11^Verona Marathon: scarpe vecchie o seminuove?

Il primo si è adoperato per far inserire anche il mio nominativo tra gli iscritti, malgrado i tempi per l’iscrizione fossero scaduti; il secondo ha ritirato di persona pettorali e pacchi gara al sabato, facendoceli trovare puntualmente la domenica mattina al palasport, e addirittura andando a tutti i bus-navetta in partenza e arrivo per consegnare i numeri a chi dei supermaratoneti non si era presentato al luogo convenuto; la siora Catarina (condomina della siora Nadalina) ha collaborato con Ferri in questa impresa, curando poi in maniera particolare l’iscrizione alla gara dei 10 km. Se ho potuto gareggiare nella massima tranquillità, partendo da casa solo alle 6,30 della domenica, lo devo soprattutto a loro.

Un’altra gratitudine devo esternare alle mie scarpe, Puma taglia 45 comprate per 50 euro a un mercatino reggiano post-gara nel giugno 2009, fatte esordire in maratona a Parabita nel febbraio 2010 (4.15 con pubalgia), ripresentate alla 42 della Rimini Extreme nel luglio, e poi su e giù da Udine a Bari, da Reggio a Terni (miglior tempo di queste scarpe), da Ferrara a Padova (tre secondi più che a Terni: Gozzi ricorderà che non avendo tenuto conto dell’ora legale, arrivai alla partenza 10 minuti prima dello sparo), dall’ultima Sommacampagna all’ultima 100 della Rimini Extreme (12h 25’) e così via; poi risuolate, fino alle ultime cinque maratone su asfalto del 2012 (Crevalcore, Napoli, Colico, Martinsicuro e appunto Verona). Ormai, le usavo solo per le maratone (ovviamente non per i trail), incerottando la tomaia nei punti in cui stava cedendo, e pazientando se non erano più elastiche e reattive come i primi tempi.

Magari, qualche collega supermaratoneta mi dirà che dopo 17 maratone e una Cento le scarpe sono come nuove, e che semmai bisognerebbe cambiare i piedi…: impresa nella quale sono già ben avviato, se è vero che a giugno e a luglio mi hanno tagliuzzato per due verruche al piede destro, e lo scorso venerdì, alla rinomata clinica bolognese Villa Erbosa (non lontana dalla sede del Club Supermarathon), mi hanno rilavorato lo stesso piede col laser, lasciandomi 3 o 4 punti per ricordo.

Sia come sia, la maratona di Verona mi è piaciuta, e se è vero che al traguardo principale sono arrivati in 1699, 175 in più che nel 2011, vuol dire che piace anche agli altri, anche se ha abbandonato le denominazioni accessorie di “maratona dell’amore”, “Romeo e Giulietta” o simili minchiate, che ai podisti veri non fregano niente.

Come non ci frega niente se alla maratona c’è o no Gianni Morandi: in effetti c’era, strombazzato dai giornali e dai comunicati sul sito ufficiale; ma siccome ci tiene a far sapere, poverino, che al momento non è abbastanza allenato per correre una maratona (veramente, l’ultima da lui corsa, secondo le classifiche di “Correre”, risulta quella di Sanremo nel 2007, e me la ricordo bene perché arrivammo insieme in 3.50), ha fatto scrivere che partecipava solo alla staffetta di 26+16, naturalmente nel tratto dei 16 che oltre a essere più corto era anche urbano, dunque offriva la claque. In effetti, una de Padoa m’à dito che Morandi l’à corso (ma, la dise, tuto gobo e col mento che squasi el tocava tera), in compagnia della Fogli, e i soliti comunicati ufficiali dicono che ha completato il percorso in un prodigioso 1.22:28, che gli varrebbe il 32° posto di frazione. Peccato che la classifica ufficiale della Tds ignori sia Morandi sia la Fogli. Non sarà che hanno corso senza chip, o che entrambi hanno corso la seconda frazione senza preoccuparsi che arrivasse il loro compagno della prima? Tre o quattro anni fa, alla Run Tune Up di Bologna, arrivato sul traguardo vidi Morandi già sul palco, festeggiato con tanto di medaglia al collo, e mi vergognai di me per essermi fatto distaccare tanto. Qualche giorno dopo lessi che Morandi era stato squalificato per taglio di percorso…

Parliamo allora di noi: ho visto qualche consocio alla partenza di S. Ambrogio di Valpolicella, dove mi sono incamminato con Adriano Boldrin (che invano ho tentato di mettere in sintonia con una desideratissima podista siculo-vignolese), e Mario Liccardi mi ha fotografato già da dentro alle gabbie. Durante il percorso ho incrociato Mastrolia, che spingendo il baby-jogger ha chiuso in 3.37, Ancora (5.32); nelle docce ancora Ferri (4.16). Come il vento se ne è subito andato via il compatriota Aligi Vandelli (3.53), mentre Libero Zerbinati mi ha passato al km 33 dandomi 3 minuti. Dignitoso il 4.43 di Rita Zanaboni (che per me è legata al record personale, fatto a Russi in sua compagnia nel ’94: e ci siamo ancora…). Esattamente un’ora dopo di lei arriva l’ing. Mariolino, mentre il marò Adriano riesce a stare ancora una volta nel tempo massimo, per 5 minuti, pur lamentandosi che dopo le 5 ore cominciavano ad aprire al traffico e scarseggiavano i ristori.

In effetti, anche nei primi km lungo la Valpolicella, ai tavolini bisognava spesso aspettare che ti riempissero i bicchieri; mentre per gli spugnaggi erano offerte vasche con acqua non corrente, dove i più immergevano le mani nude e non la spugna in dotazione.

Sono le poche manchevolezze di un’organizzazione del resto inappuntabile, fino alle docce, calde ancora alle 15 quando l’ho fatta io. Di Verona credo che abbiamo visto tutto, tutte le chiese, tutti i ponti, i lung’Adige, le mura e persino qualche vicolo; in teoria, dati i frequenti avant-indree negli ultimi 15 km, a qualcuno potevano venire tentazioni di tagli, scongiurate grazie alla frequente presenza di rilevamenti chip, ben 8 tra la partenza e l’arrivo. In poche ore avevamo già il diploma con tutti i tempi parziali e i piazzamenti, così Liccardi non dovrà tribolare tanto per inserire questi numerini nelle sue classifiche.

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