E poi le cose mangerecce per cui Monteforte è famigerata: tortellini caldi finali (un piatto con buono nel pacco, un altro mediante secondo buono distribuito in corsa al km 15), i ristori che vanno dalla salsiccia e polenta alla grappa (rifilatami a tradimento al km 16, “tanto ti no xe competitivo”, dissero non leggendo bene il mio pettorale 2411).
Purtroppo ci si è messa la neve (ma in questa stagione, cosa pretendete?), e il sito ufficiale ha pubblicato tre giorni prima la decisione di ridurre il percorso a 24 km. Oserei dire che bisognerebbe avere pronto un itinerario di riserva sicuramente percorribile, non lasciare agli atleti (come diceva il comunicato) la possibilità anarchica di “proseguire con uno dei quattro percorsi non competitivi, rispettivamente di 9, 14, 21, 28 km, con lo stesso pettorale e usufruendo di tutti i ristori”. Oltretutto, proseguire come? arrivato al traguardo, tornare indietro inseguendo il fumo delle salsicce? Mi viene in mente che, nella preistoria del Club, un nostro collega (sinceramente non ricordo il nome: forse Sante Facchini? chi sa parli), trovandosi in Francia ad una maratona accorciata di 8 km o giù di lì, pretese che gli organizzatori gli misurassero il percorso restante e gli rilasciassero l’attestato… così valeva per i conteggi del povero Sergio. Invece qui a Monteforte la mia impressione è che la maratona non sia ancora stata assimilata, e alla maggior parte degli addetti lungo il percorso interessi la massa dei non competitivi, e gli altri xe n’altra parochia (scrivo così e so già che la siora Nadalina s’inkassarà parché no la vol che mì ripeta le parole venete dej altri: passiensa!).
Insomma, un caro compagno supermaratoneta di tante trasferte e battaglie sportive, assente solo causa ginocchio malandato, e che non cito per non metterlo nei guai, mi ha scritto: “Tutti quelli del club (o circo, chiamali come vuoi), quando sono venuti a conoscenza che non si faceva più la maratona, sono rimasti a casa perché loro corrono solo da maratone in su”. Insomma, di 600 iscritti gli arrivati saranno 406. Altri, come il “vescovo” Fusari di Treia, o Libero Zerbinati, li ho visti alla mangiata finale, non in classifica; nessuna notizia della Mocellin, per esempio…
Defezione analoga avevo constatato alla maratona di Livorno in novembre, ridotta a 30 +12 km e anche sospesa causa alluvione… (l’inflessibile Mariolino non vuol nemmeno sentir parlare di ‘convalidare’ una corsa del genere, sebbene si chiami “maratona”); per fortuna nel 2011 la Ronda Ghibellina di Castiglion Fiorentino fu decurtata, ma di pochi km, e siccome in origine era una 43 è stata presa per buona.
I primi colleghi visti in zona sono la citata siora Nadalina (che mi sembra di umore ancor più nero del solito, ma che – va detto a suo onore – non rinuncia alla corsa e la conclude in 3.30), poi Daniela Lazzaro (3.14). All’ingresso nei box di partenza, il caro sior Vitorio Bosco mi annuncia la nuova maratona Unesco delle sue parti, da Aquileia a Cividale, il 1° aprile ma non è un pesce, e contro cui Podisti.net fa già la guerra (e poi, vuoi mettere l’ultramaratona sulla pista da 560 metri lo stesso giorno?); dopo pochi km, Claudio Campi mi segnala la eco dei Colli Euganei e la 100 in val d’Orcia. Al 13° km cominciamo a pestar neve; purtroppo però, arrivati al punto dove il nostro percorso è stato tagliato, riportandoci verso il tratto discendente, le segnalazioni diventano più incerte e siamo dirottati sul percorso dei 21-28, popolato da centinaia di corridori o camminatori. Comincio a sospettare di aver sbagliato: a un gran ristoro chiedo agli addetti, ma sembrano sordi e non mi rispondono nemmeno; dopo qualche tornante in discesa chiedo a uno sbandieratore, mi dice che non lo sa; alle porte di Soave torno a chiedere, l’addetto e la vigilessa mi rispondono che va bene così e poi troverò la deviazione.
Sarò imbambito io (eppure nelle notti sul Monte Bianco o alla Lavaredo Ultratrail non mi ero perso), ecco allora come l’ha vista Claudio Campi: “Il km 17 era mal segnalato ed era facile sbagliare al bivio, continuando in discesa invece di salire a sinistra [sarà stato il mio sbaglio?]. Fino al km 19 ancora qualche bivio dove andare a cercare la fettuccia. Io non sono passato da Soave, come invece credevo di fare, e sono arrivato al traguardo con 24,200 km al Garmin”. Circa 7 minuti dopo lui arrivo io, dopo essere transitato per maggior sicurezza anche dal traguardo dei 21 (da dove sta passando, all’indietro, Ulderico Lambertucci, che ha finito la maratona in 3.07), aver proseguito e finalmente concluso dove si doveva, col Gps che segna 27,400. Un americano subito dietro segna 15 miglia e 300, tradotte sono 24,5 km; insomma, pare ci sia stato un po’ di self-service individuale.
Lungo la via verso spogliatoi e docce c’è una deviazione per la riconsegna del chip, premiata con la parte più consistente del pacco gara e un ristoro di birra (analcoolica) a volontà. Entrando nel tendone delle docce c’è da spaventarsi per la calca e le file davanti alle cabine: ma in un quarto d’ora me la cavo, e l’acqua è deliziosamente calda. Alla faccia di quei tanti organizzatori di rinomate maratone che se arrivi dopo il 50° posto ti sanno dare solo docce fredde…
Il discorso non vale per Calderara, che vince anche (ma di poco) per il “pranzo del podista”: a Monteforte si paga qualcosa in più (ad esempio la meravigliosa grigliata di 4 pezzi più polenta costa 6,50); ma pure qui si beve a sbafo, caraffe a volontà di rosso e rosato, e l’offerta mangereccia è tale (compensata da tempi d’attesa decisamente lunghi) che la squadra dei Pico Runners lascia sui tavoli un tot di buoni pasto, prontamente sfruttati da altri. L’unica cosa cattiva è il caffè, più che altro fondi di tazzina: i s’era desmentegà de meterghe l’acua nea machineta!
Scorrendo la classifica, tra i volti noti ecco Laura Durpetti, l’ex trecciona di Senigallia che vinse una maratona di Tolentino una ventina d’anni fa, ma non fu messa in classifica perché non aveva il tesserino Fidal; adesso mi dice dei suoi 4 figli, complimenti, ancor più che per le 3 ore nette finali oggi. Due minuti dietro, Alice Modignani; poi nell’ultima pagina della classifica i nomi si infittiscono: Massimo Morelli, cui queste corsette non fanno certo paura (3.41); Rosa Lettieri (3.58); Luciano Morandin (4.02), e finalmente el sior Vitorio, terzultimo con onore in 4.10. Non abbiamo conquistato punti-Liccardi, ma siamo supermaratoneti lo stesso; anzi, di più.


