Da allora Zermatt è esplosa diventando una località conosciuta e famosa a livello internazionale. Cementificazione massiccia ancora in atto, anche se, dicono, nel rispetto dell’ambiente. Con gli anni si sono un po’ pentiti. Non fanno salire le macchine e girano solo taxi elettrici. Ma si sente il puzzo delle caldaie a gasolio.
Venerdì pomeriggio 4 luglio raggiungo il primo paesino della valle di St Niklaus, situato a 1086 m. Qui c’è il centro Maratona. Ci si può iscrivere al momento. Il pettorale costa 110 euro, ma si può viaggiare su e giù per le costosissime ferrovie elvetiche per tre giorni, questo è il punto di partenza della gara. Il centro maratona è il complesso di una scuola pubblica abbastanza spoglia che non dà una bell’idea delle scuole svizzere. Lascio il Camperino qui e vado a visitare Zermatt con il pettorale salvacondotto per le ferrovie elvetiche. Zermatt al solito è zeppa di giapponesi. Io ci son sempre venuto con gli sci d’inverno. La località è stata dichiarata la stazione sciistica più lunga della regione alpina con ben 74 impianti di risalita con capacità di oltre 70.000 persone, 400 km di piste. Io ci arrivavo da Cervinia calandomi dal Plateau Rosà con uno Skipass Internazionale. Ero ossessionato dagli attraversamenti a spazzaneve dei giapponesi, li chiamavamo “bradipkamikazen”: attenti, domani sarò io il “BradipRunner”. Su, qui vicino alla stazione di Zermatt, c’è il pasta party più caro del mondo. Col pettorale si può sbafare solo un piattino prima e uno dopo la corsa con una birretta alkoolfrei. Se vuoi fare il bis: 12Franchi!.
Piove, vado a vedere Il Museo della montagna del Cervino. Un museo interattivo, che spiega le origini del Cervino e delle intere catene alpine, le quali iniziarono il proprio cammino dal continente africano migliaia di anni fa. Più interessanti le storie dei primi scalatori, dei loro drammi, fatiche e gioie, professionali ma anche famigliari, incominciando dal primo acclamato scalatore, Edward Whynper. Per il resto piove e fa freddo e, a parte i giapponesi, non c’è in giro nessuno, per cui dietro front e torno a ST NiKlaus dove c’è molta più vita nel parcheggio di chi dorme in macchina per la corsa di domattina. Inglesi, australiani e tanti tedeschi. Le buone intenzioni di andare a nanna presto restano inattese.
Alle 9.00 si parte a scaglioni perché ci si infila subito in sentieri stretti. Dai m 1085 di St Niklaus bisognerà arrivare sino ai m 2582 del Riffelberg. Ci sono gli alphorn che sembrano il nostro fiato alla prima salita. Il percorso iniziale lascia l’asfalto e sale sempre più ripido costeggiando la ferrovia e una volta mi son dovuto fermare 5 min a un passaggio a livello. Pioviggina ma si suda.Il tempo rimane così fino a Zermatt dove c’è la mezza. Nella nebbia, salendo, si vedono i primi bastioni delle montagne che costeggiano questa stretta valle, la Mattertal. A Herbriggen, si vede il Breithorn, e il Klein Matterhorn (Piccolo Cervino). Poi da Randa il Weisshorn con il suo ghiacciaio e poi il Dom che, dopo il Bianco e il Rosa, è la terza montagna europea. Il Cervino non si vede invece fino al 22esimo e oggi gioca molto a nascondino, comunque è più affascinante, come esce ogni tanto la gamba da uno spacco di una gonna
Alla mezza a Zermatt si è 1604 m, si attraversa la città coi suoi brutti condomini e si prende uno sterrato dove non corre più nessuno. Tra il 24° e il 31° km si sale ancora fino ai 2262 m di Sunnegga. Le emozioni crescevano in modo direttamente proporzionale col salire di quota. Il Cervino viene incontro tra le nubi con tutto il gruppo del Rosa sulla sinistra. Facili vette glaciali dove su qualcuna sono anche salito con ramponi come il Castore e il Polluce, che però viste da dietro fanno impressione. Dopo Sunnegga spiana e si può corricchiare fino al muro del 39°. Il paesaggio d’alta quota e la rarefazione danno delle sensazioni di leggerezza e abbandono. Morbidi boschi di larici e rododendri rossi. Stonano un po’ le panchine con la scritta “E’ bello averla qui” che a me ricordano una casa di riposo.
Al km 39 incontro il mio amico Olivier Meslier, il francese con all’attivo più maratone nel 2014, che mi comunica che l’altro nostro amico “el palmero” (il centenario dell’Alsazia) non è venuto e infatti lo avevo cercato invano allo start. Siamo a Riffelboden, davanti all’Hotel Riffealp, qui ci scendono le piste da sci che vengono da Cervinia. C’è un parco giochi per bambini e una gran cagnara. Qui gli ultimi due km di vera arrampicata fino al Rifferlberg. IL trenino di fianco viene incontro al contrario e non voglio pensare a cosa succederebbe se si rompessero i freni su una simile pendenza. Stranamente hanno messo il cartello non dell’ultimo chilometro, ma degli ultimi 666 metri: un diabolico presagio? Bello il sentiero con tutte le bandierine Svizzere. La folla urlante, che assiste alle premiazioni, stordisce e non fa parte dell’immagine di pace che mi aspettavo. L’organizzazione elvetica ci invita ad assieparsi alle docce. Dove veniamo spinti ad entrare come in un piccolo lager. Per fortuna dagli ugelli non esce il gas…
Scampato alla doccia. Non ho voglia di stare nella massa per prendere il treno che scende. Prendo quello che sale al Gornergrat a quota m 3100 anche se la giornata non è il massimo, ma mi son fatto spedire su una giacca a vento che apprezzo molto indossare: ci saranno 5 gradi…Qui arrivano quelli della Ultra e fu il traguardo delle prime edizioni della Zermatt Marathon. Peccato per il tempo, sono in cima al mondo. Di lassù, a chiunque passava, il bradipo di Gozzano poteva dire: “Chiamami aquila!”.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


