2020 – 30 RACCONTI DELLA LAGO D’ORTA MARATHON, DONANDO SUL LAGO DORATO

 CORREREI ANCHE SUI MURI DI CASA di Stefania Abbiati

Sono Stefania una donna mamma e piccola atleta ,nel 2018 operata di un tumore al seno e a seguire le terapie … non ho mai smesso di correre e non lo farò nemmeno adesso dovessi correre  sui muri di casa ? 
La corsa è terapia è vita ! 
Sono una Pink Ambasador!

 

 

FORZA SUSY di Aligi Vandelli

Parto per il lago dorato (ma purtroppo sarà blindato) non ho la compagnia dell’amica Susanna Chierici, stà correndo un’ultra molto impegnativa, è infermiera/capo sala all’ospedale di  Sassuolo, forza Susy siamo con te. Arrivo e trovo un parcheggiatore abusivo, è Sergio l’Arrotino che a suon di musica mi dice: quella macchina lì devi metterla  laaaa  è un diesel. Ore 9  Juan dà lo start, inciampo in una radice e mi sveglio. Anche oggi correrò nel mio solito rettilineo aventi/indre. Sull’albero del vicino di casa vedo due tortore, non sono colombe, simbolo del periodo pasquale, ma in tempi di restrizione vanno bene pure quelle.Sicuramente le ho disturbate, si alzano in volo e con acrobazie degne delle frecce tricolori, iniziano uno sgagarottamento impressionate proprio sul mio percorso. Sosta per lavaggio e termino con 11 km.Grazie della compagnia, cari amici, alla prossima. Aligi.

 

 

RICORDI DI UNA GITA DI PASQUETTA  di Luigi Ambrosino

Oggi Pasquetta! Per antonomasia il giorno delle uscite, delle gite in campagna, al mare in montagna. Giornata di grandi grigliate tra amici, giornata che ha sempre anticipato la bella stagione che è alle porte.

Della Pasquetta ho sempre un ricordo che mi riporta alla mia adolescenza quando vivevo ancora a Napoli ed era d’obbligo il lunedì di Pasquetta fare la gita al mare e fare il primo bagno della stagione.

Ci si organizzava giorni prima, si decideva il posto. Spesso le più votate a Napoli erano le isole Capri, Ischia o Procida.

Si decideva chi e cosa portare e per i Napoletani il cosiddetto ‘street food’ è stata sempre un grande forza ma nel periodo Pasquale i Napoletani danno il meglio di se.

Casatiello, Tortano, Frittata di maccheroni, pastiera….

Nel periodo Pasquale c’è di tutto per portarsi dietro un pranzo da vero gourmet.

Noi si sceglieva spesso Procida, l’isola più piccola delle 3 nel golfo di Napoli, ma non per questo meno battuta dal turismo del lunedì di Pasquetta.

La mattina ci si svegliava all’alba, costume, asciugamano, chitarra e zainetto erano già pronti dalla sera prima ma immancabilmente la mamma, qualunque sia stata l’ora, si alzava per sistemarti le ultime cose che ti servivano e farti le opportune raccomandazioni. Via!!!! Con una grande emozione e felicità si andava al porto per prendere il traghetto.

Arrivati al porto, caos!! Bande di ragazzi come noi tutti con lo stesso obiettivo, riuscire a salire sul traghetto e cercare di arrivare il prima possibile a Procida per scegliersi il posto migliore in una baia o su una spiaggia.

Il viaggio durava circa 1 ora ma in quell’ora ho visto accadere di tutto.

In primis il mal di mare!! C’era chi immancabilmente nonostante la pastiglia, il chewing gum o il cerotto per la nausea era capace di trascorrere la più brutta ora della sua vita. E lì si vedevano i forti, quelli che si vantavano con l’intero gruppo e facevano anche gli spiritosi magari mangiandosi anche qualcosa.

Poi c’erano gli amori, gli amori che dovevano nascere e gli amori che finivano. Il traghetto era un momento importante per essere vicino alla ragazza che hai sempre sognato a cui non sei però mai riuscito a rilevare il tuo amore e allora quello poteva essere un momento per stargli vicino e sostenerla nel caso avesse anche lei avuto il mal di mare. Inevitabilmente c’erano le gelosie di chi non era considerato in quel particolare momento e le coppie che finivano per litigare ancora prima di partire.

Io ero quello con la chitarra, quello che riusciva ad aggregare chiunque. Bastava l’accordo di una canzone famosa (Battisti, De Gregori, Venditti, De Andrè…) e via tutti si avvicinano e si cantava tutti insieme.

L’ arrivo al porto di Procida era un fuggi fuggi generale verso le località più conosciute. Qualcuno lasciava lo zaino a chi era più lento e libero dal bagaglio si lanciava di corsa verso la meta stabilita.

Ma quando poi si era nel luogo prescelto, si era come in paradiso.

C’era l’amicizia, c’era il mare, c’era l’amore e l’allegria, c’era la voglia di stare insieme.

Già la voglia di stare insieme, quello che ci è stato negato da questo Virus maledetto. Mi sono immaginato questo lunedì in cui siamo costretti a restare tutti in casa come poteva sembrarmi ai tempi in cui si aspettava un anno intero per la gita di pasquetta, per dichiararti con la tua bella, per stare con i tuoi amici e cantare tutti insieme. Si oggi ci sono i media e si riesce anche ad organizzare video chat dove ti puoi vedere e sentire con tutti i tuoi amici. Si fa ginnastica tutti insieme, si festeggiano compleanni, si parla con parenti lontani. Ma quanto è bello ed unico essere e sentirsi vicino?

Ora forse lo abbiamo capito, che a volte una pacca su una spalla vale molto di più di tante parole, che un abbraccio è qualcosa di veramente unico, che ti dà la carica per vivere, che un bacio è dimostrazione di amore vero e niente può essere paragonabile.

Ne usciremo, sicuramente ne usciremo, e spero veramente che questa batosta che tutti ci siamo presi ci possa far comprendere che la vita è fatti di contatti umani, di persone che devono volersi bene.

La giornata a Procida si completava dopo mangiate faraoniche, bagni e cantate con il ritorno al porto e il viaggio di ritorno era un traghetto pieno di persone stravolte, stanche, ma con dentro la felicità della vita vissuta nel pieno del suo essere. (ma oggi siamo qui virtualmente sul a coorere una maratona sul Lago d’orta Donando sul lago dorato)

 

 

MACHESTAIAFA’ ? A MARATONA? Di Marcello Arena

Continua l’iniziativa FANTASTICA del ClubSupermarathon con le RESTAMOSENE a casa VIRTUAL RACE ” 11 Maratone della speranza ” con la splendida iniziativa solidale alla Protezione Civile contro il COVID 19 . . . Oggi 13 aprile si corre la seconda RACE ” Donando sul lago dorato, Lago d’Orta marathon ” . . . Ore 09 partenza sempre in giardino con lo START di Juan K5 . . . Giri da 50 metri da ripetere 77 volte . . .

Bella giornata proprio da PICNIC e si sentono già gli odori delle carni in graticola che mi danno la giusta carica . . . Il percorso è pieno di foglie arricciate dalle piante di aranci e limoni trasportate da un fresco venticello che calpestate mi risuonano sotto le scarpe . . . APPROPOSITO per l’occasione ho inizialmente messo escarpe da STRADA che ho dovuto subito cambiare con quelle da TRAIL per sfruttare il maggior GRIPP . . . Il sole procede con il suo corso variando le ombre dei palazzi ed i tratti del percoro direttamente irraggiati . . . Presentissimi da subito i FANCLEBBESSE datutlequot e ONAIR quelli VIRTUAL che mi incitano e mi incoraggiano su tutto il percorso . . . Echeggia PURE machestaiafà a maratona ? Ma ero già sulla parte del giro di ritorno e non più in visuale così ho affrettato la chiusura del giro PEDAJEN’ARISPOSTA e poi d’infilata SUBITO ‘nartro giro . . . Arsura e bevo un pò d’acqua e siamo quasi alla fine dell’UNDICESIMO del percorso e pronto per dare il TESTIMONE agli altri della squadra ma mi viene un’idea improvvisa . . . Questo è il periodo pasquale ed oggi Pasquetta, allora giocando in casa, perché non terminare coavista del TOP della Chiesa Cattolica sulla terra, cioè, ER famoso CUPOLONE ? Allora sempre coipiediperterra, salgo salgo salgo finché non lo vedo e pensando a tutte le persone che in questo particolare momento di restrizioni purtroppo PORTANO la CROCE della sofferenza, taglio lo striscione d’arrivo della VIRTUAL RACE con la speranza di aggiungere definitivamente il ” +1 ” a questo inaspettato brutto DICIANNOVE con il famoso CARMA e ridondante MANTRA . . . UnbelgranDAJEatutta RESTAMOSENE a casa da Marcello.

 

 

LAGO D’ORTA MARATHON O MARCIA DEI CILIEGI IN FIORE di Marco bartoletti

In tempi “normali”, altri tempi ormai lontani, il mio calendario podistico per questa pasquetta 2020 prevedeva un bel dilemma: Lago d’Orta Marathon o Marcia dei Ciliegi in fiore a Casterno? Scelta difficile che, comunque fosse stata avrebbe lasciato spazio a un piccolo rimpianto.

Ma questi non sono tempi “normali”, non più. Questo diabolico Covid-19 ha scelto lui per tutti chiudendoci tutti in casa. O, almeno, così lui pensa e crede.

Ma non ha fatto i conti con la fantasia e la generosità di noi umani che sappiamo unire la passione (per la corsa) al desiderio (di sentirsi vicini) e al cuore (per donare e stare vicino a chi è in prima linea in questa guerra). E così, altro che scelta. Oggi posso permettermi tutto, anche di bissare.

Al mattino posso essere idealmente alla Ciliegi in Fiore prendendo parte alla 2° Crown Challenge Cherries Road competizione benefica di un solo passo con tanto di ristoro finale a base di risotto.

Al pomeriggio, giusto per smaltire il risotto del ristoro eccomi, di nuovo idealmente, alla Lago d’Orta Marathon, partecipando alla Donando sul Lago dorato.

Tra l’altro il lago d’Orta per me ha un significato speciale. Qui, in occasione della Pella-Orta di novembre 2018, alla tenera età di 54 anni suonati ho preso parte alla mia prima competizione podistica… per la serie “non è mai troppo tardi”.

Oggi poi è stata l’occasione per rimettere le scarpette dopo oltre un mese di astinenza e inanellare ben 8 km su e giù per le rampe del box condominiale: un giro di poco più di 250 metri che mi ha fatto sentire meno criceto rispetto al classico girotondo del salotto di casa.

Niente di trascendentale, ma è stato il modo per riavvicinarmi un po’ a quello che più di tutto mi manca in questi giorni di quarantena: la corsa, la fatica fisica che lava via tutte le tossine e lo stress della vita quotidiana.

tre quarti d’ora di quasi ritorno alla normalità. Tre quarti d’ora in cui restare solo con i miei pensieri (a parte le serrande dei box non è che ci fosse un gran panorama) riandando al senso più profondo di questo correre: il richiamo della solidarietà.

La solidarietà di sostenere la Protezione Civile, ma soprattutto la solidarietà che, in questo momento terribile, sta tirando fuori il meglio di questo paese con tanti, tanti, ma proprio tanti eroi silenziosi che si mettono in gioco in prima fila per contrastare questo virus anche a rischio della propria salute. Penso ai medici, agli infermieri e ai tanti volontari, ma non solo. Mai come in questi giorni il pensiero corre grato a tanti mestieri non vorrei dire umili, ma sicuramente poco considerati: tassisti, autotrasportatori, commessi di supermercato, rider, piccoli negozianti, operatori ecologici… e via così. Una volta tanto la scala sociale si è ribaltata: i colletti bianchi, i professionisti, ma anche i personaggi famosi, restano ai margini con un ruolo di spettatori, mentre i veri protagonisti sono altri, cittadini normali che nel momento più difficile non si tirano indietro, non si chiamano fuori.

a loro la mia riconoscenza e il mio impegno affinché un domani, quando sarà finito tutto, non si torni agli stessi cliché di prima. Il “prima”, quello che prima era “normale” non sarà più accettabile, né credibile.

P.S.

Marco Bertoletti

8 km e 10 piani di corsa

nella foto appena rientrato

 

 

IL LAGO E’ UNO SPETTACOLO. BELLO SOGNARE. di Nicoletta Belloli

…l’ultima gara prima del coronavirus era stata proprio sul lago d’orta (23 febbraio) e oggi grazie a Clubsupermarathon.it e Ettore ho fatto la mia prima gara solidale proprio “qui”! Ore 8 tutti al Lido di Gozzano, saluti abbracci e le solite chiacchiere per gara… poi alle 9 il grandissimo Juan Kappacinque ci da il via… giornata splendida sole, temperatura ideale il lago è uno spettacolo… le mie gambe un po’ meno… sono ferma da troppo tempo ormai ma… non mollo… e dopo un po’ di inevitabile fatica ecco il traguardo… il Compa lo vedo già avviarsi al risotto io … beh, ho la gola secca, mi butto sul reintegro di liquidi… #11maratonedellasperanza iscrizione con donazione a #pontedelsorrisoonulus… ci vediamo alla prossima ??????? ce la faremo! (Ps. Ovviamente ho corso nel giardino di casa! Ma è bello sognare ?)

 

 

SENZA FANTASIA NON C’E’ SPERANZA di Fabrizio Bocchi

Ieri abbiamo corso la maratona del Lago d’Orta, Donando sul Lago Dorato. Bene se ben ricordate al km 18 si entra in Omegna e una grande rotonda colorata che ha in campo questa grande scritta: BENVENUTI A OMEGNA CITTA’ DI GIANNI RODARI. Quest’anno FUNESTO sarebbe stato speciale per lui: avrebbe compiuto 100 anni. Ma proprio oggi, il 14 aprile, è un’altra la ricorrenza: si celebrano i 40 anni dalla morte di Gianni Rodari. Lo scrittore più amato dai ragazzi di ogni epoca. Una figura simbolo in Italia. Con le sue filastrocche, favole e poesie ha accompagnato la fanciullezza di intere generazioni di bambini e ha reso famoso nel mondo il Lago con i suoi personaggi fantastici, uno per tutti il Barone Lamberto che viveva sull’isola di San Giulio.

Gianni Rodari partecipò a molte conferenze e incontri nelle scuole italiane, con insegnanti, genitori, alunni, gruppi teatrali per ragazzi. I suoi testi pieni di fantasia, colori e inneggianti alla pace, sono stati musicati da Sergio Endrigo e da altri cantautori italiani. Il 10 aprile 1980 aveva sessant’anni si fece ricoverare in una clinica a Roma, per farsi operare alla gamba sinistra. Data l’occlusione di una vena, morì il 14 aprile, per collasso cardiaco.

Caso vuole che proprio oggi ho ricevuto questa poesia da uno dei partecipanti al giro immaginario sul Lago Dorato: Fabrizio Bocchi che si è tirato 42.20 km di tapis roulant. Fabrizio in questo suo toccante componimento ci ricorda l’insegnamento più importante di Gianni Rodari: senza fantasia non c’è speranza. (Gino P.)

UNA BOTTEGUCCIA SUL LAGO di Fabrizio Bocchi.

Al tempo del covid il vero maratoneta cosa fa?

All’inizio è disperato proprio non va

col passare dei giorni e sempre più abbacchiato.

Fino a quando nella sua mente nasce l’idea

di correr virtualmente nel passato

e scopre che,

in questi giorni di emergenza,

serve anche a fare beneficenza.

Perciò mette in campo le sue abilità

per donare un po’ di felicità.

Così via di corsa per la destinazione

del lago più bello della regione;

nato dal ghiacciaio del Sempione

riceve sempre grande acclamazione.

Fra borghi che si affacciano alle sue rive placide

la meraviglia nel guardarlo arriva all’ apice

E il Nigoglia, il piccolo torrente che va all’insù

ci inebria ancora di più.

È vero una maratona corsa da casa

non può essere la stessa cosa

forse è addirittura più difficoltosa.

È proprio in questa particolare circostanza

che bisogna avere tanta costanza.

E come scrisse Rodari che di quei luoghi fa maestranza

“Se avessi una botteguccia di una sola stanza

Vorrei mettermi a vendere sai cosa? La speranza “

 

 

L’EFFETTO DEI RICORDI di Sandro Bogliani

Nell’inferno dantesco, Paolo l’innamorato di Francesca, dice ad un certo punto che non c’è dolore maggiore che ricordarsi del tempo felice nella miseria.

Mentre Washington rimasto vedovo affermò che non sentiva troppo la mancanza della moglie perché già il ricordo di tutte le cose belle vissute insieme bastavano a dargli conforto.

In questi momenti possiamo scegliere come vivere i nostri ricordi. Cerco di assomigliare a Washington….

 

 

TUTTO D’UN FIATO di Francesco Capecci

Salve a tutti, Amici maratoneti.

Oggi ho concluso la Orta Marathon tutta di un fiato, il percorso dentro il condominio dove abito, di 150 mt. a giro x 282 volte, totale 42,300 km.

Mia moglie dopo la terza ora mi ha assistito passandomi l’acqua, un po’ di uvetta, mandorle e noccioline un uovo sodo, 3 fettine biscottate integrali con cioccolato, a dire la verità non ho mangiato molto e neanche bevuto anche perché la giornata nonostante soleggiata non era particolarmente calda.

Nel condominio dove abito da 27 anni conosco poche persone, qui ognuno si fanno i fatti loro, ma ieri dopo un po’ di ore qualcuno dai balconi ha iniziato a fare domande, ma quanti giri devi fare? Quando ti manca? Quando la prima volta ho risposto devo fare ancora 110 giri, ma perché quanti km devi fare? 42 , ecc ecc….

Quando ho comunicato che mancavano “solo” 10 giri, allora i ragazzini e anche qualche genitore si sono messi sulla linea di arrivo ed a ogni passaggio meno 9, meno otto, ecc… mentre mia moglie scattava delle foto a l’ultimo giro tutti ad applaudire.

Era dalla Maratona di Siviglia (il 23 febbraio) che non facevo una Maratona, pochi km. Sempre dentro al condominio e qualche passeggiata con la mia Nina, (il mio cane).

Oggi le gambe stanno discretamente bene, ho fatto un giretto con il mio cane, un po’ più corto del solito perché fuori piove.

Per la cronaca, sono partito alle 6,40 precise.

Alla Maratona del Santo, domenica prossima. Buona settimana.

 

 

GLI SGUARDI SONO DIFFICILI di Maria Grazia Caroli

Buongiorno,oggi seconda delle 11 gare virtuali organizzate per beneficenza dal nostro Club e complimenti ancora per questa lodevolissima iniziativa.

Anche se titubante visti i vari decreti contraddittori sulla possibilità della corsa nella mia provincia (Bolzano) e con il limite dei 200 metri dall’abitazione mi sono azzardata a farla all’aperto nel cortile interno del mio super condominio.

Tanti gli sguardi esterrefatti dei condomini dai balconi e alla fine diversi mi hanno fatto i complimenti.

Con l’obbligo di indossare la mascherina devo dire che se già prima la gente dalle mie parti non era proprio espansiva e sorrideva poco adesso gli sguardi sono di difficile interpretazione.

Fatta e soddisfatta anche se correre sul Lago d’Orta sarebbe stato sicuramente più bello e suggestivo e comunque con tanta gente che poi diciamolo è il contatto umano  quello che manca in questo periodo surreale.

 

A SPASSO TRA LE CHIESE DEL LAGO DORATO. Lago d’Orta Marathon di Pasquale Castrilli

Sono stato una sola volta a Gozzano, sul lago d’Orta. E’ stato per correre la maratona, il 9 agosto 2018. Una bella giornata sul percorso collaudato con partenza dal lido di Gozzano passaggio a Pella, giro di boa a Ronco. Una giornata di immersione, per me, nella ‘logica’ del Clubsupermarathon alla quale mi sento vicino. Prima di quel giorno avevo avuto modo di conoscere questa interessante kermesse solo via web. Sul percorso alcuni personaggi ‘mitologici’ come Piero Ancora, una caduta causa radici, se non ricordo male verso il km 39, all’arrivo una stretta di mano (allora si poteva) e due chiacchiere con Giorgio Calcaterra.

In quei due giorni a Gozzano avevo avuto l’opportunità di conoscere la comunità dei missionari Comboniani che risiedono in una casa ricca di storia; anticamente fu un collegio che accoglieva le giovani leve. Anch’io, missionario (Oblato di Maria Immacolata, OMI), ho trascorso alcuni momenti a dialogare e conoscere i missionari di quella casa, alcuni dei quali giunti in prossimità del traguardo finale. Edificato anche dal vedere che una parte della struttura fosse a disposizione della Caritas e un’altra di migranti provenienti dal continente africano.

Tutto mi è tornato alla mente correndo quest’oggi i miei 18 chilometri della “Donando sul Lago dorato. Lago d’Orta Marathon”, la seconda delle 11 maratone. Ho riletto con piacere anche l’articoletto che avevo scritto due anni fa sulle chiese che si incontrano lungo il percorso della maratona sul lago dorato. https://www.clubsupermarathon.it/maratone/4182-orta-10-in-10-idea-azzeccata-e-tante-belle-chiese-da-vedere.html

 

 

LA MIA MARATONA DEL GIRO DEL “LAGO DORATO” (O DEI GIRI DEL MIO PARCHEGGIO)????  DI Maurizio Colombo

Care amiche e amici, maratonete/i e ultra,

dopo la mia “virtuale” 250° gara della scorsa settimana nella mia Milano, oggi mi trovo in trasferta (sempre virtuale, indendiamoci), per correre l’ultima maratona della IV° edizione della “QuadrOrtaThon”, quella meno impegnativa delle quattro, quella che percorre l’intero giro del “Lago Dorato”, ovvero dello splendido Lago d’Orta.

Lungo appena 13 km., il lago d’Orta è il più piccolo dei laghi alpini ed è un concentrato di sorprese, di storie e di misteri affascinanti, dimora di noti architetti milanesi, chef stellati campani, scrittori bestseller e persino pirati della Malesia.

La partenza della gara avviene, come per la 10 in 10 che si corre ad agosto (quest’anno ci sarà anche la prima edizione della 20 in 20), sperem, visto ciò che è successo,…… dal bel lido sabbioso di Gozzano alle ore 9.00. Arrivo al lido già con il mio pettorale, abbondantemente prima della partenza. Devo trovare da parcheggiare l’auto o, per quanto possibile, cercare di convincere l’ “arrotino”, ovvero il mitico Sergino, a farmi scendere con la mia spider al parcheggio retrostante l’ingresso del lido. Ma subito, noto qualcosa di strano: non c’è l’ ”arrotino” all’incrocio sulla provinciale che blocca le auto; bèh, buon segno penso: non devo nemmeno convincerlo a farmi scendere…… arrivo al parcheggio e……nessuna macchina e nessun camper parcheggiati. Il cancello di ingresso al lido è chiuso….. non c’è nessuno!!! Non c’è il tavolo del ristoro finale; ah già, ma la gara è in autosufficienza quindi niente prelibatezze finali, ti devi arrangiare; non c’è Paolo, il Presidente del Club Super Marathon con l’immancabile megafono; non c’è il fotografo ufficiale (che sarebbe poi sempre l’arrotino); non ci sono atleti, addobbi, striscioni pubblicitari; non c’è nulla! Adesso che ci penso, anche durante il tragitto in auto da Milano, via autostrada, non ho incontrato una macchina……. Porca puzzola, vuoi dire che a causa del corona virus c’era ancora l’obbligo di stare a casa e io ho trasgredito alla regola?? Che fare??? Pazienza, ormai sono qui e la mia maratona la corro…..

Alle 9.00 in punto, parto…… rigorosamente da solo, in direzione di Orta San Giulio e tra me e me penso: vuoi dire che oggi riesco a vincere la mia prima maratona?? (sempre che non mi ritiri prima del traguardo)…

Da Orta San Giulio partono i battelli per l’unica isola del lago: l’isola di San Giulio, con la sua Basilica di San Giulio, appunto, e l’Abbazia Mater Ecclesiae. Su questa splendida isola è ambientato il romanzo breve dello scrittore Gianni RodariC’era due volte il barone Lamberto, ovvero, I misteri dell’isola di San Giulio. Tra l’altro, proprio nel 2020, ricorre il centenario della nascita dello scrittore, nativo di Omegna.

Anche il cinema ha messo piede sull’isola: qui, infatti, sono state girate molte scene del film “La Corrispondenza”, di Giuseppe Tornatore.

Che bello, la strada provinciale che costeggia il lago è deserta, non una macchina, non una moto, nessuno che passeggia. Solo io che corro, solitario. Mai successo! Ma ecco che, avanti un centinaio di metri, vedo una figura, un omone barbuto con un viso da bonaccione, vestito tutto di bianco. Più mi avvicino, riconosco in quella figura il grande chef napoletano Antonino Cannavacciuolo. Proprio davanti al suo ristorante all’interno dell’hotel di lusso Villa Crespi. Incredibile, e chi lo avrebbe mai detto…..Arrivo ad un paio di metri da lui, mi accoglie con un generoso applauso e mi invita a fermarmi per concedermi un meritato ristoro. La gara è in autosufficienza, ma chi se ne frega! Lo so, è un po’ troppo presto, ma come si può rinunciare a quel ben di Dio che aveva preparato su una tavola imbandita, tutta per me: antipasto di mare caldo e freddo, spaghetti con vongole veraci, 2 babà imbevuti di rum, una caraffa di prosecco, caffè. Al termine mi chiede se desidero anche un bicchiere di limoncello. A malincuore, rispondo: “no, grazie chef, ma durante la gara non bevo super alcolici (già, ma i babà cos’erano)… e devo percorrere ancora circa 35 km.” Mi alzo dalla tavola, lo ringrazio e, un po’ appesantito, riprendo la mia corsa. Sono solo al 6° km, ma il tempo limite per concludere la gara è di 24 ore, quindi…..

Saranno stati i babà al rum o il prosecco, non saprei, ma sto correndo di buona lena verso il fondo lago, guardando a nord. Sempre nessun’ auto o altro lungo strada. Intravedo Omegna. La raggiungo in che men non si dica. Mi trovo lungo la passeggiata sulla Nigoglia , un piccolo fiume emissario del lago, famoso perché è l’unico in Italia che scorre verso nord…..

Purtroppo altri ristori non ne ho incontrati e ne sento l’esigenza. Ah, già, ma è una gara in autosufficienza….Da Omegna inizia il ritorno verso il luogo di partenza costeggiando la sponda occidentale del lago. O quasi…..

Infatti, a Bagnella, una frazione di Omegna, noto una deviazione del percorso. Da qui inizia infatti la salita verso Nonio, conosciuto come il paese dei gatti. Ma anche qui, gatti non ne vedo. Vuoi dire che anche loro stanno rispettando l’ordinanza di “io#resto#a#casa”?? Ho letto su qualche rivista che sopra Nonio c’è una piccola radura con al centro un faggio a forma di ombrello. Bene, questo albero è nella lista degli alberi secolari e sembra un enorme bonsai….Vorrei tanto allungare il percorso per andarlo ad ammirare, ma le energie cominciano a scarseggiare.

Ancora qualche chilometro ed inizio la discesa verso Pella. Auto, moto, persone, sempre niente. Ma anche ristori……neanche l’ombra. Ah, già, dimentico sempre che la gara è in autosufficienza; ma dopo il ristoro di Cannavacciuolo, mi aspettavo qualcosa di simile anche sulla via del ritorno. Giusto per una merenda…..

Ecco Pella! So che il lido di Gozzano, il traguardo, dista poco più di 6 km. Percorrendo il lungolago passo davanti alla chiesa romanica di S. Filiberto, la più antica della sponda occidentale del lago. Ed eccolo, in lontananza, il lido. Mi sembra di non vedere ombrelloni aperti; eppure la giornata è bella soleggiata, anche se leggermente ventilata che, per correre è l’ideale. Arrivo, finalmente, a Gozzano. Il lido è sempre deserto e infatti ad aspettarmi non trovo nessuno. Il parcheggio è vuoto. Mi convinco ormai che, senza dubbio, nessuno oggi è arrivato sin qui e nessuno, a parte il sottoscritto, è partito da questo splendido posto per percorrere il giro del Lago Dorato.

Rientro con la mia auto verso il capoluogo lombardo, convincendomi ormai di aver infranto le regole imposte dai vari decreti a causa di questo malefico virus. Fortunatamente, arrivo a destinazione senza incontrare posti di blocco.

A questo punto, spero di rivedere gli amici che incontravo ogni domenica in giro per il Belpaese, il 1° di agosto sempre qui al lido di Gozzano, in occasione della 7° edizione della 10 in 10 e della 1° edizione della 20 in 20 del “Lago Dorato”. Sperem!……

Un abbraccio a tutti e ……….a presto   Maurizio

 

 

QUI UBIQUE EST:  MAGNA EL RISOT! di Ettore Comparelli

La Pasquetta dei milanesi si celebra con la classica scampagnata fuori porta. Nel rispetto della tradizione e delle ordinanze, senza uscire di casa, ho fatto ben due scampagnate. Alle 9.00 in punto ero al Lido di Gozzano per la partenza della Lago d’Orta marathon “Donando sul lago dorato” organizzata dal Club Super Marathon Italia; alle 9,30 ero a Casterno nel Parco del Ticino per la classica Ciliegi in fiore versione Covid-19 “2° CrownChallenge “Cherries Road – Instant Memorial Giordano Maderna” organizzata dal Road Runners Club Milano. L’iscrizione ad entrambe le gare è stata una donazione a favore dell’Ospedale Niguarda, la 2° casa del nostro grandissimo atleta Giordano che questo virus ci ha portato via. Dopo avere mangiato il classico risotto del ristoro “fuoriporta” sul ballatoio di casa e senza poter neppure invitare la dirimpettaia, son tornato sul lago in tempo per essere sommerso di medaglie dal grande Presidente Paolo Gino. Ma chi lo dice che a stare in casa non ci si possa divertire alla grande, facendo anche del bene?

 

 

CON UN COLPO DI RENI di Dominque Crippa.
Mi sono svegliata male. Il giorno prima però era Pasqua: puoi correre una maratona dopo aver mangiato un chilo di pasta al forno in tre? Non puoi. Però dai, essendo un chilometraggio a piacere ho puntato ugualmente la sveglia: ore 8.30 in piedi, che alle 9.00 si comincia.
Ho pensato di andare nei box, a ‘sto giro… un super upgrade: da criceto sul balcone a tasso nei sotterranei; un tasso rossonero eh, sennò chi lo sente mio padre!
E così alle 8.30 lei ha suonato, ligia al dovere come ogni mattina è suonata la sveglia. Io non l’ho sentita però, svegliandomi sola e all’alba delle 8.54.
Non sono una di quelle che si alza col colpo di reni, affatto, quindi dovete convenire che la forza di volontà è stata altissima per far sì che fossi pronta e (no, lavata no) alle 9.02.
Corredata di mascherina e con la forma del cuscino ancora sulla guancia, anche questa volta la mia sfida ha avuto il suo inizio. È andata meglio dell’altra volta: 3km; sempre non molti, ma questa volta in tempi umani… sono riuscita a riprendere il ritmo che avevo. Risultato finale: zZzZZorpendentemente ok!

 

 

TUTTO COSI’ STRANO di Michele Dicorato

Tutto così strano…..

Tutto così diverso….

Tutto così distante….

Un silenzio surreale,la paura che prende il sopravvento,la vita che si ferma!!!!!! Quante volte mi sono svegliato pensando fosse solo un brutto sogno…. E invece no, tutto maledettamente vero !!! Non torneranno i vecchi tempi, non sarà mai più come prima, ma di una cosa sono certo , SAREMO PERSONE MIGLIORI!!!!

 

 

SEGUENDO LE MURA di Paolo Farina

“Donando sul lago dorato – Lago d’Orta Marathon”. Questa volta obiettivo ben più modesto, 10km, percorsi in 1h35’09’’, sempre su circuito di circa 45 metri, lungo le mura di casa. Ma c’era da preservare le ginocchia per domenica prossima: ci sarebbe stata la Maratona del Santo e sarà invece la terza tappa delle 11 maratone della speranza, un’idea lanciata dal Club Supermarathon Italia. Con la prima tappa di domenica scorsa, la “Milano Resisti Marathon”, grazie al contributo di tantissimi tra voi, sono stati già raccolti e devoluti in beneficenza 16.500€: e siamo solo all’inizio.

Domenica 19 aprile ci sarà, dunque, la terza tappa, la “Che il Santo ci aiuti! Padova Marathon”. Credo di essere l’unico supermaratoneta del Club Italia ad essere al momento domiciliato a Padova: avrò dunque l’onere e l’onore di correrla – a casa – in rappresenta del Club, ma anche per tutti voi e insieme a voi, una emozione tutta da vivere e da raccontare.  Stay tuned!

 

 

I PONTI DI VENEZIA SI MOLTIPLICANO di Paola Falcier  

Si può fare sport entro i 200 metri da casa… Bene! Mi sono preparata un bel percorso tra le calli di Venezia che restasse all’interno del perimetro, l’ho caricato sul cellulare e sono partita in ricognizione… Abito in zona da quasi un anno e non conosco ancora i dintorni! Un giro di poco più di un chilometro e mezzo da ripetere a piacere.

Stamattina vado al lavoro e decido di fare il giro prima di tornare a casa, tanto io vesto da corsa anche nella vita normale, quindi… Entro nella zona permessa, qualche calle, alcuni ponti… e mi perdo! Tipico! Fuori zona, ovviamente, e di ben cento metri. Torno indietro, guardo la mappa, giro e mi riperdo. Alla fine il giro da un chilometro diventa da tre chilometri abbondanti, faccio avanti e indietro guardando il cellulare, mi perdo come un turista alle prime armi, mi ritrovo due volte al punto di partenza, i ponti si moltiplicano, vedo angoli di Venezia che non credevo esistessero, fa un caldo becco, è ormai ora di pranzo… e mi aspettano 114 gradini visto che abito all’ultimo piano del palazzo più alto della città.

Ok, anche questa settimana è andata, per oggi ho dato. Ci vediamo alla prossima!

 

 

TRASMETTERE SPERANZA di Stefania Focarelli

Oggi un grazie di cuore ai miei vicini che alle 7 in silenzio mi hanno aperto il loro portoncino e ho potuto correre intorno alla loro casetta per allungare il “percorso” parliamo di 25 mt x 10

Ma il gesto è stato importante

Vederci correre in queste condizioni “minime” dimostra la nostra determinazione e la speranza che tutto finisca presto.

La stessa speranza possiamo trasmetterla a chi come i miei vicini vogliono crederci … sorridendo della mia follia ma soprattutto pensando che ci possa ancora essere un futuro normale.

Questa “maratona” è dedicata a loro?

 

 

DA VITTORIO RISTORO STELLATO di Paolo Gino

Libido, attrazione, voglia, spinta, impulso, bisogno, passione ma in queste Maratone virtuali non c’è niente di tutto ciò. Anche lo slogan “Famola Strana” che induce in tentazioni, trasgressioni e chissà quali perversioni dopo il primo km sul tapis roulant sento il rullo si ammoscia. Non riesco, come re Giorgio Calcaterra a guardare la tv che uso da sessant’anni per addormentarmi e finirei per essere avvolto dal tappeto volante. Così bisogna lavorare di fantasia immaginare il percorso salire e scendere. E mentre sei lì che inciampi in te stesso ti accorgi che c’è in noi l’Arte della sopravvivenza, delle sinapsi che ci vengono in soccorso generando un un’ombra fuggitiva di piacere che trasformiamo in sostanza e ne facciamo realtà palpabile.

La navigazione di una maratona prevede che ad ogni ottavo del percorso la sostanza del piacere si chiami ristoro. Quanti di questi porti abbiamo incontrato sulle nostre rotte e quante volte siam scesi dalla nave a trovare piaceri veloci o di routine solo per imbarcare i viveri, e quante altre volte invece aspettavamo per un anno intero per arrivare a quel molo dove tutti i nostri sensi venivano incantati da colori profumi sapori e simpatia a tal punto che era meglio perdere qualche giorno o minuto di navigazione. Ognuno ha la sua baia segreta. Chi dice san Marcello, chi Marradi, chi il Beaujolais.

Ora tra un rullo e l’altro a me sovviene il ristoro pluri stellato del grande Vittorio al decimo dell’Orta. Complice una fonte gelida i vari prodotti nella calura estiva si condensavano ed evaporavano nei gargarozzi impietosi dei concorrenti i quali non contenti prenotavano al grande chef il cocktail magico da prendere al volo tornando a rotoloni dal giro di boa di Ronco dopo appena 10 minuti. Angurie, birre, coche. Pomodori con sale grosso, bruschette, banane, pesche, mele, albicocche tutte rigorosamente al gelo. Solo a ripassare la lista arrivo al settimo km di tapis roulant mio limite estremo.

Vittorio meglio conosciuto come il signor Carla Gavazzeni ha deliziato i palati raffinati di ormai migliaia di partecipanti, il suo tavolo è lì dal 4/8/2014 dalla mitica Maratona Zero per un ottantina di volte tra 10in10 e 4ortathon. Le due storiche foto sotto testimoniano quel giorno. In questi giorni in cui la tragedia si è abbattuta su Bergamo ha voluto rispolverare il suo vecchio tavolino. A Pasquetta ha assistito questa volta una sola concorrente la sua signora, impegnata in un anello di km 42.5 all’interno della sua celebre proprietà, il castello della Baronessa ad Carobe. Li vediamo ritratti con un ristoro personalizzato con dei finissimi biscotti a Quadrifoglio sfornati da nonna Lucia in onore della Quadrortathon, logo che riporta la Baronessa anche sulla elegante mise.

Vicino al Castello della Baronessa c’è un’altra grande famiglia della ristorazione italiana, quella dei Cerea proprietari di un Ristorante omonino al nostro ristoro ma questo con tre stelle Michelin –vere- si chiama “Da Vittorio” un nome ormai famoso in tutto il mondo e un posto da provare una volta nella vita. Adesso è chiuso e serrate le porte del tre stelle Da Vittorio a Brusaporto, i proprietari sopravvivono alla pandemia concentrandosi nel business rodato del “fuori ristorante” (i Cerea sono campioni di catering d’altissimo livello) con tre menu per tutti i gusti – di carne, di pesce e vegetariano – e garantiscono le consegne entro i 15 chilometri dal locale (anche un po’ oltre con un sovrapprezzo). Il top è il pesce 120 euro.

Mentre invece al Castello i Gavazzeni si stanno preparando per la Maratona del Santo che si terrà domenica nel giardino del parco trasformato per l’occasione in Prato alla Valle di Padova. Cosa riserverà il ristoro stellato del “grande” Vittorio lo scopriremo. Da indiscrezioni giuntemi all’orecchio sembra che nonna Lucia stia lavorando al “Dolce del Santo”, tipico dolce dedicato a Sant’Antonio il patrono della Città, è un prodotto da forno farcito con marmellata di albicocche, buccia d’arancio candita, pan di Spagna, marzapane di mandorle o granella di amaretti, il tutto avvolto in pastasfoglia.

Un ristoro stellato è un ristoro stellato!

 

 

IL DONO DELLA VITA di Paola Grilli

“Mi sveglio, oggi è Pasquetta e la mia mente pensa alle gite fuori porta, alla corsa, la maratona che mi aspetta, alle passeggiate al mare, ma bastano pochi minuti e realizzo, no solo un sogno un ricordo. Apro la finestra il cielo è triste ricoperto di nuvole, il sole tenta di fare capolino, ma non  riesce, non sento rumori, tutto immerso in un silenzio surreale, c’è tristezza dentro di me, ma come si dice in Romagna..mi tiro su le maniche.. e parto, mi  vesto pantaloncini maglietta e scarpette per correre la 2^ maratona della speranza DONANDO SUL LAGO DORATO.

Corro nel mio cortile :

perchè ringrazio per il DONO DELLA VITA ,

perchè in questo modo  aiuto tutte le persone impegnate in prima linea contro questo nemico invisibile,

perchè AMO LA VITA e voglio difenderla per me e per gli altri,

perchè voglio tornare a sorridere e abbracciare  il mondo.

Paola

 

 

OGNI RESPIRO VALE LA VITA di Paola Gueli

11 MARATONE DELLA SPERANZA (DAL 5 APRILE AL 7 GIUGNO 2020)   In questo periodo in cui ogni respiro vale la vita, ogni nostro passo una maratona… correre ci riporta alla nostra vita di prima. Chi ama davvero correre non ha certo smesso in questo momento difficile, in cui le priorità sono altre; ma correre è necessario per sentirsi vivi nonostante la reclusione, ascoltare nel silenzio il ritmo dei nostri passi, il battito del nostro cuore.

La chiusura dei parchi è stata inevitabile: la maggior parte delle persone si riversava là, improvvisandosi runner. Ora correre all’aria aperta è diventato impossibile anche nei limiti consentiti dei 200 metri da casa, se non vogliamo essere coperti di miseria e di insulti: siamo considerati i nuovi untori, capro espiatorio di tutte le persone che della parola “sport” non conoscono neppure il significato, ed anche di quelle che fino alla settimana prima si travestivano da podisti ed animavano i parchi cittadini.

Non ci resta che correre nelle nostre case, come i criceti, o nasconderci nei box, come i ladri, o sui balconi, come le scimmie in gabbia, per svolgere l’attività che più ci piace e ci dà forza; i più fortunati possono usufruire di terrazzi e di giardini.

Durante la quarantena non ho mai smesso di correre, come non ho smesso di pensare e di respirare: ho imparato ad amare la corsa in casa, su di una traiettoria a forma di L lunga circa 12 metri, tra ingresso e salotto, da ripercorrere in avanti ed all’indietro, alternando le curve, una a sinistra e quella successiva a destra, nel tentativo di non scaricare il peso sempre dal medesimo lato, ma di distribuirlo in maniera più equilibrata ed uniforme. Non è certo peggio di certe maratone a circuito, svolte in luoghi desolati, o attorno ad un agglomerato di fabbriche.

Ho imparato, questo periodo di solitudine forzata me lo ha insegnato, a vivere e visualizzare cose e situazioni dentro di me, a pensare a ciò che non sto vivendo, a dove vorrei essere ed a cosa vorrei fare; o semplicemente a pensare che sto sì vivendo, ma “diversamente”; a ricordare la vita che conducevo prima; ad immaginare un futuro in tutta questa brutta storia ed a sperare che questo futuro sia roseo e sia prossimo. Quando vedi il buio davanti a te non capisci dove ti trovi, se nello spazio, o in una grotta, o in fondo ad un pozzo, o negli abissi… puoi solo sperare di trovarti all’interno di un tunnel, perché sai che l’uscita c’è, bisogna soltanto impegnarsi a cercarla, senza lasciarsi prendere dalla fretta, cattiva consigliera capace di trasformare le aspettative in delusione ed angoscia. Ed allora un po’ di fiducia riaffiora, una timida speranza compare, a confortare quel cuore spezzato dalla tristezza e dal dolore nell’ascoltare, vedere e percepire tante storie di gente come noi. Si alternano fasi di cauto ottimismo ad altre di cupa mestizia, momenti in cui mi si accende la speranza ad altri in cui verso in una completa desolazione. Questi i pensieri che mi accompagnano e si alternano durante la corsa, in cui mi sforzo di mantenere uno stile corretto, nonostante lo spazio ridotto ed i repentini cambiamenti di rotta, mi impegno ad allungare il passo, evitando però di schiantarmi dentro alla porta a vetri o di finire addosso ad una pila di CD, o ancora contro alla cyclette. Passo dopo passo, respiro dopo respiro, riesco a rompere il fiato, comincio a sudare; l’avvolgente felicità delle piccole, ma grandi cose, ha la meglio su tutti i pensieri negativi; mi sento viva e libera come quando potevo uscire incondizionatamente di casa; ritrovo la pace con me stessa, che avevo dubitato; mi regalo momenti che non scorderò facilmente.

La corsa sicuramente aiuta ciascuno di noi a superare nel migliore dei modi questo periodo di quarantena; correre tutti insieme, anche solo un pezzettino delle undici maratone soppresse, ha la forza ed il valore di una preghiera, un grande coro di voci che intona inni di felicità e pienezza al di sopra di tutto, una cavalcata di pensieri positivi, un grande abbraccio per ripartire migliori, un aiuto sincero a chi sta peggio, consci del fatto che la vita di chiunque di noi potrebbe mutare da un momento all’altro.

Quando corro sono sola con me stessa e con i miei pensieri, scorrono i ricordi ed affiorano le speranze. Quando corro creo, come il pittore crea sulla tela ed il fotografo sulla carta. Quando corro le mie sensazioni si trasformano in realtà e sono difficili da distinguere da quest’ultima, come quando sogno. Quando corro riesco a udire il rumore delle onde in bonaccia, il profumo del mare trasportato dal vento di tramontana, percepisco forte il grido dei gabbiani come una risata energica, isterica e propiziatoria, una sorta di messaggio scaramantico che ci inviano dall’alto. Quando corro distinguo chiaramente l’azzurro del cielo dal blu del mare, ed in esso le mille tonalità di colore. Mentre corro, anche la mia mente corre e va a rifugiarsi nel paradiso della mia anima, ove nascono e immediatamente si celano le motivazioni più intime ed importanti da cui mi lascio dolcemente condurre.

Non dobbiamo smettere di correre perché l’attività fisica fa bene alla mente ed al cuore, ancora prima che al fisico. Non dobbiamo smettere di correre per non giungere a fine quarantena con troppi chili in più, dovuti alla staticità casalinga ed anche alla quantità di cibo e di bevande, inevitabilmente incrementata in maniera assai consolatoria. Non dobbiamo smettere, infine, finché non saremo noi a deciderlo, in quanto stanchi o impossibilitati dal nostro fisico. Non dobbiamo smettere soltanto perché la gente ci addita, ci insulta, ci giudica. Sì, perché siamo considerati degli irresponsabili, persone superficiali, che antepongono il corpo alla mente, una categoria indisciplinata ed ottusa, che trae piacere e soddisfazione dall’attività fisica, dimenticandosi, a parer loro, di tutti coloro che negli ospedali soffrono e muoiono, o di chi al loro interno lavora in prima linea e si rende utile agli altri.

Questa raccolta fondi e questa bella iniziativa di corsa collettiva in isolamento riscatta la nostra categoria, dimostra che il podista, il maratoneta, non è soltanto un pazzo che non può fare a meno di correre, o un egoista che mira al mero piacere personale; al contrario, è rispettoso delle regole e capace di fare del bene anche da casa, di tendere la mano al proprio prossimo, anche se fisicamente lontano, di possedere un cuore capace di pensare anche a chi sta peggio, ma non per questo ci si deve sentire in colpa; nei momenti bui della nostra vita, d’altronde, chi ha smesso di svolgere le proprie attività ed i propri hobby per solidarietà al nostro dolore?

Non mi resta nient’altro da dire, se non auspicarmi che il momento, che appare lungo e pesante un po’ per tutti, a seconda del proprio impegno sociale, della propria forza d’animo, e della contingente esperienza personale, volga al termine il più velocemente possibile; augurarmi che questa calda e strana Pasqua, silenziosa ed irreale, trascorsa a prendere la tintarella sul balcone, potrà davvero operare una rinascita, portare via quel che rimane di questa brutta avventura e darci la possibilità, pian pianino e con le dovute cautele e timori, di ricominciare a godere di un viale alberato, di un tiepido soffio di vento, del cinguettare dei passeri. Non sarà più come prima, gli sventurati che si sono persi per strada lungo il tortuoso cammino non torneranno più, il pianto delle loro famiglie non cesserà, così come la rabbia per non averli potuti assistere, per essere stati tenuti lontani e per non aver potuto tenere la mano ai propri cari nel momento del loro trapasso; tante tragedie familiari fanno male al cuore di tutti!

Ci risveglieremo da questo incubo più forti, tutti quanti sapremo apprezzare meglio il dono della vita, le bellezze della natura, una sgambata all’aria aperta; ciò nonostante, l’amarezza di un ricordo ci accompagnerà nei nostri giorni a venire ed il pensiero delle tante, troppe, vite spezzate non ci abbandonerà.

 

 

CORRERE TRA I GARAGE... di Giuseppe Lallo

Prima di correre la mia “maratona” di oggi, devo per forza andare a buttare la spazzatura. Mi guardo in giro e vedo tanti garage e mi dico… “oggi la mia maratona la corro qua!”. Detto fatto. Salgo in casa, mi cambio per la corsa, scendo nel locale dei box ed inizio il mio percorso costeggiando tutti i box, per una, due, tre… dieci…centinaia di volte!! Alla fine sono pure contento di averlo fatto! Io che prima di tutto questo, ripetere un pezzo di percorso un paio di volte mi annoiava e infastidiva, io che facevo di tutto per evitare di percorrere uno stesso tratto di strada per evitare di vedere il tracciato GPS del Garmin sull’App che si sovrapponeva, io che… io che ora mi ritrovo contento come una Pasqua a ripercorrere all’infinito sempre lo stesso piccolo tratto sotto casa mia. E con la voglia di rifare tutto il giorno dopo!!

 

 

IL LAGO CASALINGO di Rosetta Lettieri

In questo momento così complicato. Oggi Pasquetta diversa!l Appuntamento con il club per la maratona virtuale ci solleva il morale! Dovevamo essere sul lago D’ORTA! Ecco il lago casalingo! Il mio garmin fa delle tracce blu e a ogni giro il lago si allarga dismisura! Di dorato ci son le braciole sul fuoco ma va bene così! Buona Pasquetta!!

 

 

QUALCOSA DENTRO DI TE Sandro Gaffurini e Sandro Moneghini

C’é qualcosa dentro di te che nessuno ti può toccare né togliere,se tu non vuoi.

Si chiama speranza. Fulvio e Sandro

 

 

LIBERI DI ESSERE LIBERI di Maurizio Moretto

Lunedì di Pasquetta gita fuori porta, scampagnata con amici, corsetta al parco, mezza o maratona …questo succedeva in un altro mondo … no succedeva qui solo lo scorso anno, succedeva qui solo pochi mesi fa, oggi tutto è cambiato .

Ci ritroviamo sedentari in casa rispettando le regole e rispettando altre persone che si stanno facendo “il mazzo“ o che stanno soffrendo.

Poi … nascono iniziative come quelle del Clubsupermarathon che a scopo benefico aguzzano l’ingegno ed organizzano cose che mai avremmo pensato di fare …e corriamo in posti che non avremmo mai ritenuti idonei per svolgere una attività come la ns amata corsa.

…e mi trovo a correre per la seconda volta una mezza sul balcone …

La prima, una settimana fa la “Resisti Milano Marathon “…mi sono sentito un criceto, oggi mi sono sentito Libero.

Libero di respirare, libero e consapevole di dover rispettare le regole, libero di sapere che non sono il solo a fare questa strana cosa, libero di pensare che ci ritroveremo ancore a correre insieme al PNM, alle tapasciate … insomma liberi di essere liberi.

E mentre vado avanti e indietro ho la consapevolezza che qualcuno fuori ci da “ dentro “ per farci uscire

…. e per fare in modo che a questo virus la Corona venga tolta e che a tutti venga ridata la libertà di vivere una vita normale ma con maggior coscienza e rispetto! Maurizio

 

 

IMPOSSIBILE SIMULARE IL LAGO di Pasqualino Onifrillo

E così siamo al secondo appuntamento dello speciale calendario delle 11 Maratone della Speranza, organizzato dal Club dei Supermaratoneti, condito da due requisiti essenziali: la legalità e la solidarietà.

L’appuntamento di Pasquetta è quello sul lago d’Orta, definito il più romantico dei laghi italiani!

Situato in provincia di Novara, è teatro ogni anno di plurimi ritrovi del Club Supermarathon; negli anni passati si sono svolte la QUADRORTATHON (quattro maratone in quattro giorni) all’inizio dell’estate per poi replicare alla grande….quindi sarebbe il caso di dire decuplicare ….durante le vacanze d’agosto con la ORTA 10 IN 10, tutto sotto la regia impeccabile del padrone di casa il mitico Presidente del Club Paolo Gino.

Non sono mai stato presente in queste manifestazioni ma ho dei racconti precisi e dettagliati fatti dal mio amico Domenico, (il mitico Domenico Martino) il quale non ne ha mai saltata una, ed ho avuto anche il piacere di vedere le meravigliose dieci medaglie incastonate insieme, ricevute al termine della faticosissima esperienza podistica.

Quindi per me, nello svolgere la simulazione di questa gara è stato praticamente impossibile immaginare il lago d’Orta e allora i miei pensieri sono tornati sulla precedente gara: la Milano Marathon del 2015; anno in cui sono stato nel capoluogo meneghino accompagnato da tutta la mia famiglia e ne abbiamo approfittato per far visita ai miei zii milanesi (che purtroppo oggi sono letteralmente chiusi in casa per far fronte all’emergenza del corona virus).

In quella edizione, che in qualche modo ho rievocato con la maglietta e la medaglia dell’epoca, ho avuto il piacere di tagliare il traguardo con mia figlia Ilaria, che mi ha aspettava a trecento metri dall’arrivo e concludevamo insieme la gara nel rettilineo di Corso Venezia, chiusa abbondantemente sotto le quattro ore!

E’ stata una manifestazione corsa sotto un sole meraviglioso, quasi inaspettato per la città lombarda….quel sole che speriamo torni a splendere presto e che possa “asciugare” tutte le “cicatrici” che in questi giorni, troppo spesso, vediamo in TV.

 

 

UN SUPER CARICO DI PACE di Maria Sole Paroni

l mio resoconto di oggi: oggi seconda maratona in lockdown nel rispetto di tutto il regolamento del DCPM. Il tempo di percorrenza è stato un po’ piú dignitoso di quello della settimana scorsa, le soste sono state meno take it easy e le pause pipí e pupú sono state un po’ piú scattanti. Nonostante la voglia, lo spazio, il buon clima, le varie comodità non mancassero, ho dovuto fare i conti con il disagio continuo della consapevolezza di essere molto di fastidio a qualche vicino di casa molto insofferente, e questo pensiero non è stata una buona compagnia, nonostante io abbia sempre rispettato le distanze da altre persone, mi sia sempre tenuta naso e bocca coperti e non abbia mai superato 100 metri di distanza da casa. Al 30esimo km, un po’ annoiata e appesantita dal pensiero di essere presa di mira da sguardi indiscreti mi sono data una veloce lavata, data un po’ di trucco, messo una minigonna, e sono andata a piedi al supermercato, tornando con un super carico di cui poi mi sono pentita. È cosí che ho percorso 3 km della mia maratona in lockdown.

È stata tutto sommato anche oggi un’esperienza divertente e stimolante, peró mi auguro di cuore che entro una delle prossime maratone esca un nuovo decreto che ci dia un po’ di clemenza. La quarantena circondata da persone insofferenti e cattive inizia a pesare molto a chi come me cerca di affrontarla nella maniera piú serena e spensierata possibile nonostante le difficoltà che affliggono anche me!

 

 

Carissimi le Maratone della Speranza stanno avendo un grande successo, nel chiuso della casa, nello slargo del giardino, nell’angusto garage, nelle ristrettezze delle terrazzine all’aperto o laddove la creatività del SuperMaratoneta riesce a scovare uno spazio per realizzare questa partecipazione e dire “Io ci sono al fianco di chi lavora per la salute di tutti senza esporre nessuno a rischi inutili” (e tra l’altro vietati dalle disposizioni). Il mio terrazzo è aperto ma vedo appostati vicini di casa con il binocolo, occhiali a raggi X e sistemi di telecomunicazione aggiornatissimi, per allertare gli operatori della Sicurezza laddove osassi uscire e mettere il naso fuori (dopo la fine dell’emergenza forse anche i podisti saranno finalmente scagionati dall’accusa di insensibilità e di minaccia per la salute pubblica). Il nostro contributo di esserci e di far sentire che lo sport è importante per il mantenimento della salute individuale e collettiva, ora e nel futuro, non manca. Le Maratone della Speranza sono eventi virtuali, individuali ma collettivi, variano da 1 metro a 100.000 metri, in base al tipo di “megalovirus” che colpisce la mente del runner (ahahaha consentitemi un pò di ironia), non hanno classifica, né per numero metri percorsi nè per tempo di gara. Ricordo a tutti che non saranno valide per la classifica personale del Club Supermarathon né per il ranking internazionale, ma alla fine l’elenco dei partecipanti rimarrà come documento inserito nelle “classifiche gare”  all’interno del sito del Club, alla pari delle grandi manifestazioni come la 10 in 10, 20 in 20, etc etc etc. 

Un abbraccio a tutti e forza con gli euro di solidarietà, l’unico vero e valido motivo per partecipare e vincere davvero, ma come tutto il Paese, le Maratone della Speranza. 

 

 

I PASSI NEL SILENZIO DEGLI AMICI LONTANI di Cinzia Spataro

Grazie per l’appuntamento di oggi! In questi giorni sempre uguali una “diretta Facebook”, per una persona negata per la tecnologia come me, è stata una bella novità.

Grazie per il silenzio della mia corsa solitaria, in cui ho sentito accanto i passi di tanti amici podisti vicini e lontani incontrati in questi anni (sarà stato l’effetto del primo sole?).

Grazie per la presenza dei miei affetti più cari in ogni attimo del mio tempo.                                                                                                                                 Cinzia Spataro

 

 

TAPASCIATA ORTOLANA di Anonimo 1

Un nonno mi scrive questo commovente racconto facendosi mille scrupoli e raccomandandosi di rimanere anonimo perché sta facendo crescere i rapanelli per il nipotino nel suo orto distante 250 mt e accudisce la mamma anziana la Bisnonna ad altri 250 mt in un’altra direzione e non vorrebbe creare problemi. La legge è arrivata corta sul traguardo del cuore (Gino P.)

Donando sul lago dorato

Oggi mi trovo nell’ orto, il mio calendario corse indicava OLGIATE COMASCO KM 30, ma dato il triste momento che stiamo attraversando, il minimo che si possa fare è aderire all’ idea del presidente di fare una corsa, virtualmente in comune, con lo scopo di contribuire all’ emergenza.

Sveglia 6:45 la moglie vuole assistere alla ormai quotidiana messa di PAPA FRANCESCO, colazione e all’orto foto con la peonia che sta sbocciando, non sono ancora le 9 inizio lo stesso (Paolo mi perdonerà).

Giro di 90 metri scarsi corsa lenta e il pensiero va subito a quelli in prima linea, a chi sta soffrendo a chi ci ha lascito e penso a quanto sia fortunato a essere li ed io e la mia famiglia per ora non essere contagiati speriamo bene.

Continuando a girare vedo i rapanelli che tra poco son pronti, messi per il nipotino più piccolo ma non potrò portarli e penso che non possa fare un’autocertificazione con causa ‘consegna rapanelli al nipote‘

Mi trovo a ridere da solo (sicuramente non può essere un valido motivo) forse la corsa mi ha fatto bene mi fa distrarre un po’ dalla situazione e vedendo la natura ripartire: i piselli con i primi fiori, le piante a fine fioritura ma gia con le prime foglie, le piantine che stanno per nascere ecc. mi fa pensare che ANDRA’ TUTTO BENE.

Guardo l’ora è tardi solo 11 km pensavo di più, devo andare ad assistere la madre anziana che vive sola, mi cambio raccolgo un po’ di insalata da portare alla mamma e via.

Controllo se ha preso le medicine, qualche incombenza un po’ di compagnia e poi rientro a casa. Fine della libera uscita

TUTTI A CASA

Maratona ex lege (o fuorilegge?), ex articolo 1 comma f, ex Cina di Anonimo 2     

Premessa:  Pubblichiamo questa voce fuori dal coro che farà discutere. Liberi di essere liberi è l’articolo che ho pubblicato prima.

Chi scrive non aderisce alla nostra iniziativa ed esprime un’opinione sbagliata che lede i sacrifici che tutti quanti stiamo facendo, aggrappandosi a un’interpretazione “troppo” soggettiva della legge.

Tutti sappiamo che non dobbiamo farlo e la nostra coscienza si rivolta solo a leggerlo, ma lo pubblico lo stesso perché rimanga una testimonianza di questi giorni.

Gino P.

Maratona ex lege (o fuorilegge?), ex articolo 1 comma f, ex Cina

Non ho diritto di comparire nella nobile lista di quanti disciplinatamente hanno aderito alla proposta del Club rimanendo in casa; e nel dubbio che qualche delatore di regime faccia la spia (attività raccomandata dal governo in queste settimane: siamo ridotti così!)), preferisco rimanere anonimo. Paolo Gino sa chi sono, ha visto le mie foto in azione (da non pubblicare) e la copia del versamento anti-covid effettuato, altri mi riconosceranno … ma io negherò fermamente la mia identità!
Quello che ho fatto è legale o no? I più propendono per il no (specialmente il lugubre commissario ad acta della mia regione, sempre nerovestito e spesso tonante contro “le corsette”); io leggendo e rileggendo decreti, gride e circolari, mi sono convinto che alla fine della pantomima gli avvocati (che adesso chiedono il sussidio di disoccupazione!) si ingrasseranno con le migliaia di cause promosse dagli sportivi multati che non avranno conciliato; e se i giudici non si lasceranno influenzare assolveranno tutti, perché frasi come questa che leggo nell’introduzione all’ultimo (per ora) decreto della vigilia di Pasqua, dicono: “è confermato lo stop per tutte le attività sportive, anche gli     dei professionisti, mentre rimane consentita l’attività motoria nei pressi di casa, da soli e mantenendo le distanze”. Però l’art. 1, comma f (cioè quello che ha valore di legge) recita testualmente (compresi gli apostrofi invece degli accenti): “non e’ consentito svolgere attivita’ ludica o ricreativa all’aperto; e’ consentito svolgere individualmente attivita’ motoria in prossimita’ della propria abitazione, purche’ comunque   nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona”. E le Faq dello stesso sito governativo ribadiscono: “Si può uscire dal proprio domicilio solo per andare al lavoro, per motivi di salute o per necessità ovvero per svolgere attività sportiva o motoria all’aperto... L’attività motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente e in prossimità della propria abitazione. È obbligatorio rispettare la distanza di almeno un metro da ogni altra persona. Sono sempre vietati gli assembramenti”.
Quindi lo stesso sito nella stessa giornata dice una cosa e il suo contrario, niente attività ludica ma sì all’attività sportiva?! D’altronde siamo in Italia, dove le parole ex lege significano (dizionario De Mauro in 6 volumi, anno 2000, voci eslege e ex lege) sia “secondo quanto è stabilito dalla legge” sia “chi non è soggetto a legge; fuorilegge”.
Dunque ho deciso di aderire alla proposta del Club, ma non in casa o nel cortile (sebbene mia moglie avesse misurato il giro trovandolo di 50 metri esatti). Ho trovato un terreno incolto (un ex vigneto, ora un po’ bosco un po’ prato) il cui ingresso è a 100 metri da casa mia: dunque stiamo dentro i 200 metri della vulgata più comune, messa per iscritto in qualche regione. Questo terreno, dopo altri 150 metri, è trasformato in parchetto, teoricamente proibito dalla legge nazionale, sebbene agli ingressi non ci siano cartelli, e comunque ci stazionino o passeggino regolarmente almeno 5 o 6 persone per volta, famiglie, bambini, ragazzotti, gente col cane e perfino qualche podista. Ma si può correre anche sui due argini (con un intervallo di una cinquantina di metri) che separano il parchetto dalla tangenziale, dove il sentiero è ben marcato. All’altro ingresso del parchetto, traversando una strada si entra in un ex terreno agricolo, ora occupato per tre quarti da una grandiosa costruzione di almeno 5 palazzoni (iniziata due settimane dopo le elezioni comunali, in cui il sindaco è stato eletto dopo aver sbandierato il “consumo zero di suolo”), e per il resto da un vialetto contornato da pioppi, per cui si accede a un bosco spontaneo circondato da case. La fine di questo bosco, stando al mio Gps, dista esattamente 1000 metri in linea d’aria da casa mia. Prossimità? A un giudice l’ardua sentenza.
Comunque, dopo qualche settimana di corsette un po’ di qua un po’ di là, saggiando il percorso migliore tra i vari sentierini disponibili, mi sono accorto che facendo un certo giro il Gps mi dava suppergiù 4200 metri. Che idea: facendolo dieci volte… Bè, è prematuro, ma intanto procediamo per gradi: in futuro chissà…
Sabato santo, faccio il quarto di maratona (10,180 segna il Gps): 1 ora e 16 (è un trail, di asfalto ci sono 150 metri al massimo). E viene il lunedì di Pasqua.
Era il lunedì dell’Angelo del secolo scorso quando a Russi feci il mio record di maratona, diciamo pure un’ora e mezzo meno di quello che mi riesce adesso. Ma dunque, partiamo. Una borraccia di tè, una bottiglia di acqua frizzante, un gel e una barretta energetica in un sacchetto appeso a un ramo all’ombra. Primo giro che serve anche da perlustrazione che non ci sia qualche divisa… No, c’è invece un po’ di gente, diciamo una decina sparsa sui 4200 metri; un paio di podiste che però ostinatamente girano per le stradette del parco (al secondo giro, mi avvicino a una e le chiedo se possiamo fotografarci insieme: deve essere sudamericana, acconsente ma “non la mandi mica al giornale!”). L’attraversamento della strada è il punto più pericoloso: sabato un’auto dei vigili girava in su e giù. Ma oggi niente. Nella zona boschetto c’è qualcuno coi cani: chiedo a uno se mi fa qualche foto, lui mi riconosce come un antico compagno di partitacce di calcio nel campetto della chiesa vicina (il vecchio parroco è morto proprio ieri). All’uscita dal bosco, un residente sta sistemando il prato col tosaerba: così un centinaio di metri riesco a correrli su un prato fresco e profumato. Sono le sensazioni cui non facciamo caso quando corriamo nella normalità, ma adesso per noi semireclusi diventano recuperi preziosi.
Giro di boa attorno a un gruppo di villette a schiera, poi di nuovo vado a fiancheggiare il bosco, grosso modo in senso orario: stavolta a sinistra ci sono casermoni stile repubbliche socialiste, e in un gazebo coperto e dotato di panche ci stanno regolarmente 4-5 ragazzotti (evidentemente quella è zona franca, ex lege…). Uno starnutisce vistosamente, gli altri (tutti senza mascherine) lo prendono in giro. A proposito di mascherine: dopo due settimane di viaggio mi è arrivato dalla Cina un pacco “priority” di 500 mascherine, regalo di una conoscente: niente da fare, il postino ha preteso 63 euro di IVA e diritti vari. Ecco una ragione per cui la mia offerta non va a un organismo statale: i soldi me li hanno già presi.
Scacciamo i cattivi pensieri e torniamo al trail-half-marathon. Due fagiani volano via, una lepre entra nel bosco come faccio anch’io, sperando invano di recuperarla. Siamo nella zona di una polisportiva dove fino a una ventina di anni fa si concludeva una 21 km invernale: a un anziano col cane chiedo qualche altra foto, proprio lì dove era il traguardo. Il cane strappa nel guinzaglio e l’improvvisato fotografo ci mette un po’: ma tanto non c’è pericolo che nessun concorrente mi raggiunga.
E così, giro dopo giro, supero la metà gara: siccome ad ogni tornata mi piace fare piccole variazioni (dunque i giri stanno fra i 3,8 e i 4,4), mi accorgo che così facendo potrei finire la gara lontano dal punto di partenza. La soluzione (già studiata nei giorni seguenti) è nell’allungare per un anello di strade dove casa mia è proprio a metà: sono 770 metri misurati, con varie tacche, da un vicino di casa che fa la pista, e qui ci corre le ripetute. Tutto asfaltato, così posso tenere i piedi un po’ più rasente al suolo, senza paura di beccare radici o rovi striscianti, né farmi venire il prurito con l’erba alta; e il percorso con questo nuovo ricciolo diventa di 5 km.
Insomma, quando sto facendo l’ultimo giro mi accorgo che il traguardo verrebbe ad essere proprio dove l’avrei voluto, anzi posso evitare di risalire per la nona o decima volta sui terrapieni di 120 + 450 metri (fatti sempre nell’andata e nel ritorno; alla fine il Gps mi darà 90 metri di dislivello), e mi permetto (tanto, è già passata l’una, in giro non si vede nessuno, tanto meno guardie) di fare tutta la stradetta selciata del parchetto, che prima avevo visto sempre dall’alto salvo quando ero andato a incrociare la podista della foto. Ultimo km, rasento ii marosticani dove trent’anni fa andavo coi figli bambini a raccogliere le piccole susine verdi, nei tramonti d’estate, e dove sabato mi aveva raggiunto la telefonata di un atleta olimpico a Pechino 2008, ora medico. Gli avevo chiesto: dottore, ma se io corro da solo nei prati, sono pericoloso, contagio qualcuno? Risposta: assolutamente no, tieni solo presente che se ti viene l’infarto o ti rompi un osso forse non possiamo prenderti al pronto soccorso!
Occhi aperti, dunque: ultimo prato, ultimo passaggio davanti alla casetta dei colombi, ecco arrivo al sacchetto del mio ristoro: il Gps segna 21,160, il tempo è 2:50:55. Può bastare?

 

AMBROSINO LUIGI

arena marcello

BARTOLI

belloli nicoletta

capecci 1

CASTRILLI PAQUALE

compaRELLI 4

DICORATO MICHELE

FARINA PAOLO

lettieri rosetta1

MAZZARELLA PIETRO

 Moretto Maurizio

paroni maria sole

spataro cinzia 1

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