Il trio delle 3 P, Pino,Piero e Paolo, dopo aver corso in Germania vicino al Lussemburgo il sabato un duro Trail chiamato Barenfels, pensava di riposarsi la domenica facendo una maratona cittadina. La sorte avversa decretò invece la cancellazione improvvisa dell’evento. Null’altro da fare che tentare l’unica maratona che rimaneva in Europa la domenica: il durissimo Ventasso. Nella disperazione più totale, alle dieci di sera di sabato, gli organizzatori italiani accettavano miracolosamente l’iscrizione. Non restava che partire sulla nostra palla di cannone: il fedele camperino. Il cannone spara a Metzingen vicino Stoccarda. La traiettoria del proiettile è lunga 850 chilometri da fare tutti di un fiato per arrivare in tempo al via. Centinaia di chilometri, volando sulle Alpi e risalendo all’alba l’Appennino. Ci sorpassa Aligi, che guardando dal finestrino ci dice: “Ma siete voi?”. Quando ritiriamo il pettorale alle 6:30, Bigi e Gemma si guardano per capire da dove sono spuntati questi tre che ieri erano in Lussemburgo.
“Et ventis advertis”, contro ogni vento avverso la vendetta è compiuta. Il Tirone ci aspetta. Ben presto impareremo a nostre spese che sarà lui a vendicarsi per averlo considerato un ripiego. Salendo lentamente i tornanti presagivamo già da Reggio Emilia che oggi avrebbe piovuto. Una gara non inedita per noi questa XII Ecomaratona del Ventasso.
E’ una bella manifestazione, molto conosciuta e molto amata. Per un giorno, questo quieto angolo di Appennino viene stravolto dai runners. La montagna è quella sopra Reggio Emilia. I comuni quelli di Busana, Collagna e Ramiseto. Busana è sul passo del Cerreto, sulla SS. 63, un alternativa un po’ più meridionale al passo della Cisa che unisce Reggio Emilia con la Spezia: “Busana é terra di passo a chi parte di Toscana e di Garfagnana et viene a Reggio o Modena…”. Questa citazione, compresa in un’ampia relazione relativa al Feudo della zona, mostra l’importanza strategica di Busana, relativamente al dominio di buona parte dell’alta valle del Secchia, delle strade e dei passi che a essa immettevano. E’ un posto molto nascosto. Probabilmente, se non fosse per l’Ecomaratona non ci sarei mai passato. Ci sono attorno molte cose interessanti. Le Terme di Cervarezza nell’antico borgo di Cervarezza, una frazione di Busana, nei pressi del Parco naturale del Gigante. L’acqua di tipo sulfureo che alimenta le terme è indicata per le cure inalatorie. Nel parco delle Fonti di S. Lucia, sgorga l’acqua minerale del Monte Ventasso. C’è un forte napoleonico situato nella zona a cavallo tra la valle del fiume Secchia e quella del fiume Enza che chiamano Fortino della “Sparavalle”, un bel nome magari da utilizzare in futuro per una corsa in discesa. C’è il “Museo del sughero”, una mostra permanente sulla lavorazione del sughero e la produzione di tappi, attività che si svolgeva da queste parti. Al km 38 si passa nei pressi del misterioso l’osservatorio astronomico chiamato GAdAR. Un poco prima si trova il Parco Cerwood, il parco avventura più grande d’Italia con 22 percorsi per bambini e adulti e l’impianto da paintball più grande della provincia, unico in Emilia Romagna a disporre di un campo da Woodsball (combattimento nel bosco). E’ un gioco che è considerato quasi uno sport, dove si fa la guerra eliminando l’avversario a colpi di palline di gelatina riempite di vernice vivacemente colorata. Forse sarà una delle mie passioni in una prossima vita. Per adesso preferisco le palle di cannone.
L’Ecomaratona del Ventasso è veramente Eco. Tutta in ambiente naturale, sentieri, mulattiere e carrareccia. Quasi zero asfalto se non per degli attraversamenti obbligati. Da Busana si parte da una quota di 800 metri. Poi si va su e giù fino al picco massimo di 1.727 metri sulla cima del Monte Ventasso. Il dislivello positivo si dice che sia di 2.300 metri. Sappiamo tutti che è la gara estiva più dura. Il fatto di farla in doppia dopo un altro trail e non aver dormito la rende proibitiva. Ma ci proviamo lo stesso, vediamo come andrà a finire. Oltre alla maratona che parte alle 8.30, ci sono altre quattro gare più corte che partiranno dopo.
Il paesino esplode fin che si parte. E via a tenere ben saldo l’ultimo posto. Stranamente, sono partito per ultimo e, pur controllando le retrovie, mi spuntano km dopo km sempre nuovi concorrenti da dietro come sgorgassero inspiegabilmente dal sentiero. Da dove arriveranno? Non è dato sapere. Si saranno persi? Alla partenza hanno detto che è impossibile perdersi. Il percorso infatti è fin troppo ben segnalato con cartelli, frecce e fettucce di colore bianco/rosso, e dopo una segnalazione se ne vede subito un’altra, è difficile lasciar la retta via.
Dopo la partenza da Busana, il percorso tocca Casale, Cervarezza, Camping Le Fonti. E poi arriva lui: il famoso “Tirone”, ovvero circa 5 km di salita continua. Dura la vita fino al rifugio S. Maria Maddalena, ci vuole tanto fiato e gamba. Dopo un pericoloso burrone, si entra in un bosco per poi sbucare allo splendido lago: il Lago Calamone, finalmente 5 minuti di piano. Di ascesi in ascesi, eccoci finalmente al supremo dolore del Monte Ventasso! Si sputa l’ultimo sangue, ma la vetta arriva subito. Le altre volte qui praticamente era finita: poi era tutta una bella discesa. Ma stavolta, no! Dopo aver raggiunto in una pioggerellina la cima con Pino, ci facciamo le foto sotto la mitica croce di ferro. Ci allontaniamo. Camminiamo su uno spartiacque che sembra il filo di un equilibrista. Burrone a destra e burrone sinistra: senza rete. Appena arriviamo proprio in mezzo allo spartiacque sospesi nel nulla, sotto di noi ci aspettiamo l’applauso del pubblico del circo. Sale l’attesa. Rullo di tamburo. Ziiing: fulmine accecante. Broom: rombo di tuono. Orca che botta! Sotto di noi è balenato un lampo, la terra ha tremato, i timpani son offesi, gli occhi non vedono. Tutto nero tra le nubi che son sempre più nere. E’ l’inizio della vendetta del Ventasso. Un temporale non hai mai fatto paura, ma scendiamo da quei sentierini col dirupo a latere con le pulsazioni a 1000 ed il timore di volare via. Ecco la burrasca che arriva. Sale il vento e la pioggia. Ecco il tuono:
“Prende forza a poco a poco,
Scorre già di loco in loco,
Sembra il tuono, la tempesta
Che nel sen della foresta,
Va fischiando, brontolando,
E ti fa d’orror gelar.
Alla fin trabocca, e scoppia
Si propaga si raddoppia
E produce un’esplosione
Come un colpo di cannone,
Un tremuoto, un temporale,
Un tumulto generale
Che fa l’aria rimbombar”.
Il panico, generato dal fatto di essere in una vera propria tempesta senza ripari e appigli, alla fine si tramuta in un sincero e totale abbandono alla nostra sorte. “Ventasso fa di noi quello che vuoi!”. Scendiamo lentamente scivolando nel fiume d’acqua. La telecamera va a mollo con tutti i filmati. Mezz’ora di navigazione a vista scandagliando i fondali. I bei sentieri erbosi dove volavamo gli altri anni sono degli scivoli o dei trampolini per il salto con gli sci. Per quasi 5 km continuamo così fino al Monte Miscoso. Finalmente finisce tutto e si può corricchiare. A Cerwood, il parco avventura, esce finalmente un po’ di sole. Al 40esimo in discesa io e Pino sentiamo dietro di noi la carica di un branco di bufali inferociti. Saranno dei cinghiali che vengono a finirci. Ci mancava solo questo! Ci spostiamo per farli passare. Ma ecco che, invece dei feroci animali selvatici, appare Vito Piero che solca la discesa con gran colpi al suolo, scurissimo in volto. “Andiamo. Il Ventasso non ci può sconfiggere!”. E’ l’ora della riscossa. Il terzetto ricompattato riprende animo. Mario Ferri e Aligi ci hanno aspettato fino alla fine. Tagliamo esultanti assieme la “finish line”. Fuori da ogni tempo limite, l’organizzatore ci rimette in classifica. Alla fine noi tre ci abbiamo messo 2 ore in più dell’ultima volta, ma il Ventasso è disperazione e terrore di ogni runner, luogo di antiche leggende, dove i cavalli correvano selvaggi, dove il lupo è tornato di casa, dove i temporali son terremoti, a modo nostro è stato sconfitto! Vittoria! Vittoria! Vittoria!
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


