Lo si leggeva sul viso degli organizzatori, degli atleti e del pubblico durante la festa di chiusura sul piazzale panoramico di Santa Maria della Luce, dove è stato allestito il palco per le premiazioni e il brindisi dell’arrivederci, una location degna di un antico teatro greco, con sullo sfondo la foresta di ulivi lambita dal mare e al cospetto della bianchissima chiesa e del suo campanile. Premiazioni goliardiche, calici in alto, e poi tutti scatenati a ballare, come morsi dalla tarantola, con in testa Davide Orlandi, dalle inesauribili risorse, ed il suo staff.
Eppure, nonostante le fosche previsioni, il tempo è stato bello, venerdì 9 ottobre, quando si è svolta la 10.000 Ulivi, una 10 km serpeggiante fra i secolari alberi della piana di Mattinata: una marea verde-argentea di sculture gigantesche, tronchi contorti che suggeriscono serpenti, figure mostruose, quelli verso terra piegati dal maestrale, non uno simile all’altro, tutti opere uniche del tempo e del vento. L’Italia ha 180 milioni di ulivi; di questi, 60 milioni sono in Puglia; di questi altri, esemplari scultorei circondano Mattinata.
Dopo la gara, nel Museo cittadino si è tenuto il briefing dei trail di 34 km e di 77 km, in programma l’indomani, sabato 10 ottobre, dalle pessime previsioni meteo. Ci si era salutati con pensieri positivi: “Anche oggi lo erano, e invece si è avuto una bella giornata! Perché non dovrebbero essere errate anche domani! Comunque, ci sono percorsi alternativi, come quello di evitare la Foresta Umbra che in caso di cattivo tempo presenta scarsa visibilità e fulmini”.
La cena non era ancora finita, e ha cominciato a piovere per tutta la notte.
Alle ore 5:00 viene comunicato che la 77 km, in programma alle 6:00, è stata annullata; la 34 km partirà alle 8:30. Abituato a correre soltanto gare dai 42 km i su, non prendo neanche in considerazione la gara breve.
Quando, poi, sono andato sulla spiaggia di Mattinata e ho visto i concorrenti rullare sui ciottoli sotto la pioggia, mi sono sentito in colpa e un po’ vergognato, maledicendo la mia forma mentis sclerotizzata sulle gare lunghe: “Ma perché non son io tra di loro!”.
Non appena si sono affrontate le prime alture, le condizioni atmosferiche sono diventate critiche. La visibilità era scarsa, i fulmini squarciavano il cielo e le cadute dei concorrenti frequenti. I più veloci hanno percorso i 34 km programmati, i più lenti sono stati indirizzati sul percorso alternativo che li ha fatto giungere sul piazzale Santa Maria della Luce dopo 25 km. A tutti la decisione è apparsa saggia e lodato lo spirito di abnegazione degli organizzatori.
La domenica mattina, i bambini hanno gareggiato sul piazzale panoramico, mentre gli adulti se ne sono andati per masserie e frantoi a gustare i prodotti del territorio nel Gastro Run.
Nel pomeriggio si è corso il Saraceno Trail di 14 km 600 D+, gara breve che non mi sono lasciato sfuggire. In compagnia di Angela ho guadagnato il Monte Saraceno, passando attraverso la Porta Daunia, ingresso dell’omonima Necropoli di 2500 anni fa; siamo stati insieme anche nella ripida discesa a picco sul mare. Giunti sulla spiaggia, ho allungato il passo e ho dato il massimo, sfogando la rabbia e la buona preparazione che avevo per la 77 km.
La prima edizione è stata di rodaggio; questa seconda ha dimostrato che gli organizzatori conoscono bene la bellezza e le insidie del trail; la terza sarà la consacrazione definitiva.
Clicca qui per le foto (di Michele Rizzitelli)





