100 km del Gargano, una nuova stella nel firmamento delle ultramaratone italiane.

Deducete, adesso, quanto sia complesso organizzarla! Se, poi, si dispone di pochi mezzi, si è o pazzi o geniali.

foto 2E’ stato genialmente coraggioso, Pasquale Giuliani, nel portarci a zonzo per buona parte del territorio del Promontorio, che ognuno definisce a modo proprio. Naturalisti, viaggiatori, scrittori e poeti hanno fatto a gara nel tentativo di definirlo in modo conciso e sublime. Dal punto di vista religioso, lo conoscevo come il “Monte sacro”, per via della Grotta di San Michele, della Via Sacra Longobardorum e di Padre Pio; prima della partenza, un’altra definizione ha arricchito le mie conoscenze: Cattedrale all’aperto.

Un piccolo paese, Vico Garganico, al km 0; un altro piccolo paese, Cagnano Varano, al km 100. Nel mezzo, una serie infinita di microambienti naturali e manufatti umani.

Hanno le prime gemme gli alberi, mentre ci si inoltra nella Foresta Umbra, in un ambiente decisamente mediterraneo, nonostante i 400 m.

Poi, gli alberi diventano sempre più giganteschi e, man mano che si sale all’altitudine massima di 800 m, le gemme sono in ritardo a sbocciare. Sono gli stessi alberi che qualche giorno fa ho ammirato nelle foreste che circondano Amburgo: alberi del nord in una foresta del sud. Siamo distanti dai famosi luoghi sacri del Gargano, ma il silenzio e la completa solitudine che regna favorisce ugualmente la meditazione e la spiritualità.

foto 3E’ il 15° km. La salita non è stata dura, e i maratoneti hanno integre le energie per lanciarsi follemente nella lunga discesa verso il mare di Vieste, dove termina la loro corsa.

Proseguo con il mio passo da centista, ed osservo il faggio cedere il posto al rovere, ricomparire le gemme e i fiori sugli alberi. Poi i pini, la marea degli ulivi e l’agave lungo il bordo stradale. Sono ritornato a sud, nel mio habitat naturale.

E’ abbagliante la luminosità dei 40 km di costa che da Vieste portano a Peschici, a San Menaio e a Rodi Garganico, con le loro candide case adagiate su punte rocciose.

La strade scende e sale sinuosa verso il mare, fra pini, agrumi e ulivi, contornando tranquille baie, sfiorando torri, disegnando porticcioli e spiagge alte o sabbiose. Spiccano bianchissime le ripide falesie fra l’azzurro del mare e il verde dei pini.

A Rodi, il sole mi saluta con uno splendido tramonto e s’immerge nel mare.

Gli ultimi 20 km vengono corsi nell’entroterra, puntando verso i 165 m della collina sulla quale sorge Cagnano, nel buio di una notte di stelle senza luna. Se ci fosse, si specchierebbe nel lago Varano, delimitato da ulivi a perdita d’occhio e da una sottile striscia di terra che lo separa dal’Adriatico.

Taglio il traguardo poco prima di mezzanotte. Il corpo è stanco e vecchio, l’animo riposato e giovanile. La 100 km è una gara disumana per il fisico, salutare per lo spirito, che fa dimenticare la fatica e incoraggia a farne altre.

E’ mezzanotte, dicevo, ed è buio. Ma nel cielo della 100 km italiana è sorta una nuova stella. Tocca a Pasquale Giuliani e a tutti noi mantenerne vivida la fiamma.

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