Dopo aver corso con me l’anno scorso la 10 in 10 a Sixmilebridge, ha pensato bene di fare una 12 in 12 in proprio per tirare su un pò di soldi e aiutare le famiglie con figli autistici che vede tutti i giorni in serie difficoltà. L’obbiettivo è raggiungere i 25.000 euro. Di certo ce la mette tutta. Piazza ogni mattina la baracca con la moglie Vincent. Rilascia interviste. Vende magliette. Accoglie tutti. Corre tutte le maratone, accompagnando i più veloci, di solito sotto le quattro ore. Arriva si cambia e aspetta tutti compreso il sottoscritto. A big, big, big man. Questo sì che è un grande uomo.
Oggi la squadra di Denzil si è trasferita a nord nella contea di Louth, nella città di Drogheda, a metà strada tra Dublino e Belfast. La giornata si presenta cupa, ma poi il vento caccia le nubi e la pioggia. Si riesce a finire con il sole. Oggi i partecipanti totali sono stati una cinquantina, diciannove i maratoneti. Il direttore di gara che ha tracciato il percorso è Ollie McHugh, un quarantacinquenne che lavora per la Toyota e che è il primo direttore a correre anche la maratona, lasciando le incombenze tecniche alla moglie, anche se confessa di non aver dormito tutta la notte.
Teatro dell’evento, questa volta, è un hotel in antica dimora nobiliare riconvertita in Country Club. Ritorna il sereno sulla manifestazione, veramente allegro il clima, soprattutto ravvivato da uno squadrone vestito di rosso e supporters con striscioni che partecipano alla mezza. Avevano una strana maglietta con la mezza luna, pensavo fossero arabi e invece sopra lo stemma di Drogheda sono poste una stella e una luna crescente, che hanno le loro origini con Riccardo I d’Inghilterra (Cuor di Leone), durante il cui regno venne concesso lo statuto cittadino da parte di Hugh de Lacy, che dà il suo nome al Ponte de Lacy a Drogheda.
Il percorso consiste in quattro giri attraverso la vivace città di Drogheda, passando sotto il meraviglioso ponte ferroviario di metà dell’ottocento. Drogheda acquisì un collegamento ferroviario con Dublino nel 1844, fu costruito questo ponte, che chiude la città verso il mare, che è di una bellezza unica. Forse è un destino, infatti in irlandese Drogheda significa “ponte del guado”. E’ una cittadina industriale e portuale della contea di Louth, sulla costa orientale dell’Irlanda, 56 km a nord di Dublino. Per la prima volta corriamo su un pezzettino di mare, anche se interno, e siam passati vicino a 2 navi. Il fiume Boyne divide la città in due, una nel territorio storico del Meath e l’altra in quello della Contea di Louth. Con l’espansione dell’economia irlandese negli anni 1990, nel periodo che chiamano della “Tigre celtica”, Drogheda è diventata uno dei posti privilegiati da chi lavora a Dublino per comprare una casa. I prezzi degli immobili nella capitale sono proibitivi. Siamo passati dal centro di Drogheda, che è stato molto trasformato negli ultimi anni. Sono stati aperti due grossi centri commerciali che deturpano il paesaggio. Bella l’isola pedonale e il lungo fiume anche se non ci siamo passati. La città ha una grande importanza storica. Venne fondata nel 911 dai danesi e ottenne lo statuto ufficiale nel 1194. Il parlamento irlandese si spostò nella città nel 1494 e approvò la Legge di Poyning l’anno seguente. La città fu assediata per due volte durante le guerre confederate irlandesi. Nella seconda occasione venne catturata da Oliver Cromwell, nel settembre 1649, come parte della conquista Cromwelliana d’Irlanda. Drogheda fu sede del massacro dei difensori realisti. La battaglia del Boyne, 1690, si svolse qui nei pressi della città, sull’omonimo fiume. 15.000 soldati vi morirono.
Sono stato a visitare il luogo della battaglia. Un luogo davvero unico. Si annusa ancora l’odore della polvere da sparo e del sangue. Da una panchina in cima alla collina, si vede l’immensa pianura dove han lasciato piazzati dei cannoni. Qui si decise la storia dell’Irlanda e di una parte d’Europa. “La battaglia del Boyne fu lo scontro decisivo della Guerra guglielmita all’interno della Guerra della Grande Alleanza. Giacomo II Stuart era sbarcato nel marzo dell’anno precedente nella cattolica Irlanda nel tentativo di farne la base di partenza per la riconquista del regno d’Inghilterra. Sostenuto da una forza di spedizione francese al comando del duca di Lauzun e dei suoi sostenitori (detti giacobiti) raccolse attorno a se un numerosissimo esercito mal attrezzato e inesperto. In realtà le forze degli eserciti contrapposti si equivalevano. Guglielmo III d’Inghilterra contava su quindicimila uomini al suo seguito che si congiunsero con l’esercito eterogeneo che, guidato dal conte di Schomberg, dall’anno prima contrastava le mosse dei giacobiti. I due eserciti si scontrarono sulle rive del fiume Boyne, considerato la porta d’entrata di Dublino. Guglielmo III durante una ricognizione, prima ancora dello scontro vero e proprio, fu ferito, corse la voce della sua morte e addirittura un messaggero giunse a Parigi con questa notizia. In verità era solo una ferita superficiale. Giacomo II era convinto che la sua posizione fosse vantaggiosa ma non calcolò l’irruenza e il coraggio di Guglielmo. Mentre Schomberg guadava il fiume a sud, Guglielmo affrontò il nemico direttamente al centro dello schieramento e riuscì ad attraversare il fiume con oltre ventimila uomini. I giacobiti si ritrovarono quindi ad affrontare il nemico su tre fronti, sbandarono e si ritirarono in disordine. Giacomo II, deposto due anni prima da Guglielmo d’Orange, si ritirò a sud e fu quindi costretto a fuggire di nuovo in Francia. Con tale vittoria re Guglielmo si assicurò il dominio indiscusso sull’Irlanda, che sarà reso definitivo l’anno seguente con la caduta di Limerick, l’ultima piazzaforte in mano giacobita. Niente fu più come prima”.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)



