2° MARATONA DEL GARGANO – CAGNANO VARANO (FG)

Sono certo che queste mie semplici osservazioni – peraltro difficilmente confutabili –butteranno nello sconforto il bravissimo Pasquale Giuliani, il quale lo scorso anno mi tenne mezzora al telefono per chiedermi spiegazioni su una frase d’un articolo che se aveva un difetto era quello di lodare troppo la gara, tanto da correre il rischio di sconfinare nella retorica.

Pasquale (e gli organizzatori delle altre maratone) deve capire che, il fatto stesso di dedicargli parte del proprio tempo, è segno di amore nei suoi riguardi (non fantastichino gli osceni! Omnia munda mundis). La critica va intesa come una spinta al miglioramento e, quindi, a ben figurare nell’edizione successiva. Sono noti a tutti gli enormi sacrifici che richiede l’organizzazione di una 42 Km.. Pertanto, quando si scrive non per mestiere, l’ultima cosa che ci si prefigge è quella di recare offesa.

Egli deve essere più resistente ai commenti. Ha da imparare dal suo fedele funzionario, che non si scompone mai. Quante volte viene attaccato – e non per colpa sua – perché le classifiche tardano ad essere pronte, è troppo lenta la consegna dei pettorali, il pacco gara è roba da terzo mondo ecc. Per la qual cosa Massimo Faleo non batte ciglio, per il semplice motivo che non la prende sul serio, ma s’immagina di fare un test…di pazienza. Oltretutto, non è questa la filosofia del foggiano? Renzo Arbore canta che la vita è tutto un quiz; Massimo, che non ha ancora composto la musica, si limita a dire che la vita è tutto un test.

Dei due fiori all’occhiello della passata edizione, quello della totale chiusura al traffico s’è conservato vivido e profumato: basta questo per rendere una maratona degna d’essere corsa ed a far perdonare tutte le altre eventuali insufficienze. L’altro, quello della vastità dell’orizzonte, s’è realizzato solo in parte perché la foschia ha permesso la visione del lago Varano e non quella del lago di Lesina; ha nascosto la solennità alpina dell’Appennino abruzzese; ha coperto il mare e con esso le Isole Tremiti: ma alle mie orecchie è sembrato giungere ugualmente il lamento querulo dei soldati di Diomede che, trasformati in uccelli, tuttora piangono sconsolatamente la morte del loro condottiero.

Mi si perdoni, adesso, lo sconfinamento nel privato. Ma solo per ricordare che quando si tradisce ci si pente amaramente. Non è bastato alla Maratona tradita una sola volta, avere io espiato la colpa con la doppietta di Napoli e Martinsicuro; aver corso ininterrottamente per sei ore sotto il sole di Mareno di Piave; essermi arrampicato per 4:55:12 sulle montagne abruzzesi della bellissima Ecomaratona dei Marsi; né essermi dannata l’anima per non farmi raggiungere da Fabio Marri, del quale, questa volta, ho sentito io l’alito sul mio collo negli infiniti saliscendi del Gargano (pensate proprio che mi sarei fatto superare?). Ella mi ha obbligato a sottopormi, in rapida sequenza, a fatiche degne di Sisifo: Nove Colli, Passatore, Anguillara. Ed ha insinuato: “L’età incombe! Dimostra adesso la tua nobilitade, o sei condannato a fare ripetutamente cilecca negli anni che verranno!”. Ho cercato di sottrarmi, dicendole che mi sarei rovinato per sempre; che una Nove Colli vale quanto una banale maratona di pianura per la superclassifica di Sergio Tampieri, facendo il giuoco, così, di chi lesina le energie per scalarla. Non c’è stato nulla da fare! “Al diavolo la superclassifica, non Tampieri! Le scappatelle vanno pagate a caro prezzo!”.

Affronterò la Nove Colli. Imparerò a conciliare la corsa con l’andatura al passo, dove, fino adesso, mi sono rivelato una frana. Sulla carta sono perdente. Non si sa mai…qualche scatto d’orgoglio…qualche Fabio Marri di turno all’orizzonte…Angela alle spalle che vuole superarmi…ed un fiume d’adrenalina inondare il mio torrente circolatorio!

In fondo, non si tratta di trascorrere 30 ore della mia esistenza e la parte migliore della settimana a “farsi prendere in giro” da una pista. Male che vada, m’aggirerò per posti che altrimenti non avrei visto.

Ed infine, siamo sinceri: le normali maratone è roba da riservare a donzelle e donzelli. Diventiamo, una volta tanto, generosi: largo agli imberbi!

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