stabiliva che la“100 km di casa” potesse essere corsa dalle ore 1.00 del 23
maggio alle ore 22 del 24 maggio 2020 secondo tre opzioni: 100 km in
unicasessione con tempo massimo di 20 ore; 100 km in sessioni multiple, fino
al massimo di quattro, da svolgere entro 20 ore; 100 km in versione
staffetta conmassimo quattro atleti per squadra con un tempo massimo
complessivo di 20ore.
Quando si pensa all’ultramaratona, si pensa a questa gara, questo cammino
estenuante lungo l’Appennino che da Firenze porta a Faenza. Solamente chi
l’ha vissuta arrivando al traguardo, a volte in lacrime può descrivere la
gioia che si prova; si tratta di un viaggio con se stessi e come ogni ‘’
impresa’’necessita di un pizzico di follia. E non significa correre al
limite. Da personanormale prima della partenza, ci si trasforma in una
persona migliore all’arrivo; è una grande occasione per dimostrare a se
stessi che si possono fare grandi
cose in quei momenti; rialzarsi miracolosamente ogni volta che si ‘’cade‘’.
E come tutte le grandi corse essa diventa una metafora della vita, un intera
esistenza raccolta nell’arco della durata di questo viaggio interiore; un
viaggioche ognuno fa dentro e con se stesso e che sole le lunghe distanze
permettonodi realizzare. Momenti di buio e di sconforto si alternano a
momenti di euforia determinata, anche dall’incontro di sempre nuovi amici
lungo la strada compagnia, che permette di superare i tanti timori e
situazioni insite in un
percorso di tal fatta.
Sarebbe stata per me l’ottava partecipazione a quest’appuntamento quasi
d’obbligo. Approfitto sin da subito dell’opportunità offertami dagli
organizzatori per prenotare un pettorale e cominciare a testare il percorso
in bicicletta la mattina molto presto pur sapendo, che a piedi sarà tutta
un’altra cosa. Il mio itinerario non prevede salite e non ho nessuna
intenzione di simulare l’altimetria della 100 Km, Dio me ne guardi, sarà già
troppo raggiungere quella distanza in piena autonomia, con uno zaino di 3,4
kg pieno zeppo di rifornimenti vari sia in termini di vestiario che di
alimentazione e con una preparazione abbastanza precaria!
Ma a me piacciono le sfide e concio di ciò che mi aspetta comincio
adassaporare quel ‘’ viaggio’’ che dall’eccitazione ed apprensione della
partenza, da quell’energia propria dei primi chilometri, ti porta poi allo
sconforto e ai “deliri” degli ultimi, all’emozione dell’arrivo e a quel
torpore fatto di soddisfazione e fatica
Sono le mie strade di allenamento, quegli scorci unici che il nostro
territorio pontino può offrirci ammirati, ora con occhi diversi, con il
volto della sofferenza, che mi accompagneranno lungo il cammino. Avevo
stabilito la
partenza per l’una di sabato, ma vuoi per pigrizia vuoi per un leggero
timore nel percorrere alcune strade di notte, mi sveglio alle 3,15 e alle
4,48 sono sull’uscio di casa; questa volta non ci sono quelle ali di folla
di via dei Calzaiuoli, la salita di Fiesole ad attendermi , ma solo il mio
cane Sky che miguarda stralunato e poi via verso il mare. Lungo la ciclabile
giustamente non c’è nessuno, lungo la strada un auto dei carabinieri è di
ronda, chissà cosa avranno pensato nel vedermi a quell’ora così bardato e
così sotto la luce dei
lampioni raggiungo la marina.
L’obbiettivo ora è la foce di Torre Paola posta ai piedi della montagna di
Circela strada ditta non aiuta di certo, ma è sufficiente alzare lo sguardo
e osservare il cielo stellato, il mare alla mia destra ed assaporare il suo
odore per commuoversi e sentire tutta la nostra piccolezza.
Albeggia ormai, la temperatura si abbassa come sempre succede a quell’ora,
il ritmo e di 6,20 – 6,30 minuti a chilometro, le sensazioni sono abbastanza
buone e ritengo che per ora possa bastare considerando il mio stato di
forma.
Un sole caldo mi coglie all’altezza di Rio Martino, sono al 11 esimo km ed è
trascorsa da qualche minuto la prima ora, poi il passaggio sulla
stradainterrotta, una via non più transitabile se non a piedi o in
bicicletta perché franata in molti punti; comincia il calvario, il percorso
della lunghezza di non più di 2,5 km è completamente invaso dalla sabbia
portata dal vento che rallenta di molto il ritmo e fiacca le gambe.
A Sabaudia trovo il tempo per il classico selfie sul ponte con lo sfondo del
Circeo, e per una sosta al bar di un amico per un caffè e per approfittare
della fontanella in piazza per rinfrescarmi.
Il mio viaggio prosegue alla volta di Torre Paola e la Cona di San Felice
Circeo barcamenandomi tra i villeggianti che hanno approfittato della
giornata di sole.Raggiungo Molella, dopo aver transitato per Torre Olevola e
decido di fare una sosta al baretto, per un agognata birra fresca e con
l’occasione scambio
qualche parola con classici bevitori e giocatori di carte.
Il mio obbiettivo ora è il Parco del Circeo ove trovare un po di fresco e
poi di nuovo Sabaudia per un successivo caffè e rifornimento di acqua alla
fontanella. Ogni tanto anche per distrarmi prendo in mano il cellulare per
collegarmi alternativamente alla chat della squadra e quella di alcuni amici
romani. Ma ecco che arriva il messaggio di Martina la quale, correrà il suo
Passatore facendo svariati giri intorno casa che, e non sapendo fossi già
partito mi invita a correre con lei per qualche tratto. Non posso che dir di
no, non vedo l’ora di arrivare a casa. Il sole ancora alto non da tregua e
dopo aver sbagliato strada, mi ritrovo sulla via Litoranea proprio
all’altezza del cartello ‘’strada ad alta pericolosità’’ ed al cippo del
cosiddetto play boy di Latina schiantatosi lungo il ciglio nel 1971.
Decido di allungarmi all’interno di Cerasella sempre per godere della
frescura e di nuovo mi viene offerta l’opportunità di abbeverarmi alla
fontanella godere della splendida flora e fauna locale. Ormai sto raschiando
il fondo del barile e al solo pensiero della distanza ancora da percorrere
mi viene la nausea; alterno la corsa blanda alla camminata da svariato tempo
ormai, i piedi sono doloranti ma sono determinato e affronto l’ultimo terzo
del percorso. Da via Sacramento svolto per Via Diversivo Norchia per
affiancare il lago di Caprolace, via della Liberazione e borgo Grappa dove
approfitto nuovamente per una birra rinfrescante al bar. Il tramonto dietro
i pini che affiancano la strada per Rio Martino tinge il cielo di un rosa
arancione ormai, il sole è sotto la linea dell’orizzonte.
Sulla spiaggia noto le luci dei pescatori e comincio ad annusare aria di
casa. Manca poco e quel torpore misto a stanchezza e soddisfazione prende il
sopravvento. Ancora una volta torna a chiedermi se ne è valsa la pena, la
mia risposta non tarda a venire. Anche questa volta si è trattato di un
esperienza che ha lasciato il segno;si è trattato ancora una volta di un
viaggio interiore fatto dentro me stesso e che sole le lunghe distanze
permettono di realizzare.
Ciò che è rimasto é come sempre un bagaglio umano di notevole spessore, mi
sono messo in gioco ancora una volta per testare la me stesso, la mia
resistenza fisica, la capacità di sostenere certi ritmi, superarli in questo
periodo critico, ascoltarmi interiormente, tornare a provare le emozioni e
le fatiche di tali tragitti. Sono appagato perché mi sento bene nell’animo
più che nel fisico, grazie a quest’evento ho avuto modo di ammirare panorami
unici del nostro territorio che mi danno la forza per ripetere nuove
imprese.
Altri giorni ancora passeranno per ripensare malinconico e orgoglioso alla
gara conclusa e cercare nuove sfide in me stesso, cosciente di essere ancora
più forte e consapevole nell’animo. Con la mente perfettamente sgombra di
ogni preoccupazione, ritengo di aver trascorso una giornata perfetta,
soddisfatto per il mio piccolo grande risultato. 28 maggio 2020
PAOLO REALI






