento. La palestra sembra che sia teatro da molti secoli della magia di questo tempio dell‘eccessivo. Senza che nessuno dica niente qui ogni anno da tutte quelle borse, sgorga una forza rituale. Per una mezz’ora arriva al massimo splendore. Il trucco, il mascheramento, il cambiare sembiante o colore è un processo di trasformazione antropologica, cui trovo i transalpini molto avvezzi.
Km 0. E via. Sono le 10.30 . Si parte in discesa. I colori si muovono.
Km 4. Si arriva al Castello di Courcelles. Jean Cocteau avrebbe disegnato la rampa di scale del castello di Courcelles. In questo palazzo, Racine, La Fontaine e Dumas soggiornarono a lungo. Primi assaggi.
Km 10. Attraverso un bel vialone alberato, eccoci, forse, al posto più magico: il Château de Pizay. Ci accolgono magici giganteschi bossi potati a forme geometriche forse da giardinieri alieni, maestri dell’arte Topiaria. Qui bisogna fare attenzione. Si scendono delle scale ripide. Si entra nelle segrete del Castello. Meglio togliere gli occhiali e fotografare in fretta. Tutto si appanna subito. Anche noi, giù in fondo ci aspettano il Blanc de Blanc e il Nouveau. Poi un bel pezzo di formaggio e una banda che suona un walzerino. Fin dal Medioevo, i vini di Château de Pizay affascinarono gli amanti più esigenti del Beaujolais. Nel 1030, per la prima volta, il nome di Pizay apparve nelle carte dell’Abbazia di Cluny. Nel 1070, vi sono notizie di fortificazioni erette dai signori di Pizay. Nel XIV secolo, vi costruirono una torre e 100 stanze con l’aggiunta di un giardino. Nel castello vi è un albergo a 4 stelle con 64 camere, un ristorante da gourmet, posto ideale per scoprire il fascino dei piaceri del Beaujolais, anche per chi le gambe le usa solo per metterle sotto il tavolo. La proprietà si estende per 100 ettari intorno al castello, ove vi sono piantate 50 tipi di viti. Ma usciamo dai sotterranei, attenti alle scale buie, se ce la farete tornate alla maratona….
Km 14, Chateau de la Terrière. E’ stato costruito in Cercié, nel cuore del centro storico Beaujolais, nel 13° secolo. Di fronte al Mont Brouilly, il castello e le sue vigne si sviluppa verso sud su una collina di porfido, al contrario di altre Brouillys che si trovano su terreni più sabbiosi. Questo è ciò che dà a questo vino un carattere unico.
Dal 2003, Henry Plasse, il viticoltore e il suo enologo, Fréderic Maignet, sono riusciti a ottimizzare i vini attraverso un rigoroso controllo delle rese, un vecchio lavoro stile dei suoli e di un grande rinnovamento della cantina. Lo abbiamo assaggiato, non male…
Km 17. Dopo due colline, si arriva al Castello di Ravatys, ai piedi della famosa collina di Brouilly, acquistato da un ingegnere originario della Lorena, Auguste Solet, alla metà del XIX secolo, che aveva fatto fortuna in Algeria, dove aveva costruito i viadotti della linea ferroviaria Algeri-Costantine. Le sue mura divennero un ospedale militare, durante la guerra del 1914-1918, che ha ospitato 400 feriti. Il Castello di Ravatys venne donato all’Istituto Pasteur di Parigi nel 1937, con i suoi 30 ettari di vigneto. Nel 1990, il castello e l’Orangerie sono stati completamente ristrutturati per accogliere il pubblico: seminari nelle sale e nelle cantine; cene di gala, matrimoni, conferenze, mostre e concerti nell’orangerie; balli nel parco. Tutti i profitti derivanti dalla vendita dei vini e delle attività del castello vengono donati all’Istituto Pasteur per sostenere la ricerca.
Km 20, Chateau de la Brassee. Il Castello è stato costruito nel 1830 con le pietre della cava appena dietro le mura. Nel 1987 la signora Romany con il marito acquista il Castello ai piedi del Monte Brouilly. Sulla proprietà sono stati piantati 7 ettari di vigneto. Nel 2007 Thierry Chalon bisnipote della signora ROMANY, di ritorno dalle Indie Occidentali dove aveva vissuto, riprende la magica cultura del vino . Nel 2009 inizia a commercializzare alcuni bottiglie di vino proprio. Ottimo il loro Brouilly del 2009.
Km 22.5, Chateau de Sermezy. Il corpo principale del castello è stato costruito nel 1776. Seguì l’aggiunta di due padiglioni con archi e un giardino. Ristrutturato nel 1927-1929 per l’installazione di impianti moderni dall’architetto Augustin Chaumel che rifà anche l’interno combinando diversi stili (Luigi 15, Cibo, Art Deco, neo-gotico). Il parco inglese si trasformò allora in un giardino alla francese. Il castello è un esempio di architettura delle case di artigianato locale. Si insedia, dal 1979, la Casa Famiglia Rurale Beaujolais utilizzando il parco di 16 ettari, per fornire a tutti gli allievi un ambiente piacevole dotato tutti i comfort necessari per un soggiorno di qualità. Bellissimi i disegni lasciati nel parco dai bambini come piccoli messaggi a noi che correvamo. Unico ed indimenticabile il passaggio in mezzo alle paludi in fondo al parco.
Km 30, ARNAS. Ci si riunisce con quelli della mezza maratona, e ci partono sulle orecchie quelli della 12 km. Risultato: gran allegra compagnia che attraverso altre decine di “Raviteillment” e assaggi ci portano, dopo una lunga discesa, a 2 km dall’arrivo. Incontro Harry, presidente del CLM (Courir Le Monde) con tanto di corona e calice alzato, perchè non bere un altro CRU ?
Km 42.195, Villefranche sur Saone. Si passa attraverso la scuola militare e il mercato coperto. Novità dell’anno l’arrivo in pieno centro, davanti al municipio di Villefranche. Ci aspetta una bottiglia nouveau e la medaglia a forma di Tastevin, lo scodellino d’argento dei Somellier.
Km 43. Quando si ricomincia?
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


