Provenienti da Bologna, arriviamo alla stazione di Brisighella, giriamo a destra e imbocchiamo il bivio per Rontana. Dopo circa tre chilometri eccoci all’interno del Parco Regionale della Vena del Gesso Romagnola. A ricordarlo, varie statue artistiche in gesso sono posizionate ai bordi di uno stradello da percorrere a piedi per raggiungere il Rifugio Ca’ Carné,dopo aver lasciato l’auto in un piazzale. Il Parco è meta di escursionisti, visitatori domenicali e gite scolastiche. Oggi, anche luogo di una massacrante 12 ore trail.
Per la maratona occorre completare 22,5 giri di 1,880 km/cad per un dislivello positivo di circa 80 m. Alla fine della maratona, il dislivello totale sarà 1.800 metri. Marco Bonfiglio, il vincitore della 12 ore con 90,550 km, avrà alla fine scalato una montagna alta 3.850 metri! Ad ogni giro, le parti veramente corribili sono pochissime, non più di 500 m arrotondando per eccesso. I tratti pianeggianti non esistono. Nelle ripide salite, caratterizzate da imponenti affioramenti gessosi da scalare, correre è impossibile. In discesa, cristalli di gesso affioranti, radici emergenti, terreno impervio, budelli e inghiottitoi vari impediscono di lasciarsi andare.
Naturalmente ragiono da “non specialista”, in quanto faccio parte della schiera di coloro che non posseggono le capacità fisiche e mentali per affrontare questo tipo di competizioni. Dopo alcune caduta rovinose nel corso degli anni e qualche costola rotta, le corse trail mi sono diventate indigeste.
Non avevo capito di dover correre una 12 ore in un circuito del genere. Non contentandosi di essere poco loquace, in questo caso Enrico si è superato: è stato muto come un pesce! Dopo un primo giro affrontato prudentemente per sperimentare il percorso, le difficoltà non sembrano però insuperabili: le ore a disposizione sono dodici e (che diamine!), anche passeggiando, la gara è alla portata di tutti. Corro il secondo giro baldanzosamente in circa 18 minuti rischiando però di cadere e slogarmi le caviglie. Presto la baldanza iniziale scompare: i minuti occorrenti per completare il circuito diventano 20, poi 30, infine 40.
A sette giri dalla fine tendini, articolazioni, quadricipiti, anche, piedi e ginocchia urlano vendetta. Fatico anche a camminare, barcollo ma non mollo. Mentre arranco, mi superano decine di volte i primi della classe: non posso fare a meno di ammirare l’agilità delle prime tre donne, Tiziana Sportelli, Alessia La Serra e Sonia Lutterotti; e la potenza dei primi tre uomini, Marco Bonfiglio, Roberto Campostrini e Cristian Mazzotti. Cristian si concede anche il lusso di correre un giro insieme alla moglie Debora Garavini (prima nella 6 ore) e le sue due figliolette, già agili, scattanti e flessuose come lui. C’è anche la vincitrice dell’ultima Maratona del Presidente, la bionda Luisa Betti la quale, partita un’ora e mezza dopo lo start, si classificherà quarta con oltre 50 km percorsi.
A parte qualche ritiro iniziale, tutto si svolge nella norma. Ottima l’organizzazione ed efficiente la logistica, compreso la doccia gelata all’arrivo che in questa giornata afosa è benedetta. Una doverosa precisazione: oggi come non mai le sensazioni descritte sono solo mie. Raccontata da uno specialista del trail, sarebbe tutta un’altra storia.
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)


