“Sabato 20 Giugno 2015 sull’argine del Fiume Senio dietro l’abitato di Castel Bolognese, si svolgerà la 1a edizione della Raidlight 6 ore podistica di birra. La gara consiste nel correre per 6 ore (chi transiterà entro le 5h50′ ha la possibilità di percorrere un’altro giro, gli altri si dovranno fermare) su un anello di circa 1.900 m e con la possibilità di bere un bicchiere di birra da 0,2 litri a ogni giro. Ogni bicchiere di birra darà un bonus di 1 km. Alla fine vincerà chi totalizzerà più chilometri, sommando i km effettivi corsi + i km dei bonus. Saranno premiati i primi 3 uomini e le prime 3 donne assolute più tutti i partecipanti con un premio di partecipazione”.
In sostituzione della 8 Ore del Parco Carnè annullata per ragioni burocratiche, quel diavolaccio di Enrico Vedilei ha tirato fuori dal cilindro una 6 Ore goliardica che diventerà il punto di incontro degli amici ultramaratoneti appassionati di trail e amanti della birra. Anche se priva di un vero e proprio regolamento e delle postazioni chip, la gara è certificata Uisp, quindi valida a tutti gli effetti a fini del nostro benedetto punto-maratona. L’impronta goliardica della manifestazione è evidente leggendo gli aggiornamenti su Facebook: “….. Ecco l’elenco dei primi 15 iscritti alla 6 ore di birra ….. E siamo giunti a 34 ubriaconi hahahahahaha ..… Ci siamo quasi, mancano meno di 5 giorni alla partenza e i pazzi (affettuosamente) sono arrivati a quasi 50 ….. 54 temerari che entreranno nella storia ..… 20 km di corsa e 22 bicchieri di birra uguale maratona? Non correndo da parecchio, punto a questa formula! Potrei aumentare le birre!! ..… Non c’è bisogno di correre per 6 ore, l’importante è partecipare e divertirsi con gli amici. Ma se si vuole vincere, bisogna essere un buon atleta amante della birra …..”
Parto presto da Bologna per evitare le code verso il mare e fare il pieno di Sangiovese in una rinomata cantina sociale di Faenza. Il ritrovo è nel cortile di casa dell’ultramaratoneta Enrico Montanari, che gentilmente ci mette a disposizione un locale-spogliatoio e la logistica necessaria. Accanto al traguardo è situato il contenitore delle bevande custodito nientepopodimenoche dalla pluridecorata Monica Barchetti, incaricata di registrare i bicchieri di birra che i partecipanti berranno ad ogni giro.
La giornata è torrida. Per scongiurare il rischio che il Sangiovese bolla e vada rapidamente a carte quarantotto, il padrone di casa mi permette di parcheggiare l’auto nel giardino all’ombra di pini secolari. Si parte con 20 minuti di ritardo, in attesa di un gruppo di maratoneti bloccati in autostrada. L’organizzazione consiglia scarpe trail, ma il suggerimento sembra eccessivo. Anche se minacciose nubi all’orizzonte non promettono nulla di buono, il sole splende e riscalda i nostri cuori.
Il circuito misura 1,868 km, da ripetere almeno 23 volte per coprire abbondantemente la distanza della maratona (42,964 km). Si scende nell’argine del fiume Senio percorrendo un tratto soffice e erboso privo di buche e radici sporgenti. Dopo circa 800 m, superando una ripida scarpata con pendenza minima del 40%, si sale al terrapieno superiore ove è situata una stradina bianca che riporta al traguardo. La manifestazione, definita “ultra trail” da Enrico nella richiesta di omologazione Uisp, è in realtà alla portata di tutte le tasche.
Dopo il 10° giro la situazione precipita. Si aprono le cateratte del cielo e inizia il diluvio, un susseguirsi a ritmo ininterrotto di scrosci d’acqua pesante, di sassate che piombano dallo spazio infinito. Cic-ciac, cic-ciac, cic-ciac ….., correndo nel tratto lungo l’argine, i piedi sprofondano nel fango fino alle caviglie.
Nell’arco di 20 minuti torna il sole, poi nuovamente nuvoloni neri minacciosi. Inizia a grandinare. Corro a testa bassa per evitare che la grandine spinta dal vento gelido mi strapazzi i bulbi oculari. Il locale-spogliatoio del traguardo è stipato di maratoneti che, dopo aver indossato felpe e k-way, restano in attesa che la bufera esaurisca la forza d’urto. Si ricomincia a correre: cic-ciac, cic-ciac, cic ciac, un ritmo che ci accompagnerà nel fango fino alla fine.
Nonostante il sole ricominci a splendere, alcuni “furbetti del quartierino” completano l’ultima parte della gara correndo avanti e indrè solo sul tratto sopraelevato, evitando di scendere nell’acquitrino sottostante. Sostengono di essere stati autorizzati dall’organizzazione: piccola bugia, come chiarito da Enrico successivamente. Conclusa la gara, grande festa per le 100 gare di Daniele Zoli, festeggiato a suon di torte e Lambrusco doc.
Nonostante la maggior parte degli atleti abbia bevuto birra quasi ad ogni giro, nessuno arriva ciucco. L’ubriacatura colpisce invece alcuni addetti alla rilevazione dei passaggi: le classifiche finali, sia quella col bonus birra, sia l’altra con i chilometri percorsi effettivi, contengono alcune inesattezze che mentre scrivo, causa i fumi dell’alcool persistenti, non sono ancora state sanate. Lo confessa candidamente Enrico “mi dispiace che ieri sera per la fretta di effettuare le premiazioni e forse anche sotto l’effetto alcool, un po’ l’ho bevuto anch’io hahahaha, abbia sbagliato a fare i calcoli ….. ”.
Per finire, qualche numero comunicato dall’Organizzazione: “65 temerari partenti, 4 astemi, 9 che hanno bevuto meno di 3 bicchieri di birra, 1 solo atleta con più di 30 bicchieri di birra (Andrea Paganelli), 22 atleti con più di 20 bicchieri di birra. Gli altri, da un minimo di 4 a un massimo di 19. Birra consumata 100 litri. Se si tolgono i 13 che hanno bevuto poco o niente, e qualche bicchiere bevuto dagli assistenti (circa 5 litri), possiamo dire che 52 atleti hanno bevuto 95 litri di birra, quindi 1,8 litri a testa. Il prossimo anno cercheremo di battere anche questo record e ….. ce la faremo”.
Visto il successo e il caloroso plauso ricevuto dai partecipanti, sembra che dal prossimo anno, oltre alla birra, ci sarà una grigliata finale. E anche il chip, aggiungo io, per eliminare le uniche non conformità riscontrate nella peraltro ottima organizzazione.
Complimenti per la manifestazione. Allegria, simpatia, cordialità, come in tutte le gare organizzate da Enrico Vedilei. Me la ricorderò per un bel pezzo. Come il cacio sui maccheroni, l’acquazzone e la grandinata che Giove Pluvio ci ha voluto regalare. Anche il cic-ciac nel fango mi è piaciuto, sembrava essere tornati bambini!! Ottima la birra che, per troppa prudenza e me ne pento, ho bevuto solo dopo aver completato il giro finale.
Una curiosità. Le tre forti e belle vincitrici della gara femminile compensata dai bonus, Alina Losurdo, Alessia La Serra e Ilaria Pozzi, nelle 6 ore hanno percorso 50,436 km e bevuto 27 bicchieri di birra a testa. Nonostante caldo, freddo, diluvio, grandinata e fango. Alla faccia del “sesso debole” …..
Clicca qui per le foto (di Mario Liccardi)



