15^ Frauenfelder Marathon (CH) – 16/11/2014. Marce militari e naia in pillole fino a 30 anni.

foto 2Le abbondantissime precipitazioni impedivano di andare a più di 80 km/h. Attraversiamo a ritroso tutta la Germania e arriviamo non prima delle tre del mattino sul lago di Costanza in Svizzera. Siamo vicino a Frauenfelde dove il giorno successivo si terrà la maratona.

Dopo aver riposato in una vecchia locanda, alle sette siamo in piedi vestiti di tutto punto per l’avventura svizzera. Il profumo delle brioche fresche ci dirotta in una boulangerie svizzera, mentre Brontolo (Mariano) viene invece dirottato dalle “sucche” (seni) di una statua rappresentante un’amazzone al centro della piazza del paesino.

Alle otto del mattino ci portiamo all’expo della Frauenfelder. Siamo tutti preoccupati perché stranamente a questa maratona spediscono il pettorale a casa e tre di noi non l’hanno. La partenza è vicina alla stazione dei treni, in una caserma. Entriamo tra i militari nel cortile della caserma. Cannoni e mezzi di assalto o difesa ci guidano. In una camerata riusciamo a recuperare i tre pettorali mancanti grazie ai gentilissimi organizzatori.

La Frauenfelder è una maratona abbastanza diversa dalle altre in quanto è legata ad una marcia militare che si tiene da più di ottanta anni qui sulle colline del lago di Costanza. Il percorso parte da Frauenfelde, attraversa una valle per poi salire con un bel dislivello a Matzingen e Wangi. Nella prima mezza maratona c’è un dislivello di ben mille metri. Quindi si arriva a Wil, che è una bella città con un centro storico delizioso. Una piazza del mercato, all’interno di un vecchio castello, segna la mezza maratona. Si ridiscende attraverso delle colline, passando per dei borghi agricoli: Santa Margherita, Lommis e Stettfurt fino aFrauenfelde e arriva qui in questa caserma.

foto 3E’ un’esperienza unica in quanto ci avvicina a quelli che sono i costumi e le usanze svizzere. Pur essendo un paese neutrale, la Svizzera ha un esercito non dico moderno ma molto presente, organizzato in modo razionale per difendere con le armi la loro neutralità e soprattutto per trasmettere questa neutralità ql cittadino svizzero.

Tutti sappiamo che la storia militare svizzera comincia da molto lontano. Erano dei favolosi mercenari. Fedeli e precisi, tanto che il Papa ha una guardia Svizzera da 500 anni. L’esercito svizzero ha delle piccole ma sostanziali vittorie che attraverso i secoli hanno dato prova che la loro neutralità è difendibile. E’ costume degli svizzeri fare una naja che loro definiscono in pillole. Il servizio militare svizzero ha la firma obbligatoria come l’avevamo noi una volta. Gli abili vengono chiamati per tre mesi a fare un corso come era il nostro CAR (centro reclutamento reclute). Dopo i tre mesi di corso ognuno torna a casa con la propria uniforme, lo zaino e il suo fucile d’assalto.

Con questa attrezzatura hanno marciato accanto a noi. Pensate che solo il fucile pesa 5 kg e mi hanno detto che ha un doppio caricatore da 24 colpi che spara isolatamente o a raffica fino a 600 metri. Ognuno di questi caricatori pesa due chili e mezzo. Un tempo la naja svizzera durava fino a cinquant’anni (55 per gli ufficiali) e ogni anno e mezzo venivano richiamati a corsi di addestramento di tre settimane l’uno. Questo aveva lo scopo di tenerli agili fisicamente, prepararli alle asprezze della vita militare e aggiornarli sulle nuove tecnologie. Dal 2004 la naja in pillole è stata ridotta. Si viene richiamati fino ai trent’anni. In questa ottica è frequente trovare delle manifestazioni simili alla Frauenfelder, in cui i militari vengono portati in mezzo alla popolazione.I militari partono un’ora prima di noi, alle nove e mezza. Con a capo una rullante banda, attraversano il paese. Se ne vanno in collina su tre percorsi specifici di km 12.5, 25 e maratona.

foto 4Restiamo soli nel piazzale con gli altri concorrenti e tra questi scopriamo, con vivo piacere, la presenza di Werner Kroer. Werner è un consulente finanziario viennese nostro caro amico. Ha corso con noi alle 10 in 10 del lago d’Orta arrivando secondo dietro il grandissimo Daniele Alimonti. Per questo è diventato socio onorario del Club Supermarathon Italia. E’ giunto da Vienna in aereo. E’ molto felice di unirsi a noi alla partenza.

Si parte alle 10.30 dalla piazza centrale con un vero colpo di cannone che per 5 chilometri fa fischiare le orecchie. Essendo molto fiscali gli svizzeri e avendo dato solo sei ore, parto a razzo cercando sparare tutte le cartucce nella prima mezza maratona. Scelta sbagliata in quanto nei primi 15 chilometri ci sono ben 1000 m di dislivello. Neppure il top runner Gambelli per un pò riesce a prendermi.

La mezza maratona è nel bellissimo paese di Wil. Dopo di che il percorso spiana e si tiene a mezza costa della valle. Un bel sole ci accompagna attraverso i colori autunnali. Da questa parte incontro alcune “stube” con annesso tendone per feste danzanti. In alcune entro a bermi una birra, in altre del brodo. Sì, perché ai militari ai ristori, oltre all’acqua e ai sali, viene data la rivella, che è una specie di spuma, e il boisson, che pensavo fosse thè, è invece un brodo che fa ribrezzo e lascia un gustaccio da paura, ma alla fine ci si abitua.

foto 5Verso la fine, sorpasso parecchi militari che fanno il giro della maratona, arrancano parecchio sotto il peso dello zaino. Qualcuno è molto anziano. Sono degli ufficiali riservisti. Al 38esimo si passa attraverso una piantagione di alberi di Natale che in silenzio attendono il triste destino: il 25 dicembre è vicino. Si entra nei parchi alla periferia di Frauenfelde, attraverso delle belle villette si raggiunge l’arrivo in caserma. La nostra Principessa (Biancaneve-Caterina) esultante mi attende al traguardo. Le docce si fanno in caserma nelle camerate dei soldati, che bei ricordi.

Addio piccola deliziosa Frauenfelde. La strada più breve è passare per il centro di Zurigo, e ci concediamo questo lusso. Le previsioni per arrivare a Milano sono positive, si pensa di arrivare massimo per le dieci e fare anche una pizzata. E invece no, l’avventura non è finita. Ci troviamo bloccati nella galleria del San Gottardo. A seguito di un grave incidente che ha coinvolto un pullman e un camper. La galleria del San Gottardo è rimasta chiusa in entrambe le direzioni tutta notte. Atterriti, temiamo il peggio e di essere coinvolti in tragedia come quella del Bianco! La polizia ci fa fare marcia indietro e, a chi può, inversione. Scopriremo poi che due persone hanno riportato ferite gravi, mentre altre tre lesioni di lievi entità. Il ferito più grave e stato estratto dalle lamiere dai pompieri ed elitrasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Lucerna. L’incidente si era verificato da poco. Dopo essere entrato nel tunnel, un camper con targhe francesi diretto a sud è finito sull’altra corsia di contromano e si è scontrato frontalmente con un pullman. Nell’incidente è rimasta danneggiata anche una parete della galleria. Tutti iveicoli che si trovavano nel tunnel hanno dovuto tornare indietro, ai portali si sono formate lunghe. Così siam dovuti tornare a Zurigo, poi Coira e quindi il San Bernardino, tra mille difficoltà e flash di Autovelox trabocchetto.

foto 6In cima all’imbocco della galleria del San Bernardino nevica, 10 cm di neve fresca. Dall’altra parte del tunnel, bufera e 30 cm di neve. Per fortuna abbiamo le catene e nervi saldi. Quando arriviamo a Milano abbiam percorso 310 km in più, e impiegato 4 ore extra. Totale, nella doppia “Miniera+Frauenfelde”, 2209 km e 32ore di guida, dove ho guidato sempre io: non male. Lietissima la truppa con Biancaneve e i 5 nani sempre all’erta (i sopravvissuti sono: Saggio, Gongolo, Mammolo, Brontolo e Cucciolo). La compagine veneta proseguirà ad est aggiungendo 500 km e Gambelli a Sud mettendocene altri 850, superando così i 3.000 km. Ciò dimostra che la vera ultra è il viaggio. La maratona è “l’apostrofo tra le parole dobbiam’arrivare!”.

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

 

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