25^ Napoli-Pompei, Maratona per la Pace e per pochi irriducibili

Al termine, sono stati 147 quelli che hanno concluso la gara, partita dalla scenografica piazza Plebiscito di Napoli e che, dopo 14 km più o meno nel centro del capoluogo, su un tracciato che ha in parte ripreso quelli della Mezza e della maratona napoletane, ha imboccato più o meno la strada litoranea e, attraverso la serie continua delle cittadine costiere (Portici, Torre del Greco, Torre Annunziata) è giunta a Pompei costeggiando gli scavi e arrivando proprio di fronte alla grande chiesa nella piazza dedicata al beato Bartolo Longo.
to Bartolo Longo.
Napoli-Pompei 2018 Il tempo imbronciato e un uragano durante la seconda ora di corsa si sono aggiunti ai disagi del traffico: dopo i primi 4 km a Napoli dove gli atleti hanno avuto una protezione assoluta, è cominciata una convivenza tra auto e podisti da principio sopportabile e ben regolata dalle frequenti pattuglie di vigili urbani, poi divenuta alquanto problematica intorno alla metà percorso, infine tornata più tranquilla nell’ultima decina di km, quando è addirittura apparsa una corsia dedicata. Prima, ai corridori si imponeva la scelta fra la strada (quasi sempre ciottolata, e abbastanza trafficata) e i marciapiedi a lato, con tutte le loro problematiche: sconnessioni, gradini a ogni incrocio, auto in sosta, cassette dei venditori di frutta, cacche di cane, l’immondizia sparsa che per Di Maio è solo una ceppa, e via dicendo. Si aggiungano i continui saliscendi, dal livello del mare fino ai 78 metri del km 29, che hanno portato il dislivello complessivo a superare i 400 metri.
Sufficienti le segnalazioni mediante frecce dipinte sull’asfalto, e va aggiunto che a tutti i bivii e gli incroci erano presenti forze dell’ordine o volontari; scarsini i ristori, consistenti essenzialmente in bottigliette d’acqua, che peraltro ho visto solo ai km 5, 20, 27, 30, più un po’ di frutta al 35. Ai km 10 e 15 si intuiva che ci fosse stato un cosiddetto ‘abbeveraggio’ dalle bottigliette vuote a terra, ma per chi marciava ai 6/km non c’era più niente da prendere.
Per fortuna, dopo un’ora di pioggia torrenziale, è smesso, e addirittura verso Pompei è apparso un po’ di sole, non però capace di asciugare l’acqua alta che letteralmente inondava la strada ai km 38-39 (anche le fognature devono appartenere alle ceppe dimaiesche).
All’arrivo, spogliatoi angusti e senza acqua corrente (salvo non andare in fondo all’attiguo refettorio per usufruire dei gabinetti collettivi), ristoro piuttosto spartano arricchito dal pasta party (ma non per i ritardatari).
Ha vinto Youssef Aich, unico marocchino in gara, con 2.36:56, e cinque minuti di vantaggio su Mario Maresca (cronometraggio tramite chip Tds, tappetini di rilevamento solo alla partenza e all’arrivo, e due o tre posti di controllo con spunta manuale); prima tra le 22 donne la W 45 Mara Calorio, tesserata Runcard, in 3.10:05. A entrambi i vincitori sono toccati (o almeno così garantiva il programma) 500 euro.
Tre supermaratoneti hanno chiuso a pari merito la teoria degli arrivi, in 5.12:29: il romano Michele Quarto, il foggiano Massimo Faleo (che qui fungeva da capogruppo del Club Supermarathon) e il milanese Vito Piero Ancora, primatista italiano come numero di maratone e che quest’anno è destinato a battere nuovi record, al pari della coppia barlettana Angela Gargano-Michele Rizzitelli che hanno concluso poco avanti.

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