Terminate le onoranze funebri al migliore di tutti noi, si torna a parlare di corsa. Lo fece anche il Pelide dopo la morte di Patroclo. Il rogo arse per tutta la notte, al mattino seguente indisse i giochi funebri: la gara dei carri, la lotta, la gara di combattimento, il tiro con l’arco, il tiro della lancia e, naturalmente, la corsa, vinta da Ulisse che precedette Aiace Oileo.
Stanno tutti raccolti sotto lo striscione della 12^ Edizione della Maratona della sabbia, quando ai concorrenti viene data la ferale notizia che butta nello sconforto.
Sapevo che Beppe si stava spegnendo lentamente come una candela, eroso dal tumore prostatico metastatizzato. Ero preparato al peggio, ma si spera sempre che accada il più tardi possibile. Mi auguravo che la sua forte fibra resistesse fino al 9 marzo, giorno della Maratona di Brescia, un po’ per lui che ci teneva tanto alla gara della sua città, un po’ per me che era l’occasione per andare a trovarlo nuovamente. Questi ed altri erano i pensieri che attraversavano la mia mente durante il minuto di silenzio.
Si parte con gli occhi lucidi, in questa edizione che torna all’antico. Niente 50 km, soltanto 21 km e 42 km.
Coloro che temono di perdere il treno o che vogliono trovare a casa gli spaghetti ancora fumanti o per altri motivi, anticipano la partenza di mezz’ora.
La sabbia è compatta e il mare calmo con onde che placidamente vanno a rotolarsi sulla riva. E’ il cielo che desta le maggiori preoccupazioni con i suoi nuvoloni neri carichi di pioggia. Si spera che tenga per tutta la durata dei sei giri previsti.
Sulla sabbia solida della battigia si corre meglio che sull’asfalto, quasi come su un tappeto di erba verde. Ma quando un fiumiciattolo interrompe la continuità della spiaggia e, per superarlo, bisogna attraversare tutto l’ampio arenile per guadagnare il marciapiede del lungomare, la musica cambia. Si sbanda, si affonda, si balla il twist finchè non si raggiunge nuovamente il bagnasciuga.
Si balla pure al giro di boa sud, provvisto di tappeto rilevatore del chip, e a quello nord, presidiato al primo passaggio da Francesco Capecci in persona e poi lasciato incustodito.
Ai giochi funebri in onore di Patroclo, assente Achille, vinse Ulisse. Ma qui, a San Benedetto del Tronto, il piè veloce c’è e si chiama Marco Bonfiglio, che sfiora la sabbia, inseguito da Fabio Costantini e Amedo Bonfanti.
Vola Luisa Betti nella sua sgargiante maglietta color fuxia e il viso coperto da grandi occhiali. La neuropsichiatra Laura Ravani, forte di psiche, leggera di fisico e agile di gambe, marcia tranquilla e sicura, incurante del ritmo della “battisabbia”.
Domina il silenzio, interrotto dall’ansimare dei concorrenti e dal flebile mormorio delle onde che vanno a terminare la loro corsa sulla spiaggia.
La monotonia viene infranta dall’irrompere di una squadriglia di cavalli che lascia profonde orme sul terreno, interrompendone la compattezza.
Vola troppo alto Luisa Betti, osa troppo e, come Dedalo, comincia perdere quota, atterra e si ritira intorno al quarto giro.
La fatica inizia a farsi sentire e il ritmo cala. Anche le nubi nel cielo si stancano e non ce la fanno più a trattenere la pioggia, che scende per una ventina di minuti, accompagnata da un vento gelido che percuote le spalle.
La pioggia aumenta la difficoltà di una gara di per sé faticosa e forse più lunga dei 42 km. I partecipanti non seguono un percorso rettilineo, ma la serie infinita delle concavità che le onde lasciano sulla riva. Il momento è critico e per alcuni problematico il prosieguo della gara.
Poi la poggia cessa, il vento gelido pure, e si riprende a correre con lena.
Piove ancora all’arrivo di Marco Bonfiglio al traguardo (2:53:35), seguito da Fabio Costantini (3:10:00) e Amedeo Bonfanti (3:11:21).
Non piove più quando taglia il traguardo Laura Ravani (3:57:55), Alessia La Serra (4:21:15) e Carmela Marseglia (4:26.41).
La gran parte degli arrivi avvengono mentre il sole fa capolino fra le nuvole.
Ho appena tagliato il traguardo, Paola mi guarda con i suoi occhi azzurri e mi mette la medaglia al collo. Inforco la macchina fotografica, e chi è il primo, giunto dopo di me, che riprendo? Lorenzo Gemma: “Dedico questa maratona a Beppe Tog…” il pianto non gli permette di completare la dedica.
Stesso mare, stessa spiaggia, stesso organizzatore con la stessa moglie (di questi tempi…), stesso speaker, stessa calda accoglienza in questa 12^ Edizione della Maratona sulla sabbia di San Benedetto del Tronto, che ha fatto registrare 108 classificati, di cui 17 donne.
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