Eppure, questa maratona (nata, se ricordo bene, su viva istanza di William Govi che per completare il suo record stagionale aveva bisogno entro la fine del 2001 di una gara ufficiale, al posto di un’altra che era saltata: chi dice a Beirut, chi dice ad Assisi) è arrivata alla tredicesima edizione, e anche quest’anno ha adunato 307 maratoneti, più 64 staffette di quattro atleti. È sopravvissuta alla maratona ‘vera’ di Calderara a novembre, che a sua volta aveva rimpiazzato quella vergognosamente abortita di Bologna (e ripeto il mio ‘vergogna!’: Bologna è uno dei pochissimi capoluoghi di regione in Italia, e dei pochissimi capoluoghi di provincia in Emilia-Romagna, a non avere una sua maratona); sfida un periodo in cui pochi vogliono correre, sia per ragioni climatiche sia perché il 31 dicembre mattina è giorno lavorativo per molti, eppure accresce il numero dei classificati di un buon 20% (307, contro i 244-245 degli ultimi due anni), cui si aggiungono 62 staffette a 4 componenti, capaci di attirare sia atleti di buona levatura (il più veloce, Andrea Zambelli della Scandianese, ha tenuto i 3’ esatti a km!), sia ‘dilettanti’ di qualunque caratura, compreso il sottoscritto che con la sua media di 4:52” ha fatto perdere cinque o sei posizioni alla staffetta dei “Podisti per caso”, dove gli altri (Dennis, Alessio, Nello) viaggiavano tutti sotto i 4’. Ma nella roulette delle supplenze gli sono capitato io e pazienza: grazie tante che dei 17 minuti di vantaggio che vantavamo sulla Salcus, sia riuscito a perderne solo 14 rispetto all’ultimo frazionista (che era il loro migliore), mantenendo così un ventesimo posto assoluto di squadra (16° di categoria, su 35).
Invece, proprio nell’ultimo km mi ha passato la prima staffetta femminile, decisamente coi fiocchi (Alcherigi-Galli-Cimmarusti-Spagnoli), ma per fortuna avevano una classifica separata… A proposito, vedo che alcune squadre erano equilibrate fra 2 maschi e 2 femmine: è un peccato metterle insieme alle staffette maschili, e forse – visto che alla fine patron Gozzi ha aumentato le premiazioni – era il caso di fare una graduatoria solo per loro.
Per stavolta ci siamo contentati del pacco gara comune, asciugamano, calze, vasetto di piselli e carotine S-Lunga (ogni tanto, qualcosa che non sia Coop). In più, il pranzo del podista elargito dietro offerta minima di 1 euro: piattone di pasta, due qualità di carne, contorno, vino a volontà; e spero caldamente che i podisti, anche quelli notoriamente tirchi, abbiano versato un po’ di più del minimo sindacale.
Tornando alla corsa, vorrei dire che il panorama non è poi quella cosa orrenda di cui si parla, specie da quando il circuito è stato allungato a 5,5 km: ci sono zone verdi, si vedono bene le montagne, e soprattutto c’è lo spettacolo degli aerei che atterrano e ti passano sopra a pochi metri di altezza. Non è che cercassimo l’idillio leopardiano quando su queste strade correvamo la maratonina Stiassi …
In più, c’era l’incontro, giro dopo giro, coi vecchi amici maratoneti; taluni che farebbero meglio a fermarsi prima di incorrere in guai peggiori, magari a seguire le orme di Rizzitelli-Gargano che dopo aver battuto tutti i record possibili sono in crociera attorno al mondo, si spera senza Schettino a timonare. Tutti allegri e già col loro calendario fisso in mente (st’etra stmana a vag a Crevalcùar, a mì me piase l’arzene de Bagnacavào, poi se vedemo a magnà a Terni, ma vidisti chilla 8 ore su nu circuito den ghilomedro…?). Su tutti, vorrei citare solo Antonio Mazzeo, medico che cura se stesso e finisce la sua ennesima 42 in 4 ore e 34: che ricordi, quando corremmo insieme la Bologna-Zocca e lui – che aveva corso il giorno prima a Capraia e Limite – dopo il km 40 mi distaccò.
Più prolungati i contatti coi colleghi staffettisti, sia durante l’attesa del rispettivo turno, sia negli spogliatoi o sotto le docce (sì e no tiepidine: altri anni andò meglio, ma eravamo in meno!). Ecco le due squadre “Forza Wainer”, per incoraggiare un amico colpito da leucemia, che vanno da Alessio Guidi patron delle “Galline volanti” (e anche di qualche pantera, debitamente immortalata sul suo calendario 2014), che parte esattamente insieme a me e mi infligge 9 minuti; a Nicola Montecalvo, mio scolaro (evidentemente non di corsa), ormai primo trailer della regione, che nella sua frazione va più forte di eccellenze del podismo bolognese come i compagni di squadra Tiziano Favaron e Andrea Bernabei.
Meno competitiva ma più commovente una staffetta leggendaria di Spilamberto, che annovera Emilio Borghi, decatleta, già assessore allo sport e pezzo grosso della Fidal regionale, nonché partecipante a tutte le edizioni della maratona di Carpi; e Bruno Monelli, l’unico corridore in attività che riconosco come più anziano di me perché cominciò nel 1971 e io “solo” nel 1972.
Degni di nota pure gli “All Stars Reggio”, dove i 3 uomini, comprendenti Paolo Manelli, inventore della maratona di Reggio, sono completati dalla moglie di Paolo, Cinzia, che va 2 minuti più veloce del marito.
Tempestive le premiazioni, anche grazie alla regia-Tds di Sandrone Dalla Vecchia: ma perché anno dopo anno non si riesce a dare un microfono a Claudio Bernagozzi? A pranzo, il maestro Montaguti mi dice della scomparsa di Francesco Battilana, penna sopraffina degli ultimi anni del “Podista”: tornano in mente i suoi primi reportages che suscitarono le proteste delle benpensanti, quando scrisse di aver corso in compagnia di una famosa campionessa che ruttava e sco* in continuazione; e rileggo gli ultimi, sul “Podista” di luglio-agosto scorsi, in cui narra di una salita “catartica ma indigesta”, di un “tangibile e potabile riconoscimento di una damigiana da 25 litri di sangiovese”, e si augura (ahimè invano), di tornare a correre “se sopravvivo ai miei attuali acciacchi”.
C’è il tempo di un’ultima chiacchierata con un’altra leggenda vivente del podismo, Giuseppe Cuoghi della Cavazzona, che oggi non corre, e giudicando dall’esterno molti colleghi, dice che parecchi farebbero bene a mettersi in bacino di carenaggio come sta facendo lui; ma che Calderara, un posto così brutto (non ci vengono nemmeno più le signorine abbronzate che negli anni antichi offrivano al guerriero-podista un riposo a modico prezzo!), per un giorno all’anno diventa piena di vita e di allegria, e quasi bella grazie alla maratona.
“Questa conclusione – scrive Manzoni al termine del suo romanzo -, benché trovata da povera gente, c’è parsa così giusta che abbiam pensato di metterla qui, come il sugo di tutta la storia”.




