L’avevo corsa anche l’anno scorso, anzi ne avevo corse due poiché il venerdì precedente si corre, come tradizione da queste parti, la maratona dei Directors, dove corrono gli organizzatori che poi il giorno della gara principale saranno impegnati sul circuito. Invitano, di solito gratuitamente, dei Supermaratoneti che non disdegnano le doppiette, non c’è assistenza, nè ristori. Sarebbe stata nel mio programma e avevo ricevuto l’invito, se le 12 in 12 di Denzil non mi avessero sconvolto i disegni iniziali.
Ero, inoltre, iscritto anche alla meravigliosa Achill Island Marathon, su un’isola della Contea di Mayo che si è tenuta ieri: peccato! “Magia pura” avevo scritto l’anno scorso provando le sensazioni dei selvaggi paesaggi atlantici. Facendo un paragone molto calzante, la Maratona di Longford assomiglia a quella di Reggio Emilia da noi: tutti ci vogliono andare per esserci. C’è la mezza e la ultra, un migliaio di partecipanti in totale. Siamo alla 13esima edizione.
“Friendly Marathon in the Hearth of Ireland” c’è scritto sulla maglietta e sulla medaglia, la maratona amichevole nel cuore dell’Irlanda. Essendo praticamente la terza che faccio, mi è sembrato di tornare a casa. Il percorso non è meraviglioso. I primi 10 km sono su una statale, poi si gira per altri 10 km in una stradina, si passa un fiume e si ritorna su un’altra statale. Però c’è un gran movimento, due pasta party e parecchie feste nei vari pub prima e dopo.
Questa fu una delle zone più colpite tra il 1841 e il 1851 dalla Grande Carestia; Longford perse quasi un terzo della sua popolazione per fame. E la perdita continuò nella conseguente emigrazione. Nel 1986 la popolazione era un quarto di quella che fu nel 1841. C’è infatti nella piazza principale la statua di un uomo con la valigia e un biglietto in mano: un monumento agli emigranti che non son più tornati. Ho fatto una foto insieme all’emigrante mentre gironzolavo in attesa della partenza. Facile far un paragone al maratoneta emigrante come mi sento in questo periodo, lontano non per carestia ma per voglia di conoscere e di fare. Comunque qui io ci son tornato. Ed è stato bello esserci, tornando a casa.
La contea di Longford è situata sul bacino dello Shannon e sul bacino superiore del Lough Ree. La pesca in queste acque è la maggiore attrattiva della contea.
Il villaggio di Lanesborough è la base principale per la pesca di svariate qualità di pesci d’acqua dolce, può essere effettuata dalle rive dello Shannon o affittando un barca sul Lough Ree. In generale, è un territorio costituito di pianure ondulate, corsi d’acqua e paludi, oltre a paesi silenziosi, laghi, torbiere, pascoli, acquitrini, scenari selvaggi, gente schietta, atmosfere intime e una pace assoluta. Qui, nel magnifico silenzio, è famoso il detto che i pescatori “ascoltino i pesci” e i nostalgici “respirino il passato”. Qui nacque lo scrittore Oliver Goldsmith che scrisse “Il vicario di Wakefield”, uno dei libri più letti nell’ottocento. Racconta le vicende del vicario e dei sei figli che vivono una vita idilliaca in una parrocchia di questa campagna che abbiamo attraversato con la maratona.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


