La gente, dieci anni dopo, raccontava ancora di cinquecento o seicento comparse che arrivavano ogni mattina da tutti i dintorni con corriere e camion, e di tutti quei “sciuri” romani che andavano e venivano coi macchinoni. Il fatto che erano venuti fin da Roma a filmare il mio mondo, a me bambino dava un senso di sicurezza e mi faceva stare bene al centro del mio cosmo fatto di acqua.
Le stagioni erano una lenta attesa del momento più magico dell’anno, quando il mare tornava attorno a casa. All’inizio di aprile, i primi quadrati diventavano pian piano lucenti e a maggio ormai le risaie tutte insieme diventavano un mare, che riflettevano le Alpi ancora cariche di neve. Quel momento durava poco: meno di un mese. Poi, ingiustamente, il mio mare spariva. Diventava verde abbagliante e poi si stingeva in un odiato giallo, e poi ancora soltanto riso, riso a perdita d’occhio. Rimanevano le roggie e i canali dove giocare con l’incubo di non sapere ancor nuotare. Le estati passavano tra la gialle praterie e le strade bianche di polvere, buche, temporali e l’assordante rumore delle rane che cantavano. Il tempo trascorreva prima con la caccia ai girini e poi con la pesca delle rane, usando per delle ore un bastoncino con attaccato un povero ranino come esca.
La Maratona del riso 2014 mi ha rinverdito quei ricordi. Al ventiseiesimo chilometro è passata da Salasco. Anche qui, nel 1948, è stato girato un film molto più famoso: RISO AMARO di Giuseppe De Santis. Fu la location per le scene dove si vedeva l’arrivo dei lavoranti nel cascinale nella Tenuta Selve, con tutte le risaie a perdita d’occhio nei dintorni.
La maratona del Riso è alla 11esima edizione; dopo essere stata ospitata da Vercelli, dal 2004 si è trasferita nel comune di Santhià. Qui la collaborazione tra il Presidente, Tommaso Gentile, e il Sindaco di Santhià, Angelo Cappuccio, ha dato nuova veste alla manifestazione. Angelo è socio del Club Supermarathon e ieri ha festeggiato le 130 maratone dando il via alla gara, correndola tutta, per poi farsi la doccia e tornare con tanto di fascia tricolore ad accogliere gli ultimi arrivati, e poi festeggiare con calma offrendoci l’ultima birra. Ci dice che la mission della Maratona del Riso è quella della promozione del territorio, e legata alla questa manifestazione ce ne sono almeno altre sei, tra cui nella serata “La Maratona del Risotto”. Vito Piero sgrana subito i famelici occhi chiedendo numi onde porre anche questa tacca stavolta gastronomica.
Il percorso di quest’anno è stato un po’ più campagnolo. Partenza e arrivo a Santhià, poi Tronzano, Bianzè, Crova e Salasco (come nelle prime cinque edizioni) e San Germano. Partendo da Santhià, però, di risaie se ne vedono di meno, infatti Santhià è a monte del Canale Cavour, canale che dal 1866 ruba 110mc /s di acqua dal Po e li distribuisce nel Nord della pianura padana piemontese fino a immettersi nel Ticino, canale che è stato promotore di tutta la risicultura Vercellese/Novarese. Le prime risaie le abbiamo viste quindi dopo circa 14 chilometri, e devo dire che ce ne sono molto meno. Infatti il mercato sta cambiando.
E’ in atto un ridimensionamento che lascia spazio a mais e soia, più apprezzati sul mercato specie per le biomasse. Il crollo delle quotazioni del riso made inItaly è diventato un pesante fattore di scoraggiamento, il Carnaroli si deprezzato fino 50%. Anche i farmer più attaccati alle tradizioni ci stanno ripensando. La paura è che tutto questo cambierà anche il paesaggio della pianura piemontese e lombarda. Unitamente al fatto che, adesso, il nuovo metodo della semina in asciutta di fatto prosciuga anche le maggior parte delle risaie oltre a essere vantaggioso anche nella rotazione annuale con altre colture (frumento, soia e mais), non ci resta che concludere che le risaie sono a rischio scomparsa. Per cui ben vengano queste manifestazioni che ci fanno conoscere territori e costumi a rischio, anzi sarebbe meglio abbandonare un poco l’aspetto agonistico ed entrare nelle corti e le cascine magari con assaggi dei prodotti locali come fanno nelle maratone francesi dei vini e dei formaggi .Oltre a promuovere, ci lascerebbero un ricordo più dolce anche se qui il Riso era Amaro!
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


