19/11/2016 – “Marathon International du Beaujolais”, le marathon sans modération!

Nel capoluogo di Villefranche sur Saône, ogni terzo giovedì del mese di Novembre, si consuma la “mise en perce du Beaujolais”, l’antica tradizione di tirare il vino novello dalla botte, praticandone un foro, per poi assaggiarlo collettivamente nella piazza comunale. “Le Beaujolais nouveau est arrivé!”, recita una famosa frase: solo successivamente a tale evento, infatti, l’attesa bevanda può essere messa in commercio.

Nell’ambito dei festeggiamenti, della durata di quattro giorni, è inserita “Le Marathon International du Beaujolais”, corsa per lo più in maschera, su diverse distanze: maratona, mezza maratona, dodici e cinque chilometri, che conta un totale di circa quindicimila iscritti.

La manifestazione podistica è anticipata da un “pasta party”, che si svolge il venerdì sera, condito da musiche e danze fino alle 23 ed innaffiato da abbondante vino. La serata è per noi, che ormai siamo di casa, occasione per ritrovare amici di vecchia data e per fare nuove conoscenze, con persone di nazionalità francese, che si avvicinano per curiosità, oppure italiana, che scelgono la nostra compagnia per sentirsi un po’ a casa.

La mattina del sabato ci spostiamo con la navetta fino a Fleuri, un ridente paesino che sorge nel bel mezzo delle vigne, località di partenza. Dentro alla palestra-spogliatoio, sono disposte lunghe tavolate per la colazione pre-corsa, da un lato guarnite con dolci specialità francesi, come le “madeleines” ed il “pain d’épice”, accompagnate da caraffe di thè e di caffè caldi, mentre dal lato opposto ci aspettano stuzzichini salati assortiti, come tartine al formaggio, pane, salame ed ovviamente non può mancare il vero protagonista: il Beaujolais!

Proprio in questo luogo avviene la lenta, ma sconcertante, metamorfosi di gran parte dei podisti che vi entrano in tuta e ne escono trasformati con le sembianze più disparate ed incredibili, un vero cambio di connotati! È uno spasso assistere, prendere parte e lasciarsi catturare da questo incantesimo.

In Francia sono molte le maratone in cui è gradito, se non addirittura d’obbligo, il travestimento: quella del Médoc è la più famosa, ma anche in Alsazia ed in altre regioni vi è l’abitudine di abbinare lo sport al divertimento. A quale pro questa “leggerezza”? Per sentirsi diversi, forse migliori, per un giorno, quasi una sorta di rivalsa nei confronti della realtà? per liberarsi per qualche ora dai problemi e dagli assilli, per purificarsi, o ancora per esorcizzare ed allontanare i cattivi pensieri? Per nascondersi dietro ad una maschera ed essere inverosimilmente più assomiglianti a se stessi, per tirare fuori quell’io profondo ed inconscio celato dietro ad un’anonima vita quotidiana? O piuttosto per godere l’attimo, abbandonandosi al divertimento quale valvola di sfogo, per poi tornare a casa semplicemente più sereni? Ognuno di noi ha sicuramente dentro di sé i suoi “perché”.

002Diversamente dalle previsioni del tempo non troppo favorevoli, ecco invece prospettarsi dinnanzi una bella giornata, soleggiata ma ventosa, accompagnata dalla presenza di uno spicchio bianco di luna calante persistente per quasi tutta la mattinata.

Lungo la “rue des vins”, il passaggio dei maratoneti, simile ad una scia di colori e di figure curiose, mi costringe a distogliere l’attenzione dal panorama, che di contrasto riveste i caldi colori autunnali, benché di un autunno ormai tardivo e postumo alla vendemmia. Vengo sublimamente incantata dai personaggi fiabeschi che mi corrono a fianco, ma ho il timore di lasciarmi sfuggire il paesaggio dei vigneti, spettacolo per la vista. Mi sforzo di non rimanere troppo distratta da draghi, spose, camerieri, personaggi dei fumetti e super eroi, da ogni sorta di animale e neanche da Gesù Cristo. Cerco invece di farmi catturare dalle colline, dalle viti basse, tozze e nodose, spoglie dopo la vendemmia, genitrici di quell’elisir meraviglioso che ci accompagna per l’intera trasferta, il delizioso vino novello.

Man mano che procedo lungo la strada, in alcuni tratti sterrata ed in altri saliscendi, mi rendo conto, nonostante si continui a ridere ed a scherzare, che i chilometri da percorrere sono pur sempre quarantadue e centonovantacinque metri, tra l’altro discretamente impegnativi.

I tanti ristori distribuiti sul percorso sono fornitissimi, tutti provvisti di grandi quantità di Beaujolais; a volte viene servito anche il “vin chaud”, un vero toccasana. Oltre a quelli ufficiali, alcuni ristori improvvisati da contadini ed abitanti del luogo offrono ai maratoneti un bicchiere di vino. Spesso, tra il pubblico, noto un capannello di persone, rigorosamente con il bicchiere in mano.

Tantissimi gli scorci paesaggistici di notevole interesse, il più pittoresco in assoluto è lo château de Pizay, posto al km 10 e visibile già in lontananza. Potrei descriverlo come il luogo di una favola, circondato da un parco che ricorda il giardino della Regina di cuori in “Alice nel paese delle meraviglie”. Le chiome degli alberi, perfettamente sagomate e falciate da abili artisti-giardinieri, sono simili a verdi panettoni sormontati da dischi concentrici, inseriti ad intervalli regolari nei loro tronchi, come in un gioco di prestigio. A completare la magnificenza di questo sito, segue la discesa nella cantina del castello, con tanto di degustazione, dove anche il vino ed il cibo assumono un sapore più intenso e gradevole.

Seguono altri ristori memorabili, tra tutti ricordo quello del 20° km, dove il salame è tagliato in spesse rondelle, e quello del 25°, con dolcissimi “bonbons”, che donano calorie ed un tocco di festa. Accanto ad ognuno di essi, un’orchestrina musicale trasforma il nostro passaggio in un allegro momento, in cui sovente si viene rapiti dal ritmo e ci si lascia trasportare in qualche passo di danza.

Molto coinvolgente anche l’attraversamento di alcuni chilometri in mezzo ad un bosco che pare incantato, tanto da non rimanere stupiti dalla presenza di strane, magiche creature che lo animano e corrono al suo interno.

Al chilometro trentotto ci si unisce ai partecipanti alla mezza maratona, ed il ritrovarsi improvvisamente in tanti è di grande stimolo per il proseguimento della corsa. Il ristoro del 40° km mi rimane impresso per quella meravigliosa tagliata di carne cucinata all’istante sulla piastra, magnificamente cotta “à point”, dal sapore squisito e dal profumo inebriante.

003È luogo comune che i francesi guardino con diffidenza noi italiani e siano un po’ prevenuti nei nostri confronti, purtroppo l’ho riscontrato più volte. A darmi certezza dell’amaro presentimento, uno di loro mi affianca: “J’aime l’Italie, non pas les Italiens”, mi confida; lì per lì gli rispondo a tono, poi cerco di non pensarci più per non rovinarmi la festa. Fortunatamente, ricevo invece incitamento e calore dalla maggior parte delle persone, specialmente dai bambini che, vedendomi abbigliata da gatta, pronunciano dei tenerissimi “miaù”, con quel melodico suono tipicamente francofono accentato sull’ultima vocale.

L’ultimo chilometro, che si svolge nel centro abitato di Villefranche, ricalca fedelmente l’arrivo di una grande maratona cittadina. Dalla tranquillità della campagna, in un attimo ci si tuffa in un mare di tifo che trasmette emozioni forti. La visuale che si prospetta di fronte continua a lasciare con il fiato sospeso: la rue Nationale, la via principale, scende visibilmente e correre diventa improvvisamente facile. Davanti a noi si erge la salita, che un po’ preoccupa, sormontata da un cielo dalle tonalità grigie, che incanta ed affascina. Giunti al fondo della discesa, inaspettatamente la strada svolta a destra e rimane in piano, lasciandoci tirare un sospiro di sollievo. Tra cordoni di folla che acclama ai lati della strada e bambini che tendono la manina per “battere cinque”, vengo trasportata verso il traguardo, non senza aver speso qualche lacrima per la commozione.

Sempre toccante e mai scontato il gesto di vedersi infilare al collo la medaglia, in questo caso un “tastevin” da sommeiller, bellissima ed originale gratifica, adeguata all’occasione.

Il tempo massimo è stato legittimamente elevato dalle sei ore degli anni scorsi alle sette ore, che consentono di correre in compagnia e divertirsi in spensieratezza, immergendosi nell’atmosfera festosa e cercando di restarci a lungo; per svegliarsi il più tardi possibile dal sogno di un mondo incantato e per ritornare lentamente alla realtà, senza precipitarvi dentro. Questa non è sicuramente una maratona per “fare il tempo”, correrla forte significherebbe perdersi qualcosa. E se queste affermazioni sono poco convincenti, anzi assomigliano a quelle pronunciate da una volpe davanti ad una vite con i grappoli posti troppo in alto, allora posso restarmene ben tranquilla, perché vesto abiti da gatta, gli alberelli sono piccoli e privi di uva!

In questo allegro contesto, il socio Roberto Trinelli, a cui ho il piacere di tenere compagnia per l’intera avventura, mette a segno il suo 350° traguardo, tra maratone e ultra. Grande Roby, “chapeau”!

A fine gara, Carla Gavazzeni gli offre l’ottima torta paradiso di mamma Lucia, completa di candelina, e lo “investe” con il biscotto-medaglia, preparato da lei stessa, recante il numero delle maratone corse. Ne regala, molto carinamente, uno anche alla sottoscritta, nonostante il mio numero sia modesto (123) e, nel consegnarmelo, recita con un preciso ed invidiabile francese una simpatica ed orecchiabile filastrocca, che comincia proprio con quelle tre cifre: “un – deux – trois, je vais dans le bois”, frase che si addice perfettamente alla giornata. Grazie Carla, che dolci pensieri!

Ad onorare il risultato di tutto rispetto, è presente “Monsieur presque-mille” Vito Piero Ancora, come lo descrive e presenta la stessa Carla.

I festeggiamenti proseguono a suon di brindisi con Beaujolais in abbondanza, in compagnia di parenti ed amici.

Non mi resta che dire: “Au revoir et à l’année prochaine!”

Clicca qui per la classifica

Clicca qui per le foto di Trinelli & C

 007

 008

 009

 010

 011

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Leggi anche