2^ Ottore di Campano – Carmignano (PO), 27/10/2014. Cosmogonia e agonia

foto 2Un circuito di 2.300 metri con notevole dislivello ad ogni giro. Un crescendo di fatica a dismisura, una vera e propria ascesi sulla montagna sacra tracciando la via che congiunge il cielo alla terra. Ma poi sulla cima si vive in contatto con gli Dei e si vola con lo sguardo sopra Prato, Firenze, Pistoia e ancora più in là… I Greci avevano l’Olimpo, gli Ebrei il Tabor, i popoli celti la Montagna Bianca, i Cinesi il K’uen-luen, gli Araucani del Cile il monte Tenten. A noi l’organizzatore Samuel Bellin ci fa adorare la Rocca di Campano.

Saliamo lassù ogni volta in una mesta agonizzante processione. Ascesi, passione, o semplice trappola per topi. Giù nelle pianure dove non c’erano montagne, gli uomini costruirono alture artificiali per onorare i loro dei. Così gli Egizi costruirono le piramidi, i Babilonesi le ziqqurat, i Cinesi le pagode. Noi, in cima dove tutto finisce per suggellare l’unione tra la terra e il cielo, abbiamo il tappeto del chip della Mysdam

Ogni giro scoppia il cuore e il cervello. Ci salviamo imboccando l’unica discesa sulla via denominata “Erta del Pollaio”. Rinasciamo acquistando velocità facendo effettivamente volare via galli, galline, polli e tacchini che razzolano liberi sul crinale della collina. In quel breve tratto sgorga una speranza di sopravvivere ai 19 giri, ripetendo ma chi ce lo fa fare, sputando sangue auspicando che l’Uomo ritrovi quanto prima quel gene “disperso e smarrito” in grado di fargli apprendere dai suoi errori, e che la Conoscenza del percorso e Sapienza dell’altimetria, un giorno finalmente, ritornino a illuminare i suoi passi e a rendere così feconda la sua corsa.

foto 3Con incedere inesorabile avanziamo verso la prossima salita, non ci si può fermare, “Ottore” passano in fretta, solo dei rapidi sguardi allo straordinario paesaggio, solo un fugace abbraccio a questo sofferto monumento della storia italiana tante volte distrutto e poi ricostruito.

Narrano i libri di storia che la Rocca di Carmignano alta 275 m viene citata, per la prima volta, in un documento d’Ottone III di Sassonia che ne conferiva la proprietà al vescovo di Pistoia. Ebbe una vita travagliata, come la sua altimetria, con continue lotte fra Pistoia, Firenze e Prato essendo in una posizione strategica nel contesto politico militare del Medioevo. Dopo aver resistito, nel 1154, a un assedio condotto da truppe pratesi e fiorentine, il castello venne distrutto una prima volta nel 1228 dai Fiorentini, che demolirono il torrione della rocca. Rientrata in possesso di Pistoia nel 1242, le fortificazioni vennero ricostruite. Nei primi anni del Trecento, Carmignano venne venduta nuovamente a Firenze, che provvide ad abbattere ancora una volta la rocca e le mura castellane. Dopo una nuova parentesi pistoiese (1315-1324), il castello tornò ancora in mani fiorentine, per poi essere assediato e conquistato da Castruccio Castracani, che ne fece una propria piazzaforte fino al 1328, quando poi tornò definitivamente tra i possessi di Firenze.

Sotto la rocca dove corriamo si vede la bella chiesa di San Michele dove è custodita la famosa “Visitazione” di Pontormo. Qui su questo colle fitto d’ulivi si gode un bellissimo panorama a nord e a sud del Montalbano. Delle mura medievali che circumnavighiamo intorno alla Rocca rimangono pochi resti, in parte ricostruiti come il Campano, con la cella campanaria e orologio Icona della Manifestazione odierna. Al centro sorge un torrione medievale (il Maschio della Rocca). la cui struttura è adibita a mostre e manifestazioni varie. In un vano è conservato un plastico che ricostruisce l’intera zona fortificata nel XII secolo.

Verso le 16:00 si alza una leggera brezza che soffia via le nebbie della valle dell’Arno. Si vede tutta Firenze! Sembra di volarci sopra!

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