12^ Maratona Istriana, dalla mia Maestra

12 aprile – In una delle giornate più dense del calendario italiano ed europeo (maratone di Parigi, Milano, Russi, ultramaratone di Venezia, una quantità di mezze, la Vivicittà che addirittura avrebbe assegnato il titolo per giornalisti e dunque sarebbe stata al caso mio), per togliermi dall’imbarazzo e conoscere luoghi nuovi ho deciso di approfondire un minivolantino, formato cartolina illustrata, trovato in autunno alla maratona di Lubiana. Per fortuna, le informazioni erano date, oltre che nell’ostico linguaggio locale restìo alle vocali (tanto che il navigatore mi diceva: “prendi la direzione Ti Erre Esse Ti”, cioè Trst ovvero Trieste), anche in italiano e inglese. Anzi, diversamente da quanto temuto, la lingua italiana è genericamente conosciuta dai locali; e gli organizzatori rispondevano tempestivamente a ogni domanda; e allora mi sono deciso.
Curioso il fatto che la quota di 48 euro fosse identica per qualsiasi distanza, dai 10 alla mezza alla maratona intera; comunque, contenti loro contenti tutti: ai 165 classificati nella gara più lunga (di cui 32 donne, più alcuni ritirati o ftm) si sono aggiunti 1017 arrivati nella 21, tra cui ben 350 donne, e 616 nei 10 km competitivi (ma solo 3 donne!), più tanti altri nelle gare di walking, giovanili e altre specialità (ci si poteva iscrivere persino nella categoria “piedi nudi”).
Per mia colpa, la zona attorno a Capodistria era totalmente ignota; certo, mi avevano salato il sangue i racconti (molto riservati, quasi tra parentesi) della leggendaria Maestra elementare, fuggita a vent’anni da Pirano, e che ritrovai molto più tardi nella sua ultima residenza di Gorizia (dove morì a 92 anni, nel 2013). Secondo lei, i miei temi di quarta elementare erano troppo giornalistici (non li abbellivo abbastanza con le “paroline del cuore”); nell’ora di ginnastica (fatta tra i banchi, sul pavimento di legno) mi chiamava “fiaccòòone”, e aveva sicuramente ragione; però mi rivide cinquantenne nella maratona della sua città, e poi mi sentì parlare all’università, facendomi alla fine l’ultimo rimprovero del suo magistero: “parli troppo in fretta, non si riesce a seguirti!”. Aveva ragione anche quella volta.
Insomma, questa maratona istriana è stata anche e soprattutto un itinerario sentimentale, con l’occhio puntato, quando si poteva, sul promontorio di Pirano (uno dei borghi più favolosi mai visti – per avere un’idea, pensate a Portofino, ma con in più una vista dall’alto che spazia fino a Grado -, e doverosamente visitato il lunedì, insieme a Isola e dintorni).
Il percorso (che a quanto pare cambia ogni anno) è una via di mezzo tra la maratona in linea e il giro circolare: si parte da Ancarano, appena oltre il confine dell’Italia, e dopo circa 14 km (i meno belli di tutto l’insieme, addirittura alcuni tra la ferrovia e l’autostrada, con due passaggi dal porto commerciale e la zona degli ipermercati) si transita sotto il gonfiabile del traguardo, sul mare di Capodistria. Da lì (dove alle 10 sta per partire la mezza, poi le altre gare di contorno) si prende la strada costiera, splendidamente ciclopedonale, fino all’ingresso di Isola (km 19), da dove comincia il tratto più duro e insieme più panoramico della corsa (nel frattempo, cominciamo anche a incrociare i primi già oltre il loro giro di boa), attraverso sterrati e poi lungo il tracciato di un vecchio trenino che ci fa oltrepassare, in una lunga galleria, la quota 66 slm, scollinamento verso l’oasi naturalistica di Strugnano con la vista sul golfo e la punta di Pirano. Il periplo delle ex paludi di Strugnano dura 3 km: all’ingresso, resto allibito vedendo il cartello chilometrico (il primo di tutto il tracciato) che segna 15 mentre il mio gps ha già passato i 27; mi ci vorrà un po’ per capire che sono i km che mancano all’arrivo (infatti poi vedremo i 10, i 5 e da lì tutti i cartelli ogni km).
Il giro ha molti zigzag e attraversamenti di strade trafficate, però sorvegliatissimi da vigili e volontari; piuttosto carenti le frecce, a parte alcune arancioni segnate in modo naif sull’asfalto: più volte (specie nelle numerose rotatorie, che qui sono più larghe e complicate che in Italia) chiedo agli addetti quale sia la direzione da prendere; ma all’uscita dal parco di Strugnano, il sentiero finisce su una strada asfaltata, senza frecce né addetti. Si va a destra o a sinistra? Per senso di orientamento, punto verso sinistra (nord), ricevendo dopo qualche centinaio di metri rassicurazione da passanti o cicloturisti, e ringalluzzendomi definitivamente nel ritrovare, grosso modo al km 30, quel ristoro che già intorno al 25 aveva offerto “pivo” (birra).
Ricomincia la salita, più diretta che nell’andata (+55 m in 3 km), senza falsipiani fino alla galleria; lo stradello è affollato da ciclisti, camminatori e famigliole, e tutti ci dicono bravo, o “demo”. Dico ciao a un bimbino di forse due anni, sul suo triciclo: questo ci pensa un po’ e mi risponde “pongioono”. Stavolta tocca a me di incrociare i più lenti, fino all’ultima, scortata da un ciclista-scopa (vedrò però che l’ultimo classificato risulta un uomo, con 6h17, seguito da alcuni DNF fino a una Vovko Tlja col pettorale n. 1 che dunque suppongo sia una vecchia gloria locale).
Molto frequenti i ristori di sola acqua (verso la fine, anche con cubetti di ghiaccio), e alle distanze più o meno canoniche quelli completi di isotoniche, arance, banane; ricompaiono perfino le spugne bagnate, che non vedevo in gara da prima del covid. Dal km 30 in avanti, il percorso è lo stesso dell’andata, ovviamente affrontato a ritmi più faticosi (ma i cartelli dell’organizzazione ammoniscono con la frase di un tal Vasko: “krepat, krepat, ma ne molat”): si ripassa dal luogo dell’affondamento del Rex, e poi le percussioni del batterista già sentito due ore prima annunciano che si rientra a Capodistria lungo la riva di Semedella, e infine il lungomare del porticciolo (mi ricorda l’arrivo della maratona di Grado, dove però devi fare lo slalom tra i passanti).
Da mezz’ora abbondante è arrivato Vittorio Cerqueni, supermaratoneta trentino (di Primiero) che ha già corso 9 volte questa gara ignorata dagli italiani (nella classifica della maratona, oltre a lui leggo solo Cristian Olivo da Latisana autore di un brillante 3.22 che gli vale il 22° posto); Vittorio è il primo della categoria over 70, e dopo un’altra mezz’ora di conciliaboli si accorgono che il secondo… sono io, cui danno una medaglia d’argento quasi uguale a quella già ricevuta come finisher.
Perfetta la consegna dei ricambi, trasportati qui da Ancarano; ristoro al traguardo ormai ridotto ad acqua e integratore, cui si aggiunge il cosiddetto pasta party nella piazza sul mare un centinaio di metri più avanti, che consiste in un semplice minestrone e una fetta di pane. Risuona il simpatico inno della “Maratona istriana – istrski maraton”, che già avevamo sentito in partenza ed è recuperabile da un divertente video sottotitolato https://istrski-maraton.si/it/inno ).
Niente docce né spogliatoi (per fortuna, il tempo è splendido, e ho tenuto la camera in albergo, dove mi concedo pure un’oretta di wellness in piscina). Verso sera sono disponibili le classifiche ufficiali, dove accanto al nome di ciascuno è disponibile il video del suo arrivo. Per la cronaca, ha vinto lo sloveno Bine Fljnik, quasi in volata sul connazionale Jure Orehek (2.41:45 contro 2.41:54): li avevo visti appaiati già al nostro incrocio in periferia di Strugnano. Diciotto sloveni nei primi 18 posti, seguiti da un indiano (!), poi dal nostro Olivo che risulta il secondo straniero. Tra le donne, come già a metà gara c’è un abisso tra la vincitrice Jasmina Kozina Praprotnik (3.14:08) e la seconda, staccata di venti minuti; quattro slovene nei primi quattro posti, seguite da due austriache e ulteriori quattro slovene.
Insomma: una bella gara, ma che schiacciata dal calendario internazionale non riesce a trovare spazio oltre l’area locale. Il sito annuncia che la prossima edizione, 12 aprile 2027 (ma sarà domenica 11), avrà Isola come sede principale.

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