19° Trail de l’Absinthe. Couvet. Val Travers. Neuchatel (CHE), 14/06/2014. Le fantasticherie di un corridore solitario. Jean Jacques Rosseau fu il primo runner.

foto 2A quasi 2000 m di altitudine prima di imboccare la lunga galleria, vedo una grande luna proprio sotto di me. Mi sembra di essere in orbita attorno al nostro satellite in uno dei viaggi di Jules Verne. Oltre a tutto anche la luce e il colore sono suggestivi. Luna ambrata, la chiamano. Oltre ad assumere sfumature color miele, essendo più bassa, sembra un po’ più grande. Sintomo in passato di presagi e turbamenti, la ragione dell’effetto di questa luce ambrata di questa sera, è dovuta al fatto che la luna attraversa una fetta più spessa di atmosfera; così assume quelle sfumature con un effetto analogo a quello che avviene al sole al tramonto.

Dopo aver varcato le Alpi, cavalcando la luna risalgo il Lago di Ginevra e quello di Neuchatel, avendo la luce ambrata nello specchio delle acque. Giungo nella valle di Travers sopra Neuchatel. Tutto è illuminato da questa grande abat-jour. La valle sembra un salotto. Verlaine diceva: “Le grand clair de lune! On ronfle ferme à côté. Le grand clair de lune. En réalitée!”. “Strawberry Moon” dicono in America, e “Rose Moon” in Irlanda. Veramente una notte romantica qui in Svizzera. Ma la notte è breve, alle 6 si ritira il pettorale e alle 7 parte il Trail dell’Assenzio.

foto 3Già l’Assenzio, il liquore fatato che ha fatto impazzire gli artisti dell’Ottocento. Proprio in questa valle si raccoglieva l’Artemisia, un’erba da cui si estraeva questo distillato che provocò talmente tanti danni nella popolazione da essere messo al bando nel 1907. Solo da dieci anni è tornato in circolazione. Qui a Couvet, dove si corre il Trial, c’è il “Chemin de l’Absinthe” (Strada dell’Assenzio) e un Museo che mostra come fosse popolare questa bevanda alcolica e quanto incidesse sull’economia locale. Il senso di dipendenza che creava veniva chiamato “La fata verde” che è proprio il logo del Trial. Ma a correre non c’erano Gaugin, Allan Poe, Picasso, Verlaine, Rimbaud, Monet, Baudelaire, Wilde, Lautrec, Van Gogh.

Le “cose strane e meravigliose” le abbiamo viste lungo il tragitto. Soprattutto spettacolare il grande canyon che si vede al 12° km: Il Creux du Van. Il dolce paesaggio del Giura all’improvviso si trasforma in ripide pareti rocciose a strapiombo. Fa veramente paura quando si arriva su. Toglie il fiato. Dopo aver fatto rapidi due passi indietro, guardando giù si vede uno spettacolare anfiteatro di roccia formatosi naturalmente. Qui, con i suoi 15,5 km2, si trova la più vasta riserva naturale protetta del Cantone di Neuchâtel. E’ l’unico punto del trail da cui si gode una vista sul Lac de Neuchâtel. In cima è pieno di appassionati con binocoli e macchine fotografiche che spiano le aquile e carpiscono dall’alto i segreti sulla flora e fauna locali. Sulla strada verso il Creux du Van s’incontra la Ferme Robert, una Baita costruita nel 1750. Qui il boscaiolo David Robert uccise nel 1770 l’ultimo orso del Giura. Sul lato nord della sono ancora visibili i segni degli artigli dell’orso.

foto 4Comincia una dolce interminabile discesa, leggera e fresca nell’ombra dei pini e in mezzo ai pascoli che esplodono di fiori. Una favolosa cascata tra ponticelli e passaggi segreti. Si scende in mezzo agli alpeggi della Valle. Si passa dalle Miniere di Asfalto. Le nuvole che passano veloci riverberano le gradazioni di verde negli immensi prati. Lungo il fiume, a Mòtiers, un cartello avvisa i naviganti che questo è il sentiero che faceva abitualmente Rosseau tutti i giorni durante le sue passeggiate. Quale Sorpresa! Infatti ho scoperto che qui visse tre anni in esilio dopo essere stato ostracizzato per aver pubblicato l’Emilio. Per me Rousseau è il primo vero runner della storia. Tutti i giorni, cascasse il cielo, esce a farsi una passeggiata. Mentre cammina pensa e realizza le migliori intuizioni e meditazioni. Ama le lunghe promenades nei prati e nei boschi. Si ferma a gustare i rumori, gli odori, i colori di ogni angolino nuovo.Si sdraia nell’erba per sentire il soffio del vento e la carezza della natura. Per la sua varietà, la sua bellezza e la sua forza vitale considera la natura come la dimostrazione della presenza di un Essere Supremo.

foto 5Rousseau scrive anche un libro a tal proposito: “Le fantasticherie di un passeggiatore solitario”. Dialoga con la natura, le stelle, le piante, si fonde con la poesia della vita, riprende il cammino di Blaise Pascal verso l’infinito e fa vibrare, come nessuno prima di lui, le passioni dell’anima. Allo stesso modo di quel che proviamo noi correndo in mezzo a tutto questo ben di Dio. Non a caso uno scrittore dall’altissima spiritualità come Lev Tolstoj considerava Rousseau come suo maestro e portava il ritratto del filosofo di Ginevra in un medaglione sul suo petto. La casa che occupava il padre della rivoluzione francese e dell’illuminismo umanitario adesso è un museo. Peccato che è aperta solo la domenica e ho potuto vederla solo da fuori. Così ne parla nel suo diario citando anche i luoghi dove abbiamo corso:

“La casa che occupo è abbastanza grande, abbastanza comoda, con un loggione esterno sul quale passeggio quando il tempo è brutto; ma la parte migliore è un asilo donato in simbolo di amicizia. Sotto la mia finestra ho una fontana bellissima il cui rumore è delizioso. Queste fontane, che sono alte, verticali o con funzioni di obelisco, si riversano attraverso dei tubi di ferro in grandi vasche e costituiscono un ornamento tipico della Svizzera. Non ho parole per descrivere quanto sia piacevole guardare tutte queste belle acque che scorrono tra le rocce e i boschi quando fa caldo, ci rinfreschiamo solamente guardandole e siamo tentati a berne pur non avendo sete.”

J. J. Rosseau, Mòtiers, 11 Septembre 1762

Cicca qui per le foto (Paolo Gino)

 

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