Due anni fa partecipai alla maratona di Ragusa. Come al solito arrivai ultimo con Faleo e Felice Russo che zoppicava e non voleva ritirarsi. Eravamo in 51 se ben ricordo. All’arrivo assistetti a un fatto commovente. Elio Sortino l’organizzatore mi abbracciò piangendo e disse: “Dimmi tu che vieni da così lontano: secondo te la maratona di Ragusa dobbiamo farla ancora?” Io stupito gli risposi: “Dai Elio è una città bellissima, voi fatela. Noi ci accontentiamo di poco. Verremo lo stesso, tutta questa magia non può morire!”. Seppi poi dall’altro organizzatore che i maggior Enti locali li avevano lasciati soli e che ci avevano rimesso parecchi soldini. Comunque sono andati avanti. Forse la voglia di mettersi in gioco, la speranza che qualcosa cambiasse ha generato un concerto unplugged di sentimenti veri e salvato la maratona. Molte nostre vecchie ciabatte che son state Ragusa lo sanno.
Elio ti viene a cercare quando arrivi la sera prima, viene a mangiare col gruppo e poi durante la maratona con la sua vecchia bici da corsa ti viene incontro, ti porta l’acqua e ti fa le foto … se poi pensi che il pettorale (con chip) costa 10 euro, vuole dire che ce la mette tutta per farti star bene e magari tornare. Io penso che la sua sia una generosità innata, una antica nobiltà d’animo e per questo io lo chiamo “Barone”. Senza travisare, e senza calcolare … qui c’è una genuina voglia di fare. L’anno scorso i partecipanti furono 47. Quest’anno invece 90, sono raddoppiati! C’è chi ha detto che questa undicesima è stata l’edizione dei record. Novanta i partecipanti alla maratona, oltre trecento i concorrenti della StraRagusa che è la mezza maratona. Una quarantina gli iscritti al Fitwalking e altrettanti alla Family Run di tre chilometri. Ho visto anche una gara di handbike. Nella Maratona ha vinto un Calabrese: Stefano Sestito in 2 h 44’ 47” distanziando di 42” il secondo classificato, Comiso Azzollini di Ragusa che aveva vinto la scorsa edizione. Prima donna Rosa Schembri dell’Asd Bikila Favara (3 h 35’32”).
Veramente esemplare e degno di essere ripetuto quanto poi è successo durante la gara, e va raccontato ancor prima dei numeri, degli Euro, delle Location e delle prestazioni. Tutto ciò è stato veramente il fulcro dell’evento. Con un poco di sorpresa alla partenza ho visto arrivare un plotone di una quindicina di ragazzi vestiti di Arancione un poco impauriti. Qualcuno indossava delle vecchie Superga. Qualcuno aveva delle belle scarpe, ma le teneva in mano per non rovinarle. Erano tutti magrissimi. E non parlavano Italiano. Dagli occhi bassi e il silenzio si capiva che di ognuno aveva un dolore e una storia triste.
Si nascondevano uno dietro all’altro, e non gli andava di farsi fotografare. Di keniani timidi ne ho visti tanti alle partenze, pronti a impennare. Ma questi sembrava che avessero veramente paura di quello che stava per succedere. Chiedo allora a Elio: “Ma chi sono?”. E lui nei pochi istanti prima della partenza mi spiega che questa è la prima Maratona che ospiterà dei profughi. Già quindici profughi provenienti dal Centro di pronta accoglienza di Pozzallo città marittima vicino a Ragusa. Mi dice che son tutti originari di Gambia e Senegal. Che hanno preparato la maratona in pochi giorni correndo sulla spiaggia del Centro di Accoglienza: “diamogli una mano se non ce la fanno, salviamoli!” Sulle magliette arancioni avevano una scritta “Say no to racism”, all’insegna dell’integrazione. Ebbene questi ragazzi son partiti in quindici e arrivati in undici. Il primo Sulman Bah ha impiegato 4:12:30. Radiosi e un po’ acciaccati all’arrivo. Un giornalista dell’Ansa presente alla manifestazione ha redatto questo bel filmato:
http://www.youtube.com/watch?v=EVZvrZOpD8g&feature=player_embedded
Un altro avvenimento totalmente diverso ma abbastanza unico per Ragusa è quello di avere ospitato un medico arrivato appositamente da Panama per correre questa corsa e poi ritornarsene in Patria. Si tratta di Enitza George, una donna di 45 anni molto famosa nel suo paese per alcune rubriche che tiene in TV e su giornali specializzati di fitness e salute, più molte altre cose che sta facendo e potete vedere nei siti a lei dedicati:
http://www.drageorge.com/site/index.php?option=com_content&view=article&id=131&Itemid=175&lang=es
Fra le sue poliedriche attività ha lanciato questa sfida per entrare a far parte del 7 Continents Marathon Club. In pratica bisogna aver corso almeno una maratona in ognuno dei continenti fra cui anche l’Antardide e l’Oceania. Enitza ha scelto Ragusa come maratona Europea. Mentre davo una rapida occhiata alla classifica di questo club di Globettrotters non ho visto ancora Italiani nel Ranking, strano sapete di qualche italiano che ne fa parte ? Solo 85 uomini e 25 donne. Forza Ragazzi.
Ho fatto il turista con Enitza per quasi tutta la maratona facendo un po’ da Supporter, Tender e Cicerone siculo/piemontese. Lei ha continuato a registrare e commentare in spagnolo tutto il tragitto cambiando batterie e ben due schede di memoria, mi faceva domande in spagnolo e le rispondevo in inglese e tutte le volte si arrabbiava e ricominciavamo la registrazione … così fino alla fine.
http://www.youtube.com/watch?v=IOkJAvgjLZg
La maratona parte con i primi 5 km bruttini tra le periferie di Ragusa Est, quindi 32 km ricavati in campagna tra i villaggi e frazioni rurali dell’Altopiano, tra cui molto suggestivo il passaggio da Cilone con alcune scavi archelogici con alcune catacombe affioranti in una cava, protette da guardie a cavallo. Poi il villaggio dal nome carino “Tre Casuzze” col percorso sempre caratterizzato da “muretti a secco”, vere corniciette del paesaggio rurale.
Poi si va in periferia Ovest di Ragusa, con la grande Rotatoria di Viale delle Americhe e dietro lo squallido centro commerciale Ibleo. Quindi verso altri villaggi residenziali, come Monachella, Cisternazzi, Fortugno. Poi la parte forse peggiore ma interessante per altri versi, la Zona Industriale e la Zona Mineraria, con pozzi di petrolio, e due gallerie a ridosso dell’ANIC un mostruoso stabilimento dell’Eni di asfalti e bitumi. Al 32° km il percorso diventa una lunga discesa, e al 38 km l’ingresso nel Centro Storico Superiore, ed il passaggio dal caratteristico “Ponte Vecchio”,
la Piazza della Cattedrale di San Giovanni, e quindi tra stradine suggestive si scende a picco verso i tornanti di Corso Mazzini che ci fan precipitare verso Ibla, col sontuoso panorama. Qui ci aspetta Elio con la sua vecchia bici da corsa. Ci fa un sacco di foto mentre passiamo accanto a numerosi monumenti dichiarati dal’Unesco, Patrimoni Mondiali dell’Umanità, come la chiesa di Santa Maria delle Scale, il Palazzo Cosentini, la Chiesa del Purgatorio, il Palazzo Sortino-Trono. Fine della discesa. Inizia l’ultimo chilometro con 300 metri di salita impegnativa della Via XI Febbraio, tra vecchie stradine strette, prima dell’ingresso finale nell’Isola pedonale di Piazza Duomo, dalla splendida e suggestiva arcata di Via S. Tommaso.
Di certo mi è sembrato di correre sempre in discesa a parte il “particolare impegno” che necessita l’ultimo chilometro, e comunque anche per i Top Runner potrebbe essere un banco di prova per fare la “gamba” e per preparare al meglio le grandi maratone di primavera. Di certo quando a tre chilometri dalla fine ci ha raggiunto Elio in bicicletta, ho tirato un po’ il fiato e gli ho passato il testimone del Cicerone. All’arrivo grande festa con Bandierone Panamense. Al posto della solita Pasta, scodellona di ricotta ancora calda appena fatta e aranci sbucciati. Arrivederci Enitza e Buona Fortuna in Antardide
http://www.icemarathon.com/site/race-info/3.html
Per chi non c’è mai stato o non se la ricorda, un po’ di notizie e curiosità su Ragusa Ibla: Le Raguse sono tre. Marina di Ragusa sul mare. Ragusa la città nuova. Ragusa Ibla la città vecchia. Ibla è famosa perché dopo il terremoto del 1693 che la distrusse fu ricostruita totalmente con edifici e monumenti di gusto tardo barocco. Il risultato è una fotografia che ha fissato per sempre il Barocco nel tempo con oltre cinquanta chiese e numerosi palazzi nel prezioso stile dell’epoca. SETTE le MERAVIGLIE di Ragusa Ibla:
1) Il Duomo di San Giorgio messo di traverso con la sua cupola che spunta da dietro. Del progetto venne incaricato nel 1738 Rosario Gagliardi, architetto di Noto, uno dei protagonisti della ricostruzione barocca, di cui questo edificio è forse l’opera migliore: infatti per costruirla l’artista ideò un superbo gioco di prospettiva; orientò la Chiesa un po’ più a sinistra della piazza antistante (lo si può ben notare) così che la futura cupola fosse visibile dietro l’imponente facciata a campanile, caratteristica peculiare delle chiese del Gagliardi.
2) All’inizio di una lunga scalinata, si trova la chiesa barocca delle S. Anime del Purgatorio. La facciata della chiesa delle Anime Sante, come anche quella molte altre chiese di Ragusa (lo stesso Duomo di San Giorgio) è caratterizzata da una ripida scalinata che ne valorizza e arricchisce il prospetto. Nel settore centrale si trova il portale d’ingresso, con intagli a motivi vegetali, nel cui coronamento vi sono sculture raffiguranti le Anime Purganti. Nei settori laterali si trovano due finte porte, in cui il portale non presenta alcun ingresso per accedere alla chiesa, a significare che la via per il Paradiso è una ed una sola.
3) Il Giardino Ibleo con i suoi scavi della città antica e un Monastero trasformato in ristorante. Sorge su uno sperone di roccia che si affaccia sulla vallata dell’Irminio, all’estremità est dell’abitato a circa 385 m s.l.m.; l’ingresso è costituito da un magnifico viale fiancheggiato da numerose palme, è assai ben curato e adornato con panchine ben scolpite, colonne con vasi in pietra scolpiti in forme diverse e una elegante balconata con recinzione in calcare. All’interno si trovano la Chiesa di San Vincenzo Ferreri, la Chiesa di San Giacomo e la Chiesa dei Cappuccini. Vicino al giardino, si trovano pure gli scavi archeologici di Ragusa Ibla, essi hanno portato alla luce molti reperti dell’antica Hybla.
4) Il palazzo Sortino con gli impressionanti mascheroni Quasi attaccata alla chiesa del Purgatorio sulla destra c’è il settecentesco Palazzo Sortino Trono, ricco di sculture e massicci mensoloni che sorreggono i quattro balconi. Qualcuno dice che di notte cambiano posizione. Il Palazzo fu costruito tra il 1778 e il 1793. La facciata presenta cinque paraste (**) terminanti con capitelli contenenti festoni di fiori che disegnano sulla facciata quattro settori, ognuno caratterizzato da un balcone. Una caratteristica insolita è costituita dall’ingresso situato a destra della facciata e quindi asimmetrico. Il portale di ingresso, preceduto da una breve scalinata, ha ai lati due semipilastri culminanti con capitelli compositi che sorreggono un balcone con inferriata a petto d’oca.
5) Il Circolo di Conversazione, Club esclusivo coi divani in vetrina sulla piazza principale. Costruito agli inizi del XIX secolo su iniziativa dei nobili ragusani agli inizi dell’800, è un raro esempio di edificio eretto appositamente come Circolo. Presenta un sobrio ed elegante prospetto lungo circa 10 metri in stile neoclassico; sopra le tre entrate fiancheggiate da sei paraste (**) si notano dei bassorilievi raffiguranti, quello centrale due donne alate che reggono una lampada e quelli laterali due sfingi alate con corpi di leone e facce di donna. In cima al prospetto, sopra l’iscrizione
“Circolo di Conversazione”, si ammira un gruppo scultoreo raffigurante uno scudo contenente un’aquila, fiancheggiato da due leoni con facce umane.
6) Appena fuori Ragusa, verso il mare, una visita molto evocativa non può mancare al Castello di Donnafugata, pieno di rimandi Gattopardeschi e di leggende. Pur avendo lo stesso nome di quello usato da Tommasi da Lampedusa non c’entra nulla se non per il nome: Donnafugata fu infatti la tenuta di fantasia dove venne ambientato il romanzo il Gattopardo. Il castello è stato nel corso degli anni sede si diversi set cinematografici e televisivi. Nella “stanza del biliardo” sono state girate alcune scene del film I Viceré, mentre sulla terrazza del castello sono state girate varie scene di una fiction famosa di cui parlerò sotto. In realtà non si tratta di un vero e proprio castello medievale bensì di una sontuosa
dimora nobiliare del tardo ottocento circondata da abitazione dei contadini che vivevano alle dipendenze dei proprietari. L’edificio occupa un a superficie di circa 2500 metri quadrati ed è caratterizzata da un’ampia facciata in stile neogotico, coronata da due torri laterali accoglie i visitatori. Il castello, diviso su tre piani, conta oltre 120 stanze di cui solo una ventina sono oggi fruibili ai visitatori e con tenenti gli arredi originari dell’epoca. Intorno al castello si trova un ampio e monumentale parco di 8 ettari.
7) Ma la vera Icona che ha fatto conoscere Ragusa nel mondo sono le molte scene della serie televisiva “Il commissario Montalbano”, tratta dalle storie del famoso personaggio nato dalla penna di Andrea Camilleri, girate tra le strade di questa cittadina barocca. Per chi è veramente appassionato al genere ci si può spingere fino sul mare a Punta Secca, a una trentina di chilometri.
Qui anche d’inverno ci sono 20/22 gradi e sotto un bel faro c’è la casa dove “vive” Montalbano. A cento metri il ristorantino sulla spiaggia “Enzo a Mare”. Chi non si ricorda il commissario che dopo una lunga nuotata si mangia qui la famosa pasta con le triglie. Ho scoperto però che i piatti di scena arrivano dal Sand, l’ottimo ristorante a lato. Finito il giro, la pappatoria e visto questo filmato sotto, potrete dire anche voi: “Montalbano sono!”
http://www.youtube.com/watch?v=sIbW2UNwKv0
(**) Bell’articolo, ma che “c’azzeccano” le cinque e sei paraste? A parte Paolo, chi sa cosa significa “parasta” alzi la mano. [ndr]





