22^ Bukki Hegyi Marathon – Miskolc (Ungheria), 07/06/2014. Ai confini dell’universo.

foto 2Ma sono qui all’ingresso di questo Parco Nazionale che si annuncia ricco di bellezze naturali incomparabili: oltre 800 grotte, ripidi dirupi, pareti per alpinisti. Più a nord c’è un’area molto suggestiva, quella del lago Tisza, un invaso artificiale creato negli anni settanta che è secondo soltanto al lago Balaton, che offre spiagge erbose, barche a vela e alcuni musei.

Si corre nel parco di un sanatorio in parte chiuso. La maratona si compone di quattro giri da 10,54 km in un vero e proprio trail nei boschi di faggio con nemmeno un metro in piano. Della maratona arriveremo in 29 uomini e 4 donne più un centinaio della mezza e staffette. La partenza viene data alle 11.30 mentre nello stesso parco c’è una manifestazione musicale e religiosa che infonde nell’aria musiche di violini zigani e cori ascetici. Fa parecchio caldo, l’estate è giunta anche quaggiù e ci si ripara sotto gli alti faggi a lato nel palco lasciandosi cullare da queste melodie orientali.

Mi sembra di essere al confine dell’universo: forse dopo partiti entreremo in una terra di nessuno senza ritorno. Guardo la gente e noto che le donne sono molte belle, mentre gli uomini molto brutti. Le donne sembrano molto forti ed indipendenti, volitive, e con la voglia di fare. Le Runner non sono tante ma qui nel paddock tengono testa agli uomini che hanno l’aria trasognata da beato alcolista. Forse la dominazione russa ha inciso nello stile di vita e nella cultura degli ungheresi, qui siamo a pochi km dall’Ucraina. C’è stata una rimozione degli odiati occupanti. Chi parla russo, fa finta di non conoscere questa lingua. I russi sono stati considerati sempre dei nemici. Sono rimaste invece delle tracce visibili dell’impero austroungarico. Un popolo, quello ungherese, che ha vissuto tante tragedie. Venti anni di fascismo, cinquanta di comunismo, poi anche governo delle croci frecciate (i repubblichini ungheresi).

foto 3Sembra che adesso stiano tutti bene e siano felici. Non è un segreto che gli stipendi ungheresi sono più bassi di quelli italiani, cosi come il costo della vita, ma con molte differenze. In Ungheria esiste un salario minimo. Attualmente il salario minimo lordo di un lavoratore non specializzato, è di 98.000 fiorini (64.000 netti, cioè circa 195 euro). Lo stipendio medio invece, cosi come pure il costo della vita, varia da regione a regione. Gli stipendi più alti sono a ovest,143.000 fiorini (437€) nella regione di Gyor e diminuiscono man mano che ci si sposta verso est. Nella regione di Bekes e in questa di Miskolc scendiamo a 104.000 fiorini (318€). I più alti in assoluto sono però a Budapest 179.000 fiorini (549€). Nelle numerose multinazionali, per lo più presenti a Budapest, lo stipendio base è di 200.000 fiorini (613€). Il costo della vita a Budapest è uguale a quello delle città europee, provate per credere.

Finalmente, alle 11.30 si parte sotto una “lieve canicola” di 32 gradi. Il percorso di 10 km è poco suggestivo ma tutto in mezzo alla faggeta. Quando si sbuca sulla cima delle colline, lo sguardo si espande sulle prime alture dei Carpazi e sulla periferia di Miskolc. La corsa è veramente dura perché non c’è mai un pezzo in piano e alla fine ci si annoia parecchio a continuare a fare questo giretto nei boschi. Allieta il coro e l’orchestra della manifestazione religiosa a lato quando si passa dal via. La musica accompagna in un dolce “feeling” per un paio di km. I colleghi runners non parlano in inglese se non a stento. Qualcuno sa qualcosa in tedesco. Di italiano è statisticamente provato che in tutta l’Ungheria sanno solo 2 parole: Ferrari e Pizza.

foto 4Gira e rigira la gara finisce. Rimane solo un piatto di caldissimo Gulash che, con i 34 gradi di temperatura, è l’utima cosa che vorrei assaggiare. Per fortuna vicino all’orchestrina c’è un idrante dell’anticendio che si può aprire. Dopo averla indebitamente sottratta al banco delle premiazioni, ci metto sotto a rinfrescare una bottiglia di spumante Magiaro Tokaj Aszùvanto della produzione vitivinicola ungherese e mi faccio una festa privata con gli ultimi tre arrivati!

Lasciato il parco, mi dedico a un piccolo tour della città di Miskolc.E’ una grande città di 168.000 abitanti. E’ la quarta città più grande dell’Ungheria, dopo Budapest, Debrecen e Szeged, capitale della Provincia di Borsod. A parte i tram e qualche piazzetta colorata, l’unica cosa interessante è la Cattedrale dell’Assunzione di Maria per i fedeli di rito greco-cattolico.

Sotto un caldo torrido, verso il tramonto mi dirigo a Budapest per il bello del viaggio: trascorrere la serata sul Danubio.Le immagini del fiume verso sera sono famose in tutto il mondo. La sera a Budapest è tutta da inventare. Oltre al solito clichè delle belle ragazze che vanno e vengono sulla riva nella iconica strada che si chiama Vaci Utca, ci sono tante opportunità di svago anche solo passeggiando seguendo i flussi dei passanti. Alcuni quartieri diventano veri e propri luoghi di incontro all’aperto.

foto 5Hanno appena fatto un immenso Luna Park in pieno centro e in altre zone ci sono locali più o meno chic, posti per giovani e meno giovani, classiche discoteche, bar all’aperto, vinerie, locali storici in stile liberty, teatri e cinema. Ce n’è per tutti i gusti. Personalmente preferisco il suono dei violini di Radayutca recentemente rinominata la Soho di Budapest. Questa via è ricca di caffè, locali all’aperto, ristoranti e si possono trovare delle piacevoli vinerie con orchestra dove gustare qualche rinomato vino ungherese. Un ambiente che pullula di vita, informale e giovane ma anche con tanta tradizione. Uno strano fascino a notte fonda suscita, poi, il quartiere ebraico con le voci e le musiche che escono dai “pub in rovina”. Da qualche anno è nata a Budapest una strana moda: quella di ascoltare musica e bere birra all’interno di edifici in rovina allestiti per l’occasione in giganteschi locali. Molto frequentati nel fine settimana, non hanno insegne e all’esterno appaiono come un normale vecchio condominio. Bui e aggrovigliati, bisogna aggrapparsi al bancone per non perdersi. Sembra di essere in uno dei Bar di Blade Runner.

Tutto passa, la notte scorre come i chilometri in mezzo a questa immensa pianura. Arrivo sul Balaton che è quasi l’alba.

foto 6 Ho lasciato la statua di Petofi sulla Vaci Utca. Mi rivengono in mente le sue parole, le parole del massimo poeta magiaro che esprimono, meglio di tante altre, l’essenza che accomuna questo popolo europeo, così diverso per origini etniche, lingua e storia, l’amore per la propria terra, una grande pianura ”l’Alföld”, bagnata dal Danubio e dal Tibisco e contornata a nord dai dolci rilievi dei Carpazi meridionali coi loro faggi: “Lì nell’immenso mare dell’Alföld, lì sono a casa; è quello il mio mondo” (Sándor Petöfi, 1823-1849).

Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)

 

 

 

 

 

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