Raggiante non direi, ma contento certamente sì. Soddisfatto di aver ritoccato di quasi un’ora il tempo del giorno prima e aver fatto letteralmente mangiare la polvere a Francesco. Il quale, sorpassandomi velocissimo mentre corricchiavo tranquillo a due km dal traguardo, mi ha sfidato a singolar tenzone sbeffeggiandomi: “Al ristoro ho preso qualcosa di speciale, per te non c’è via di scampo!”.
Ma procediamo con ordine. Ieri 6 agosto abbiamo corso la 3^ prova della bella manifestazione organizzata da Paolo Gino. Alcuni giuravano che il tracciato, irto di continui saliscendi, fosse più duro di quello della 6 ore di Curinga. Ho corso quindi molto cauto, chiacchierando, scattando foto al lago e agli amici supermaratoneti che incrociavo lungo il percorso: veramente possente la falcata di David Calzolai che, pur a corto di sonno per essere arrivato al mattino da Firenze insieme ad Alessio Nistri, con 3:34:46 ha migliorato di oltre 12 minuti il record detenuto da Luciano Bigi.
Per chi non lo sapesse, il tracciato si articola in un tratto di 10,5 km dal lido di Gozzano verso Pella e Ronco da ripetere due volte avanti e altre due indrè. Mentre ieri ho preso, per così dire, le misure, oggi cercherò il risultato cronometrico. Me lo posso permettere perché, a differenza di altri che continueranno la loro fatica, a sera lascerò l’allegra compagnia per andare al mare a riposare le stanche membra.
Inizio prudentemente per consentire al cuore di girare a regime. Dopo una sosta alla gelateria di Pella per un impellente pit-stop, inizio a tirare. Avevo visto Francesco scattare in avanti ma, incrociandolo dopo i primi 10,5 km, noto che è dietro di circa 200 m: evidentemente si è fermato per un pit-stop più lungo e sofferto del mio! Non m’illudo di restare in testa ancora per molto: mentre nella seconda parte della gara sono sempre un brocco, Francesco, specialista delle lunghe distanze certamente mi supererà. Detto fatto mi raggiunge al 15^ km, nel tratto del lungolago di Pella. Correndo appaiati, riprendiamo Enzo Funghi e aumentiamo l’andatura. Mi sento bene e provo ad allungare per prendermi la piccola soddisfazione di arrivare primo al traguardo platonico della mezza. Dopo un testa a testa di qualche centinaia di metri, mi accorgo che dietro non c’è più nessuno. Ho fatto il vuoto! Tornando indietro dopo la mezza, incrocio prima Enzo e, un po’ più lontano, Francesco. Pur mancando ancora 21 km, le gambe girano bene. Dopo l’ultimo giro di boa, incrocio Francesco: il mio vantaggio è aumentato a circa 500 m. Continuo a correre. All’ultimo ristoro, quello del romantico ponticello, dietro me non c’è nessuno. Rallento l’andatura. Trotterellando verso il traguardo ormai vicino, sento un rumore di passi che si fa sempre più insistente. Sembra un cavallo al galoppo, invece è il solito Francesco mai domo che, in un attimo, mi raggiunge e mi supera in velocità.
Per vincere la sfida con un competitore, occorre innanzitutto sfiancarne la resistenza psicologica. Francesco, atleta di lungo corso, conosce bene queste tecniche. Il sorpasso veloce induce l’avversario a ritenere impossibile il ricongiungimento a causa dell’andatura fuori della sua portata. Lo sbeffeggiamento ne fiacca il morale facendo precipitare la fiducia in se stesso.
Queste tecniche le conosco però bene anch’io. Affiancandolo, gli suggerisco di lasciar perdere: mentre l’indomani io sarò al mare, lui dovrà cimentarsi nella 5^ maratona con l’obiettivo di correrle tutte. È meglio che si risparmi per evitare coccoloni!! Elargiti gratuitamente questi consigli, succhio avidamente il miele contenuto in due bustine (la mia droga quotidiana) e, approfittando di una salitella che Francesco affronta camminando, scatto e me ne vo. Mentre volo verso il traguardo, mi chiedo cosa possa essere quel “qualcosa di speciale” trangugiato da Francesco al ristoro. Arrivo rilassato in 5.30.14, Francesco una ventina di secondi dopo. Per suggellare la bella sfida, mi avvicino per stringergli sportivamente la mano. Ma lui, visibilmente seccato per essere stato strapazzato da un tapascione come me, non s’avvede della mia intenzione e se ne va. E il “qualcosa di speciale” che gli ha dato la carica? Amici comuni degni di fede sussurrano che possa essersi trattato di una manciata di pillole di Viagra.
Non si preoccupi Francesco. Prima che il fatto straordinario si ripeta, occorrerà, come dice Michele, aspettare almeno una prossima eclisse di sole. Ma credo che un tale intervallo di tempo non basterà. Riuscirò a coronare una simile impresa soltanto quando sole e pianeti si troveranno tutti in congiunzione planetaria allineati e coperti.


