Proprio in questo punto parte la maratona. Poi si corre quasi tutto sul fiume verso sud, dove a Boggard si fa il giro di boa e si ritorna indietro. Questo tratto di fiume dal 2002 è diventato patrimonio dell’Umanità Unesco, con l’Altstadt di Coblenza (il centro storico), la residenza dei principi elettori, il Castello di Stonfenzels, la vecchia rocca, l’antica fortezza prussiana e il Deutsches Eck dove c’è la start line.
La maratona non è molto partecipata solo 216 arrivati, ma il numero lo fanno le staffette, la mezza e soprattutto i pattinatori coi Roller, che sono un vero e proprio esercito. Ci si può iscrivere anche alla mattina e il costo è di 62 euro più 5 di chip.
Partenza alle 8.30. Si viaggia quasi sempre sul fiume, facendo la gara con le chiatte che lo risalgono e che vanno a 10 km/h. Incomparabile il paesaggio. Qui entriamo dove finiscono le Gole del Reno, un tratto di circa 65 chilometri amato dai poeti e maledetto dai naviganti.
Le particolari rocce che formano questa regione sono conosciute col nome di facies del Reno. Questa è un tipo di roccia fatta di ardesia e tanti fossili che si è erosa nei secoli formando delle pareti alte fino a 200 metri, la più famosa delle quali è la notissima roccia della Lorelei cantata da Heine.
Secondo la leggenda, Lorelei era una bellissima sirena di fiume che seduceva gli uomini col suo canto e con il suo fisico, che poi venivano inghiottiti dalla corrente. Si narra poi che per vendicare i tanti naufraghi, un giorno fu mandata una guarnigione addestrata a resistere al suo canto. Ma lei fuggì su un cavallo di schiuma, che condusse la ninfa nelle profondità del fiume, da cui a volte fa ritorno. Da allora, i marinai non dovettero più temere gli inganni di Lorelei, ma devono comunque fare attenzione alle manovre in questo tratto di fiume particolarmente stretto. La roccia su cui secondo la tradizione appariva Lorelei viene chiamata ancora oggi col suo nome e ci hanno messo una statua che tutti vogliono fotografare.
Di barche, battelli e chiatte è un continuo via vai. Tanti turisti e tanti marinai. Il Reno è stata l’autostrada d’Europa fin da Adamo ed Eva. Chi lo controllava, controllava anche l’Europa. Tantissime quindi le fortificazioni e i castelli sulle sponde, mentre le città, a causa delle difficoltà di ordine geografico, non si sono potute sviluppare in modo considerevole. Il risultato sono piccoli borghi e castelli che han mantenuto il fascino e l’atmosfera di quando vennero costruiti nel medioevo. Molti di questi castelli vennero distrutti durante la guerra dei trent’anni. Ora le loro rovine costituiscono una delle attrattive romantiche dei tanti turisti che solcano le acque del Reno, mentre le fortezze prussiane sono simboli del tipico paesaggio tedesco.
Si corre a mezzogiorno e fa caldo. Dicono che la gola ha un suo particolare microclima e che qui ci sono specie animali che non si vedono da altre parti, forse i maratoneti. Attorno, specie nelle terrazze esposte a sud, tante viti, ma anche una immensa fabbrica di birra: la Koblenzer. Tutto appare magico qui attorno. La gola del Reno ha una grande importanza nel folklore tedesco; per esempio, oltre al mito legato alla Lorelei, uno dei castelli che si trovano sulle sue rive è al centro del Crepuscolo degli dei di Richard Wagner.
Mentre corro penso che l’oro del Reno sia ancora qui sotto, e come dice la leggenda: chiunque sarà capace di forgiare con esso un anello, dominerà il mondo; per farlo però deve rinnegare l’amore…e da qui nascono i problemi. La leggenda narra che le tre ninfe Woglinde, Wellgunde e Flosshilde, sono figlie del Reno ed hanno il compito di proteggerne l’oro. Per me le ninfe sono tutte queste belle ragazze che mi corrono incontro dopo aver fatto il giro di boa alla mezza!
LORELEI (di Heinrich Heine)
Io non so che voglia dire
che son triste, così triste.
Un racconto d’altri tempi
nella mia memoria insiste.
Fresca è l’aria e l’ombra cala,
scorre il Reno quietamente;
sopra il monte raggia il sole
declinando all’occidente.
La bellissima fanciulla
sta lassù, mostra il tesoro
dei suoi splendidi gioielli,
liscia i suoi capelli d’oro.
Mentre il pettine maneggia,
canta, e il canto ha una malia
strana e forte che si effonde
con la dolce melodia.
Soffre e piange il barcaiolo,
e non sa che mal l’opprima,
più non vede scogli e rive,
fissi gli occhi ha su la cima.
Alla fine l’onda inghiotte
barcaiolo e barca…Ed ahi!
Questo ha fatto col suo canto
la fanciulla Lorelei.
Clicca qui per le foto (Paolo Gino)


