Nonostante aperta a tutti, come è giusto che sia ogni manifestazione sportiva, la gara conta una massiccia partecipazione di associati al Club Super Marathon, che da sette anni a questa parte si ritrova nel parco Otello Buscherini, sito alla periferia di Forlì, per “correre insieme”, in pieno spirito “tampierano”, nel ricordo del fondatore e Presidente per antonomasia, e nel nome dei suoi sani principi da emulare.
Proprio perché trattasi di giornata spensierata tra amici, tutto si svolge nella massima semplicità e nel risparmio, volto a raccogliere fondi a favore delle vittime del sisma che ha di recente colpito il centro Italia. Ciò nonostante, non ci si fa mancare nulla: il pacco gara, premio tipicamente “in natura”, comprendente le gigantesche squisite cipolle e le fantastiche piadine, offerte con grande generosità dal “collega” Alfio Polidori; la medaglia coniata per l’occasione, bella ed importante; docce calde a tirar via la stanchezza ed un gustoso ed accogliente pizza party per recuperare le energie spese, ci attendono al termine della fatica.
Prima della partenza, ha trattenuto i 141 maratoneti scalpitanti un doveroso e riflessivo minuto di silenzio, al cospetto della figlia di Sergio, che si è dimostrata commossa e riconoscente al Club per la devozione, tuttora viva, nei confronti del padre, grande esempio di sportività, lealtà e coesione (anche da parte di chi non lo ha conosciuto).
Tutti insieme, compunti, nel tentativo di gettare un colpo di spugna, per resettare quelle brutture, del presente e del passato, che poco conciliano con lo sport. E poi di corsa, ma senza fretta, nella stessa direzione. Il cordone dei maratoneti si snoda lungo il percorso, che segue il perimetro del parco.
E’ una festa veder sfilare i soci che esibiscono le canotte del Club, ed è una grande emozione indossarle, in quest’occasione, come una seconda pelle. Si mescolano quelle originarie, con la Corsica, la cui vista provoca i brividi, a quelle di epoca intermedia, con il logo di grande dimensione, a quelle nuove di zecca, in colore azzurro, stampate in maniera superlativa da Domenico Favia, il maratoneta con il campanaccio.
Il terreno, nella totalità sterrato, si addice più ad un trail, per cui è possibile classificare la gara come una eco-maratona a tutti gli effetti, con dislivello zero.
Gli alberi del parco, rivestiti da tonalità calde e le foglie morte che calpestiamo, sono testimoni di un’estate che è già alle nostre spalle e preannunciano l’arrivo di un autunno che in realtà è già cominciato, come a ricordarci, impassibili, lo scorrere flebile ma inesorabile del tempo.
Il percorso è evidentemente un po’ monotono, trattandosi di un circuito da 1.275 metri da ripetere 33 volte, preceduto da una breve “rampa di lancio” di un centinaio di metri, primo dei 34 “passaggi” previsti dalla classifica.
Il livello prestazionale non è molto alto, come è normale che sia per podisti dalle lunghe distanze e dalle frequenti competizioni, salvo qualche eccezione. D’altro canto l’impegno, la dedizione e la condivisione sono oltremodo ragguardevoli.
Vince la gara maschile il supermaratoneta Cristian Balzaretti in 3h20’ e quella femminile l’atleta Cristina Pitonzo, in 3h26’.
Già dopo un paio d’ore, sono in molti a camminare ed alzando lo sguardo, scorgo di fronte a me una processione, che sembra voler tirare il fiato per utilizzarlo, invece che per correre, per scambiare due chiacchiere con un occasionale compagno d’avventura capitato a tiro, ingannando così il tempo, o meglio ingannandosi che quest’ultimo passi più velocemente.
Mano a mano che i chilometri aumentano, muoversi diventa più faticoso ed il percorso più insidioso, i piedi si sollevano a malapena e può capitare di inciampare, nonostante il sentiero sia stato perfettamente ripulito e segnalato per la circostanza. L’andatura si appiattisce, la cadenza del passo risulta più lenta; suppongo che la causa di ciò possa essere addotta all’assenza di pendenza, che non stimola favorevoli cambi di ritmo.
Lungo il percorso spendo con piacere tanti “Bravo” a chi mi raggiunge e mi supera ed altrettanti “Forza” a chi oltrepasso, con eguale sportività e soddisfazione, traendo dagli uni il coraggio e dagli altri la consolazione, da entrambi tanta energia, che utilizzo per reagire alla stanchezza e proseguire nell’impegnativo quanto gradevole viaggio che sto intraprendendo.
Recupero ulteriore sprint dalle ritmate ed orecchiabili musiche datate, con una apprezzabile predominanza di reggae, che animano la zona traguardo, governata dall’attuale presidente, nonché organizzatore dell’evento, Paolo Gino, diviso tra i panni di autorevole speaker e di abile fotoreporter.
Il ristoro, posizionato anch’esso in zona arrivo, rifocilla adeguatamente i maratoneti; è abbondante ed assortito e si avverte soltanto la mancanza dei sali minerali.
La mia maratona si conclude con un sospiro di sollievo, seguito immediatamente da una bella doccia calda, una gustosa pizza accompagnata da una fresca birra, un abbraccio ed un arrivederci “alla prossima” ai tanti “amici di fatica” e poi via, verso casa, con la mente più fresca e pronta per affrontare la nuova settimana, intensa di lavoro e fitta di impegni.
In questa giornata lo Sport ha abbandonato la sua vena agonistica per unirsi a noi SuperMaratoneti, con semplicità, nel nome dell’Amicizia e della Solidarietà. Usciamo da questa esperienza alleggeriti, ma più forti, uniti e consapevoli.
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