Siamo arrivati di notte sulla Bundesstraßen 41. Siamo tra Magonza e Saarbrücken. La cittadina offre poco. Meglio i dintorni coi boschi di abeti e faggi da dove partono parecchi itinerari. All’esterno di Birkenfeld, che significa “campo di betulle”, ci sono cinque itinerari della rete locale per escursioni con una lunghezza totale attraverso la regione di oltre 60 km. Questi sono i nomi dei sentieri che qui sono famosi: Glockenweg (circa 16 km), Eulenweg (circa 9 km), Mausweg (circa 12,5 km), Mühlenweg (circa 12,5 km) e Rehweg (circa 12,5 km). Ci sono poi distanze più lunghe la Nahe-Höhenweg e la Sironaweg, che conduce a fianco a molti reperti archeologici celtico-romani e passa a fianco di dove abbiamo corso la 11^ Bärenfels Sommer Trail. Due giri da 21 su e giù per la collina per ottenere la maratona. C’è anche la ultra da 63 km.
Bärenfels Sommer Trail significa: Il trail d’estate nel prato dell’orso. E’ l’undicesima edizione. Esiste anche un trail invernale ma su altro percorso. Il simpatico organizzatore, Robert Feller, ci accoglie come degli eroi che lo onorano, con questo lungo viaggio, della loro presenza a quella che definisce una “piccola corsa” e dice che dopo 11 edizioni sta ancora sognando di realizzare una corsa di 100 km sulla strada della Sironaweg di cui dicevamo prima. Ci illustra il sentiero estivo, felice di avere iscritto 162 runner al via. Alcuni, come noi, hanno fatto un lungo viaggio da Taiwan, Turchia, Spagna, Italia, Belgio e Paesi Bassi. Purtroppo si rammarica per il fatto di aver annullato la bambini-lauf e i piccoli non potranno correre.
Alle 8 si parte. La pioggia degli ultimi giorni ha fatto il percorso un po’ fradicio. Ma i sentieri non sono troppo fangosi. Con le scarpe da trail non son mai caduto, anzi le ho conservate sane per l’avventura del giorno dopo. Narra la leggenda che si corre in territorio dove un tempo si dice ci fossero gli orsi. Infatti, al 5 km c’è un orso di legno e un po’ più su, al settimo, c’è una piccola caverna: il buco dell’orso. Bärenpfad si chiama il percorso, è lungo 12 km, si snoda attraverso sentieri idilliaci in un vario paesaggio collinare. E’ stato allungato per portarlo ai 21 km della mezza maratona. E’ una delle escursioni preferite in questa zona che si chiama Saarland. Ci sono molte piccole valli scavate nelle dolci colline con qualche punto panoramico. Fa da padrone l’abete rosso che ombreggia tutto il percorso e boschi misti, ma anche potenti singoli alberi che rendono il bosco particolarmente attraente. Piccoli ponti, paludi e anfratti danno un tocco di mistero. L’orso ha lasciato il segno nella denominazione. Così si parla nei vari cartelli disseminati di “Valle dell’Orso”, della “Grotta dell’Orso” e della “Roccia dell’Orso”. In tutta la zona ha lasciato una zampata. A parte questo, non c’è molto qua in giro. Non lontano dal sentiero dell’orso c’è il centro turistico del comune Nohfeld, il Bostalsee. Si può visitare il centro storico con il castello Nohfelden, la “Altem Amtshaus (vecchia casa ufficio )” dove c’è il Museo Regionale del Costume e il Municipio. Ci sono numerosi monumenti storici come i “Dicke Eiche” (pozzi di diametro) che è un santuario di origine celtica, c’è una grande quercia il “Big Oak”, con una circonferenza di 4,20 m, tumuli, e una antichissima cava di sabbia in disuso.
Grande festa all’arrivo con entusiastici festeggiamenti soprattutto per gli ultimi. Il clima è veramente super friendly. E’ la sera che prelude alla finale Germania Argentina del mondiale 2014. E’ vietato parlare spagnolo. Ci sono parecchie bandiere, birre e cori da stadio.
Lasciata la bella compagnia verso le 16.00, diciamo addio al prato dell’Orso e ci dirigiamo alla volta della meta della prossima maratona. Discendiamo verso Stoccarda nella città di Metzingen. La domenica mattina ci aspetta la Ermstal Marathon, finalmente un terreno pianeggiante dove riposare le stanche membra dal duro trail appena concluso.
Arriviamo verso le 21 nella piazza del Mercato che i siti indicano come sede dell’Expo. Speriamo di scroccare l’ultimo piatto di pasta, anche se scotta. Piero già annusa il ragù. Stranamente, la piazza del mercato è spoglia e buia. Di profumi e transenne neanche l’ombra. I passanti interrogati prima in inglese non capiscono nulla. Quindi ci provo in dialett Milanes/Tugnin, ricordando che il Carlo Porta, sotto il dominio austriaco dell’inizio ‘800 nel I Lament del Marchionn di gambavert e La Ninetta del Verzee, non indulgeva nelle dolcezze del toscano o nell’inflessione molle del veneto, ma andava a fondo nelle durezze degli invasori: “Ndualè la Marathon?”. Pino affonda dall’altro lato della piazza facendo la scenetta di Toto e Peppino: “Dunque, excuse me, bitte schòn… Noio…Noio… volevam… volevàn savoir… l’indiriss… ja… das Marathon?”. Nessuno parla. Al fine ci sorge qualche dubbio. Controllati i principali siti, ci danno data e indirizzo giusto. Guardando e riguardando il sito della Ermstal Marathon, ci accorgiamo che in un angolino c’è una scritta che prima non c’era: ABGESAGT. Uno starnuto represso che dal suono promette male. Il traduttore è lento ma non dà scampo: CANCELLATA. Scende il sipario sulla doppietta tedesca. Ma la vendetta è pronta. Con un colpo di cannone, Piero spara: “Ventasso!!”. Sibila: “Si va. Al Ventasso”. Alle dieci di sera gli organizzatori accettano l’iscrizione e si parte. 850 chilometri ci aspettano nella notte. L’Europa in tasca, i chilometri non passano mai. Varchiamo le Alpi e risaliamo l’Appenino. Senza mai fermarsi, alle 6:30 siamo a Busana. La vendetta è compiuta, adesso dobbiamo pensare al Tirone.

Sembra una storia incredibile, ma è andata così. Spesso, viaggiando, paragono le nostre “nobili” e poco sensate gesta a quelle del già citato barone di Münchhausen e dei suoi simpatici amici, Berthold, l’uomo più veloce del mondo alias Pino Tundo. e Albrecht, l’uomo più forte del mondo alias Vito Piero Ancora. Le storie che raccontiamo assomigliano a quelle del barone, un ufficiale tedesco realmente esistito che, al ritorno dai suoi viaggi, si divertiva a spararle davvero grosse. Sono 
state raccolte in un libro dallo scrittore Rudolph Erich Raspe alla fine del settecento e disegnano un personaggio ottimista, vanitoso e sicuramente dotato di troppa immaginazione, ma capace di tirarsi fuori sempre d’impaccio e di assaporare la vita come una perenne avventura.E’ iperbolico questo barone, esagerato e così convinto di ciò che racconta da rasentare il grottesco, ma nonostante ciò riesce a strapparti un sorriso. La sicurezza con cui asserisce che le sue storie sono assolutamente autentiche gli regala un’involontaria autoironia fugando così qualsiasi dubbio sul fatto che siano, in realtà, storie fantastiche per nulla dissimili alle fiabe. “Viaggi meravigliosi e campagne di Russia”, “Avventure di mare”, “Altre sorprendenti avventure”, “Viaggi a Ceylon, in Sicilia, nei Mari del Sud e altrove”, poi, addirittura, le Stelle e la Luna con Vulcano e Venere, sempre sulla sua fidata palla di cannone.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


