Prima le 11 maratone sotto casa con gli amici più cari. Poi i fantastici 4 percorsi selvaggi della Quadrathon in Donegal. E infine le 12 contee irlandesi da scoprire con Denzil e suoi ragazzi autistici, rivedendo, day by day, tutti i membri dell’Ireland Marathon Club. Totale ventisette maratone completate in ventisette giorni.
Ma, a lato, ci sono state anche ventisette notti, dove i sogni spesso si trasformavano in incubi. Come all’inizio di tutto: la notte prima dell’edizione zero, quando un violentissimo temporale ha portato via metà dei 100 quintali di ghiaia che avevamo steso lungo il percorso, quasi vanificando tutti i nostri sforzi. Poi la notte paurosa passata in aereo fino a Dublino, e poi in macchina per raggiungere la punta nord del Donegal, attraverso insidiose stradine, guidando a sinistra con occhio solo, e arrivando solo 5 minuti prima della partenza. Infine, la 27esima notte. L’ultima notte, in cui ero emozionato come alla prima maratona 4 anni fa a New York e, come allora, non ho chiuso occhio, forse perché sapevo che il vero sogno l’avevo vissuto da sveglio: dal vero. Dormire quell’ultima notte sarebbe stato come buttare del tempo prezioso che non sarebbe più tornato.
Così, sabato 30 agosto, siamo arrivati all’ultima maratona della serie di Denzil: la dodicesima. Siamo a Tullamore, nella Contea di Offaly, cittadina di 12.000 abitanti, proprio in mezzo all’Irlanda famosa per il whisky “Tullamore Dew”. Denzil abita qui. Anche Shane e sua moglie Brenda, che hanno aiutato tutti i giorni nella logistica, sono di qui. Per cui è come se la 12 in 12 finisse a casa.
La maratona ha avuto uno strano e molto originale svolgimento. Sabato, 30 agosto, a mezzogiorno partiva l’evento podistico più importante dell’anno: La Mezza Maratona di Tullamore, gara organizzata dal locale “Harriers Tullamore Athetic Club” con un migliaio di partecipanti, molto ben organizzata. Per fare la “Full Marathon” ci siamo presentati 3 ore prima e abbiamo fatto un primo giro per poi ripartire con tutti gli altri a mezzogiorno. Due giri, quindi, in una campagna un pò anonima, poco cose belle da vedere, tra cui una bella scuola di campagna del 1800 che dirige Jack Haley, l’amico “finisher” delle 10 in 10 di Sixmilebridge. Grande arrivo nel campo di atletica con giro finale di trionfo con il numero 27 scritto sul pettorale.
Infiniti festeggiamenti cominciati all’interno della grande club house dello stadio di atletica con foto delle tante magliette bianche della 12 in 12 e riconoscimenti ai tre finisher: Denzil, io e Dave, la leggenda della maratona irlandese. Segue il tanto di moda gavettone di acqua ghiacciata, che qui chiamano BUCKETS ICE CHALLENGE, in cui il festeggiato, dopo un breve discorso, si immola a prendersi secchiellate di acqua gelida tra un delirio di risa https://www.facebook.com/video.php?v=10204167020009969&set=vb.1660427955&type=2&theater.
La festa è poi continuata in un pub: il Copper Pot; probabilmente non è ancora finita. Grandi discorsi, bevute e scambio di doni, tra cui una superstite maglietta delle 10 in 10 di Orta. Soddisfazione generale. Sabato sera, le donazioni erano arrivate a 15.000 euro, ma molte dovevano ancora arrivare. Florilegio di articoli sulla stampa locale. Poi la notte è scesa sul 12esimo giorno, di pub in pub, tra un coro e un ballo, di pinta in pinta, gli amici se ne sono andati… Ultimo a mollare, verso le quattro, Denzil. Tutto era finito.
Tornando a piedi al mio albergo, ho allungato verso l’Harriers Athetic Stadium. Una strana sensazione…Saliva la voglia di ripartire per la tredicesima. Contemporaneamente, il benessere dell’endorfina di tutte le 27 non mi faceva stare a terra. Mi son messo a correre, fissando il sole che sorgeva in fondo alla valle. E scendevo in un luogo in cui per i mortali la vita è bellissima, con eterni soffi di zefiro mandati dall’oceano, rinfrescanti per gli uomini, dove si vive perennemente sereni, in immensi campi fioriti, sotto nuvole eterne.
Addio 12 in 12.
Goodbye IRELAND!
Goodbye DENZIL!
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


