24 ore…Polonia

Un altro esempio?
1 exasecondo (10^18) è due volte e mezzo circa l’età del nostro universo!

Forse è meglio tornare a parlare di ore ovvero 24.

Il matematico Leonhard Euler scopri per primo che 24 è un “numero idoneo” e Weinberger aggiunse che esiste un solo numero idoneo sconosciuto; qual è questo numero non lo sapremo mai visto che è sconosciuto. Anche il motivo vero che spinge a correre per 24 ore è sconosciuto e rimane tale.

I riferimenti quotidiani con il numero 24 sono moltissimi.
Ecco ho trovato un riferimento che mi piace.
L’oro puro ha 24 carati!
Correre per 24 ore è come l’oro puro.
E’ cosi che vedo questa disciplina atletica. Un flusso di emozioni, la trascendenza dell’anima, il tentativo di abbattere le leggi della natura del sonno.
L’uomo che diventa “Alterità”.
Alterità non nella concezione di Platone ma come significato che diede Emmanuel Levinas: “L’alterità (opposto di identità) è il valore etico più elevato”.

Sì, sono dentro. Il cervello frulla immagini, ricordi, profumi, suoni e sapori di questa bella avventura in Polonia a Katowice. Il mondiale di 24 ore su strada.
17 atleti italiani con lo staff completo (o quasi) alla ricerca di risultati gloriosi individuali e di squadra.
Da molti anni l’Italia è protagonista nella ultramaratona mondiale. Che sia la 100 Km, la 24 ore oppure il Trail, noi siamo li a lottare per i primi posti!
Sarà la nostra storia millenaria che porta alla luce atleti amatoriali geneticamente forti e in simbiosi con la fatica che da sempre ha contraddistinto la vita in terra italiana.
Un’estate di fatica per un risultato che rispecchi i propri valori sportivi.
Alzo la testa e vedo sopra la mia scrivania il quadro di Volker Kuehn “On the way to the Top”.

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Aaaarrgghhh…una fitta mi colpisce il cuore nel rivivere la gara di Katowice. Doveva essere oro puro a 24 carati. C’era tutto, non abbiamo tralasciato nessun dettaglio.
Tecar, lettini per massaggi e applicazioni osteopatiche, glucosio e medicinali di pronto intervento, kinesiotaping ed assistenza personale, controllo del ritmo in gara e proiezioni finali stimate, perfino il nostro olio d’oliva extra vergine ed il parmigiano reggiano per l’ultima spaghettata era stato portato (grazie Gianni).
Nessuna nazione aveva uno staff così professionale e dovrei nominarli tutti e ringraziarli.
Alla fine però rimane un leggero amaro in bocca, niente podio.
I più scettici gridano: “Fallimento!”
Io rispondo con Schopenhauer: “L’ignoranza è un brutto vizio ma la presunzione è la morte dell’individualità”.
Sì, perché ci sono stati diversi atleti che hanno ottenuto la loro migliore prestazione o sono andati molto vicini (Accorsi, Barchetti, Montagner, Oliveri, Rovera, Valdo). A loro va un applauso di gratitudine lungo 24 ore.

Poi abbiamo Casiraghi e Cudin che sono partiti a ritmo da record italiano e non potevano fare diversamente. Hanno fatto una gara d’attacco, questo è il loro destino.
Sono i primi a soffrire quando si ritirano…e così quando è scoccata l’ultima ora ho chiuso gli occhi e vedevo loro due ancora a girare con la maglia azzurra in testa alla gara.
60 minuti corsi oltre i 13 Km/h. Non è stato un gesto di protagonismo ma la voglia di vedere una maglia azzurra volare.
Sarà di buon auspicio per l’anno prossimo?
Torno da questo mondiale con un arricchimento umano e sportivo immenso.
Ogni ora passata con questa squadra è stata un appagamento per la mia individualità e per la mia “Weltanschauung”.

Non sto imboccando un morto con zuppa calda (vedi immagine di F. de Goya).

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E’ solo che la corsa è un mio oggetto d’amore e come tale la vivo.

La vita ha una durata di circa 3 Gs (Giga secondo). Sta a voi farla diventare oro puro da 24 carati in modo tale da poter dire alla fine che è stata lunga 100 anni!

(Una dedica a mia Zia Maria che ha compiuto 100 anni a settembre).

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