Il gruppo di Courir le Monde occupa come tutti gli anni la rotonda davanti all’Expo della partenza, dando sfogo a canti e scenette per una buona mezz’ora prima della partenza.
Protagonista assoluto, quest’anno, “El Palmero” Olivier vestito da centenario che festeggia le 100 maratone. Lo si vede parecchio anche in Italia: era quello vestito da “re” a Calderara. Tutti i ruoli e i costumi sono molto raffinati e studiati a tavolino per mesi, nulla di improvvisato (guardate il video). Un tedesco, invece, per festeggiare le 100 maratone ha preso tutte le medaglie e le ha cucite su un giubbotto da 5 chili. Si è rivisto il mio amico de la Rochelle, Wall,y stavolta in dolce compagnia di una Wally. Gilbert, che si fa tutte le corse con la croce sulle spalle con una vera corona di spine e le prime volte fa impressione vederlo per quanto assomiglia a Gesù Cristo. Pierre, che invece si porta a spalla un megafono che tramette per 42 km marcette ed epiteti. E poi Puffi, Capitan America, Capitan Francia, Maryline, Miss Mondo, Api, Scarafaggi, Scheletri e Hawaiani. Gangster, Sceicchi, Mosè, Noè, Galline ed Uccellacci. Clown, Parrucconi, Paggi e Supermarii (Ferri in parvo).
Poi finalmente si corre tra i castelli fortificati che mettono in evidenza i contrafforti dei Vosgi, le casematte della Linea Maginot, le fortificazioni del Vauban dichiarate Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Siamo a Molsheim, 50 km da Strasburgo. E’ la 10^ edizione di questa ormai leggendaria corsa che conduce i corridori lungo la strada dei vini d’Alsazia, attraversando 17 paesi e i vigneti circostanti. Ogni due chilometri si mangia e si beve. Di certo ci son più rifornimenti di vino che di acqua. C’è anche un posto, al 28esimo chilometro, dove ho fatto una scorpacciata di ciliegie. Quindi niente coca e poca acqua. Sono ormai esperto, a forza di bere a questa maratona, su quali sono i prodotti gastronomici da abbinare ai vini alsaziani. Il Flammekueche, che è una pizza sottilissima con su solo un pò di formaggio e pancetta, si mangia con il Gewurztraminer, le confetture di ciliegie con il Pinot grigio, il tremendo cavolo fermentato choucroute con il Riesling, e la torta alsaziana kougelhof a forma di ciambella fatta di pasta lievitata con il Pinot bianco. I vini d’Alsazia provengono da sette vitigni principali: Sylvaner, Pinot bianco, Riesling, Moscato d’Alsazia, Tokay Pinot grigio, Gewurztraminer e Pinot nero.
Se vi capiterà mai di fare questa maraton,a uscite dall’autostrada e percorrete da sud a nord la Route des Vins. Grande meraviglia desta l’ingresso nella cosiddetta Vallée Noble, non tanto per la maestosità dei celebri vigneti che la coronano quanto perché qui, in maniera evidente, si celebra la simbiosi dell’uomo con il vino e perché è sempre qui che, per la prima volta, procedendo da Sud sulla Route, si ha la netta sensazione di come la vita comune di quella gente sia regolata dal vino, tanto sorprendente è la precisione con cui, lungo le strade di questi borghi, piccoli e discreti cartelli segnalatori ricordino al viandante cosa succede da quelle parti, attraverso un continuo rimando di nomi che si riferiscono ai piccoli e grandi vignerons del posto. Una mappa del gusto che è simile al percorso bellissimo della maratona. E’ interessante vedere che dietro ad ognuno di quei nomi ci stanno la vita e le speranze (anche economiche) di famiglie intere, e ci stanno una cantina, una sala da degustazione e la concreta possibilità di parlare direttamente con loro, i vignerons, dei vini e della terra d’Alsazia, tradizioni ed emozione. Scegliere le cantine da visitare è impresa ardua. C’è infatti un gran numero di piccoli e grandi vignerons dislocati lungo la Route des Vins (e non solo) che da Thann conduce fino a Marlenheim, su a Nord, per un percorso vitato impressionante di 170 km. Qui dicono che regna il terroir, che non è il terrore, ma il terreno. Il terreno appunto caratterizzato da un particolare connubio di acqua, sole, terra che elegge quelle strisce di vigna a regine del vino. Dicono anche in Alsazia che il microclima ha dello speciale: è assolutamente non piovoso per la protezione di una catena montuosa, i Vosgi che, da Ovest, non consentono l’influsso malevolo dei venti umidi. Un microclima soprattutto secco e caldo, con piovosità che nella zona di Colmar raggiungono addirittura il minimo per la Francia intera.
Oltre al vino, ci sono tantissime vestigie culturali e industriali nella zona. C’è Bugatti con la sua fabbrica, museo ed un hotel. Un paio di Bugatti d’epoca rombano intorno a Molsheim il giorno della gara. A Mulhouse c’è anche la Cité de l’Automobile. E’ la collezione Schlumil il più grande museo dedicato alle automobili del mondo. Lo spazio espositivo di 25.000 mq, ospita più di 400 modelli; tra i tanti si possono ammirare: la celebre Coupé Napoléon, diverse Bugatti, Ferrari, Rolls-Royce, Maserati, Mercedes…
C’è la Linea Maginot che si può visitare con un trenino che porta all’interno di una parte delle centinaia di km di gallerie.Si visita il forte di Schoenenbourg, che era considerato “indistruttibile” e questa convinzione si è dimostrata vera nel giugno del 1940, quando un diluvio di fuoco di 3.000 granate si abbatté su questo sito. Nonostante i colpi di mortaio e la furia dell’aviazione tedesca, la struttura resistette, consentendo ai soldati di reggere fino all’armistizio. La visita dei 3 km di gallerie a 30 m sotto terra consente di capire meglio come funzionasse il forte. Gli equipaggiamenti sono tipici della Linea Maginot, con le cucine, una centrale elettrica, un’infermeria, le caserme, ecc. I blocchi di combattimento, le torrette e il posto di comando distano 1 km dagli ingressi. In totale, il forte poteva accogliere fino a 650 uomini.
Poi ci sono un mucchio di piccoli interessanti musei. C’è il Musée du Papier Peint: museo unico al mondo, dedicato alla carta da parati, situato nei pressi di Mulhouse, ripercorre attraverso un vasta collezione composta da più di 130.000 esemplari di carta e da macchinari vari, la storia della carta da parati. Il Musée Les Secrets du Chocolat: per i golosi un museo del cioccolato che si propone di far scoprire la storia e la lavorazione del cacao. Il polo museale è composto da un anfiteatro, da un atelier di dimostrazione, da un salone dedicato alla degustazione e da uno spazio «scoperta ».
Poi due musei contrastanti. Quello tecnologico, Musée EDF Electropolis, che ripercorre, con riproduzioni, documenti, istallazioni e quant’altro, l’avvincente storia dell’elettricità: dalla sua nascita ai giorni nostri (con un occhio al futuro). Pezzo forte (nel vero e proprio senso della parola) del museo è un grandioso alternatore a vapore Sulzer-BBC dal peso di 6 tonellate! Quello ecologico, il Musée Oberlin, dedicato a Jean Frédéric Oberlin (1740-1826), pastore alsaziano promotore del progresso sociale e culturale, propone percorsi interattivi di vario genere, finalizzati alla conoscenza ed al rispetto dell’altro e dell’ambiente. C’è anche un altro ecomuseo d’Alsazia più generico. E poi molti musei d’arte contemporanea: MAMCS a Strasburgo, Espace Malraux a Colmar, Museo Würth France a Erstein, CRAC ad Altkirch…


