Si è appreso, da voci di corridoio, che erano stati contattati anche la medaglia d’oro di Atene ed un atleta isolano di fama, i quali non hanno inteso fare sconti. Un elettroshock si sarebbe certamente scatenato, non sulla cultura sportiva del territorio, bensì sulle esangui casse comunali!
Non all’inseguimento di pesci-pilota per qualità e quantità di maratone, devono puntare le corse siciliane, se vogliono aumentare il numero dei partecipanti, che si aggira mediamente su poche dozzine. Costoro, di solito, giungono da fuori a sfruttare la situazione: i salvatori non vengono mai dall’esterno!
La soluzione va ricercata nella Sicilia stessa! Le società sportive devono federarsi, cioè unirsi per stare tutte meglio, scambiandosi atleti, esperienze e strutture. E l’insularità dovrebbe essere un fattore predisponente alla coesione! Con un discreto numero di partecipanti assicurato, non si assisterebbe più alla svendita delle maratone siciliane, documentata dalla gratuità della quota d’iscrizione e dall’offerta di pacchetti viaggio-soggiorno con prezzi ridotti all’osso.
Non è possibile che la Maratona di Ragusa, che si svolge in un contesto storico-ambientale-culturale molto interessante, debba contare 50 iscritti, dei quali solo una minoranza autoctoni, se l’eziopatogenesi non la si individui nella rivalità dei vari club, cui interessa non il numero globale, ma vantare un solo atleta in più degli altri.
Chiusa l’indagine di mercato, torno a parlare della gara, ove mi trovo più a mio agio. E’ dura e bella l’Hybla-Barocco Marathon. Dal punto di vista tecnico, c’è di tutto: salite e discese lunghe e brevi, curve, controcurve, strappi, rettilinei, zig-zag, asfalto, pavè, terra battuta, sentieri sassosi, viottoli fangosi. Capsule, legamenti, tendini, muscoli, fasce, menischi, cartilagini, articolazioni, dischi intervertebrali, nonché lamine ungueali devono godere di ottima salute se non si vuole andare incontro a sorprese, poiché tali e tante sono le sollecitazioni meccaniche cui vengono sottoposti.
Per quanto riguarda il percorso, è sufficiente dire che Hybla, ovvero la parte più antica di Ragusa, è stata dichiarata dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. A chi ha in odio il “vecchiume”, la maratona mostra strade e piazze moderne, qualche abuso edilizio, gradevoli quartieri residenziali, tre arditi ponti, un numero infinito di scale. A chi ama la campagna, sono dedicati i primi venti chilometri: è un susseguirsi di manti erbosi delimitati da muretti a secco, in cui pascolano mucche e scalpitano cavalli. L’aria purissima, ogni tanto è interrotta dal balsamico odor di stalla.
Onde evitare sorprese, quest’anno la medaglia è stata inserita nel pacco gara, frammista con la cioccolata e miele al carrubo, ed un’infinità di altre cose. Superato lo striscione d’arrivo, veniva subito consegnato il diploma e, qualche passo dopo, servita pasta al forno a sazietà. Rapidissime le premiazioni, che hanno coinvolto la quasi totalità dei concorrenti. C’era anche lo SpeedPass, un lusso per pochi partenti. Il mio 3:43:39, che migliora di 32 minuti il tempo dello scorso anno, dimostra che con il passare degli anni si cresce!
Tutti i pedanti training consultant e dintorni consigliano, il giorno precedente la gara, riposo, rilassamento e dieta leggera ricca di carboidrati. Non ascoltateli! Io ho fatto di testa mia andandomene per una maratona gastronomica-enologica-culturale, ed il riscontro cronometrico, come accennato, non è stato niente male. Battendo strade secondarie, sono andato a Scicli, dove non mi sono accontentato del magnifico barocco della parte bassa della città, e sono salito alla chiesa di San Matteo ed, arrampicandomi fra i sassi, fino al convento della Croce. A Modica mi hanno stupito la chiesa di San Giorgio, di San Giovanni Evangelista e la caratteristica disposizione ad Y della città vista dal Belvedere Pizzo. Mi sono rimesso in forze con un primo piatto di cavati, broccoli ed acciughe; ho proseguito con formaggio “Ragusano”; ho fatto il pieno di carboidrati con dolci alla ricotta, ai quali non so resistere; mi sono dissetato con il Cerasuolo di Vittoria, che il vitigno Nero d’Avola rende generosamente inebriante; ed ho concluso con i vari tipi della caratteristica cioccolata. Attraversando fertili conche di aranceti, rocce e carrubeti, sono giunto nella nobile città di Noto, della quale tutti sanno.
Il sole era tramontato da un pezzo, quando ero di ritorno all’Hotel Barocco di Ragusa. La luna era alta nel cielo. Scorrevano nella mia mente le numerose definizioni con le quali, di volta in volta, era stata tratteggiata la Sicilia, e non mi apparivano esibizionistici sfoggi letterari: chiave per comprendere l’Italia (Goethe), metafora del mondo (Sciascia), terra impareggiabile (Quasimodo). Ma furono i famosi versi del Premio Nobel Salvatore Quasimodo, nato a Modica da una famiglia proveniente da Roccalumera, ad occupare per lungo tratto i miei pensieri:
Ognuno sta solo sul cuore della terra
Trafitto da un raggio di sole
Ed è subito sera


