11^ Maratona della Vandea, 31/05/2014. Chavagnes en Paillers. La Vandea grida vendetta!

foto 2La chiamano “Vandea Blu” dove cielo e mare si confondono. Il sole, la costa, le spiagge di sabbia bianca e le incantevoli isole invitano a sognare e a guardare i tramonti tra le dune, le coste rocciose o le saline. Io c’ero capitato per caso un po’ di anni fa volendo fare il periplo in moto delle coste francesi. Scoprii così che ha più di 250 km di coste protette e selvagge all’80%, di cui la metà di pura spiaggia, nessuno all’orizzonte per miglia: altro che Rimini. L’acqua è un poco fredda, d’accordo, ma ci sono delle lanchette bollenti tra la sabbia fine e la costa selvaggia. Le spiagge poi sono leggermente in pendenza e ci si può correre e andare in bici o addirittura in moto. Hanno nomi che a noi non dicono niente: Ile de Noirmoutier, Veillon, Talmont Saint Hilaire, Sable d’Olonne e Saint Jean de Monts.

foto 3Invece la “Vandea Verde” nasce dalle paludi sul mare e poi si addentra con la sua natura lussureggiante nell’entroterra. Nel nord i boschi si aprono tra vallette e colline. A sud il parco del “Marais Poitevin” svela centinaia di chilometri di canali navigabili, che attraversano le foreste e le abbazie millenarie della “Venezia Verde”: l’abbazia di Maillezais, di Nieul-sur-l’Autise. Invece un po’ più a Nord di dove abbiamo corso, c’è il famoso Parco “Puydu Fou“: non un semplice parco, ma un’esperienza unica una specie di Circo della Storia all’aperto. Sono famosi i suoi spettacoli di suoni e luci, in particolare la rinomata Cinéscénie con i suoi 1200 attori su una scena di 23 ettari. Tanti altri spettacoli nel cuore di una foresta centenaria: combattimenti di vichinghi, voli di rapaci, duelli di cappa e spada con i moschettieri di Richelieu… Molti gli animali e si passa in un magnifico paesino del XVIII secolo e un borgo Belle Epoque del 1900… Di notte le statue si risvegliano in un susseguirsi di sorprese al passaggio del visitatore. Sito ufficiale: http://www.puydufou.com

foto 4Dove abbiamo corso la definirei invece la “Vandea Grigia”. Niente di interessante in giro. Abbinata alla 11^ Maratona della Vandea (128 partecipanti), c’è una 100 km più famosa alla 27^ edizione (127 arrivati) e poi una staffetta alla 6^ edizione. Si parte e si arriva dalla periferia di un paesino che di chiama Chavagnes en Paillers. Si fa prima un giretto di 778 m, poi uno di 8,343 km e poi due da 16,537 km. Il tutto nella campagna della Vandea tra vacche pezzate e a tinta unita. Nessun castello attorno, nè antica magione, nessuna vestigia, solo l’Autostrada A 83 Nantes-Bordeaux da scavalcare due volte ogni giro. All’estremità del giro si passa in una mini foresta chiamata “foret de Graslas”, rifugio di rospi e usignoli, che specie a mezzogiorno ci ha salvato dalla calura. Per il resto ci hanno allietato due cantastorie su un’automobile a pedali che andavano cantando nel senso inverso della maratona e tutte le volte che mi incrociavano attaccavano una canzone Italiana. Forse questo è l’unico ricordo positivo di questa giornata che ha suscitato in me lo stesso entusiasmo che suscita in “SuperMario” Ferri quella del Lamone.

foto 5Anche se molto triste, un altro ricordo positivo è stato visitare il museo della Guerra della Vandea a una ventina di km a ovest da qui, a Lucs-sur-Boulogne (sul fiume Boulogne): qui si svolse una delle più sanguinose stragi della storia. Anche se forse non c’entra molto con gli interessi sportivi dei maratoneti, vi annoierò con la vera storia della Vandea, spesso annacquata da sentimenti anticlericali e coperta dagli interessi dei lumi della rivoluzione francese: “Nel 1793, durante la rivoluzione francese, si scatenò, nella terra della Vandea, il primo genocidio di stato della storia occidentale. Il regime rivoluzionario di Parigi venne imposto con la forza nelle province di Francia ed ebbe in Vandea, la più cattolica di esse, la reazione più coraggiosa e gloriosa. I Blanchs (i vandeani) si contrapposero ai Blues (i giacobini). Uniti a Dio e al Re, i contadini della Vandea, con i loro amati sacerdoti e i loro generali, si distinsero per la strenua difesa contro la dea ragione ed il principio deista dell’essere supremo. A causa del loro fermissimo credo e della loro fedeltà monarchica, vennero massacrati. Per odio ideologico perirono, in quell’ecatombe, più di 30 mila abitanti. Tuttavia di questo evento storico o si è parlato in termini negativi per esaltare i “benefici” della rivoluzione oppure spesso il terrore sanguinario si è del tutto omesso dai libri di storia…

foto 6Il simbolo della controrivoluzione vandeana era un cuore sormontato da una croce rossa su campo bianco a simboleggiare i Sacri Cuori di Gesù e di Maria, ai quali i vandeani erano particolarmente devoti grazie alla predicazione di San Luigi Maria Grignion de Montfort; inoltre tale simbolo richiamava anche lo stemma della Vandea, anch’esso formato da due cuori rossi (quelli di Gesù e Maria) sormontati da una corona che termina con una croce e che rappresentare la regalità di Cristo. Il motto era «Dieu Le Roi» («Dio [è] il Re»).L’odio per la profonda fede religiosa dei vandeani fu la ragione principale della spaventosa repressione e delle stragi indiscriminate. Il Terrore si scatenò contro la Fede e contro contadini che volevano continuare a vivere del loro lavoro e dei loro valori”.

foto 7Ancora oggi qui nelle case di Lucs-sur-Boulogne sul fiume Boulogne appunto, il villaggio dove la memoria è molto forte, è rimasto il simbolo della rivolta vandeana: la bandiera con il cuore e la croce. Le chiese della Vandea sono piuttosto recenti, perché i Blues, i soldati inviati dalla Convenzione di Parigi, ne bruciarono circa 800. La chiesa più piccola di Le Lucs, chiamata «la Chapelle», sorge su un colle un po’ fuori dal paese ed è divenuta monumento storico. Qui, il 28 febbraio 1794, i soldati entrarono nella Chapelle (che sorgeva nello stesso luogo e identica a quella odierna) e spianarono i loro fucili contro più di cento uomini e soprattutto donne e bambini. Le vittime, che pregavano in ginocchio per prepararsi alla morte, vennero trucidate dai rivoluzionari. In tutto il villaggio di Le Lucs i morti furono 563, fra cui 110 bambini al di sotto dei sette anni: oggi i loro nomi sono scolpiti sulle pareti a perenne memoria de «la haine de la foi» («l’odio verso la fede»). Vicino alla Chapelle sorge il museo-memoriale che ho visitato e che venne inaugurato dal dissidente sovietico Solzenicyn il 25 settembre 1993. Questo il discorso che tenne l’autore della “Quercia e il Vitello”.

foto 8«Già due terzi di secolo fa, da ragazzo, leggevo con ammirazione i libri che evocavano la sollevazione della Vandea, così coraggiosa e così disperata, ma non avrei mai potuto immaginare, neppure in sogno, che nei miei tardi giorni avrei avuto l’onore di partecipare all’inaugurazione di un monumento agli eroi e alle vittime di questa sollevazione. […] gli avvenimenti storici non vengono mai compresi appieno nell’incandescenza delle passioni che li accompagnano, ma a distanza, una volta che il tempo li abbia raffreddati. Per molto tempo ci si è rifiutati di capire di accettare quel che gridavano coloro che morivano, che venivano bruciati vivi: i contadini di una contea laboriosa, per i quali la rivoluzione sembrava essere fatta apposta, ma che la stessa rivoluzione oppresse e umiliò fino alle estreme conseguenze: e proprio contro essa si rivoltarono. […]. È stato il ventesimo secolo ad appannare, agli occhi dell’umanità, quell’aureola romantica che circondava la rivoluzione del XVIII secolo […] le rivoluzioni distruggono il carattere organico della società; quanto rovinino il corso naturale della vita; quanto annichiliscano i miglioramenti della popolazione, lasciando campo libero ai peggiori; come nessuna rivoluzione possa arricchire un paese, ma solo qualche imbroglione senza scrupoli; come nel proprio paese, in generale, essa sia causa di morti innumerevoli, di un esteso depauperamento e, nei casi più gravi, di un decadimento duraturo della popolazione»

Aleksandr Isaevič Solženicyn

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

 

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