Unica maratona italiana con Padova a dare sette ore, consente di rilassarsi e gustare appieno ogni angolo, filmare, fotografare e “passeggiare” alla faccia dei garmin dei polar, e “de chi ce vole male”. Se un tapascione come me ce la mette tutta a stare nelle sei ore, Roma é magica sette volte come i suoi sette colli.
Detto ciò, questa maratona resta un momento dell’anno che è prezioso. E’ uno stimolo ad approfondire aspetti di Roma che non ho mai avuto modo di conoscere. Non possono che venire in mente le Passeggiate Romane di Stendhal. Mi prende per mano e mi porta con lui a spasso nella città. Il Colosseo, Castel Sant’Angelo, la Basilica di San Pietro,Via del Corso, Trinità dei Monti, le opere di Michelangelo, di Raffaello, di Canova. Sindrome e Corsa. Ebbrezza e Passeggio.
Tutto quanto si possa ammirare a Roma, è oggetto della mia attenzione. Tra un san pietrino e l’altro lo sguardo si alza. I 42 sono 42 di passione per un viaggio di sette ore inteso come scoperta, conoscenza, ricerca della felicità. Per Stendhal “La bellezza è una promessa di felicità”.
Quando dopo la pioggia, vicino a San Pietro è uscito il sole tra prelati e turisti mi è parso di vederlo. Sì, a me è parso proprio di vedere Stendhal, mentre girava per Roma, alla ricerca della bellezza e della felicità, pur consapevole che quella felicità non arriverà. La bellezza è “una promessa di felicità”, non “la felicità”.
Avrei voluto quindi vestirmi da Stendhal con una giacca dai baveri dorati e la Legion d’Onore, ma mi avrebbero scambiato per un portiere d’albergo. Con rispetto per la categoria, ho anche preferito lasciare l’abito di Batman dell’anno scorso per una leggiadra veste cardinalizia. Questo porporato-costume si confà all’Urbe e ha avuto molto successo specie con i simpatici Romani de Roma che reclamavano ad ogni angolo una benedizione da “Sua Eminenza”. Mentre i turisti spaventati facevano cadere le camere fotografiche nell’affanno di immortalare un “Grosso” Cardinale in carne e ossa. Addirittura il Corriere.it edizione digitale del giornale “del mèMilàn” mi ha messo in prima pagina il lunedì, facendomi chiamare da molti dei miei amici Milanesi.
Specie il finale è stato un girotondo circense di felliniana memoria. Il mio piccolo “Otto e Mezzo” è diventato un “Quarantadue e un Quinto”. Roteavano intorno a me tanti personaggi, specie runners stranieri, che in quegli ultimi chilometri riconquistavano l’innocenza e la gioia di vivere, rivedendosi bambini, piangendo e cantando per la gioia di essere arrivati.
Giuseppe Gioachino Belli:- Er Cardinale da vero.
Naturarmente è ccosa naturale
c’abbasta a ddajje una squadrata addosso
pe ccapí inzomma da tutto quer rosso
che Ssu’ Eminenza è ppropio un cardinale.
E ggnisuno sarà ttanto stivale
descannajjà una bbruggna inzin’all’osso,
pe ppoi sartà cco sicurezza er fosso
de discide: è ir tar frutto o ir frutto tale.
Sin c’ha ddunque er color de peperoni
e scarrozza a Ssan Pietr’in Vaticano,
è un cardinal co ttanti de cojjoni.
Metteje poi ’na“voja n’del core”,
dajje ’na“canotta” e ddu’ “scarpettoni”,
e allora te dirò: cquesto è un “corridore”.
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