28-07-2019 ULTRAMARATHON 50 KM D’ABRUZZO : UNA GARA CORSA ALL’INSEGNA DEL MALTEMPO.

Non sarà stavolta la solita 50 km d’Abruzzo, calda e assolata. Il
maltempo imperversa al nord e la domenica al centro è
previsto un brusco calo delle temperature e temporali. ll
problema principale della vigilia è stato propio quello di

capire che tipo di vestiario utilizzare , quando due app
meteo su tre anticipavano una domenica tra tuoni e
fulmini, e tutte concordavano sul fatto che prima o poi
avrebbe piovuto.
Taglio la testa al toro e opto per la giacca antipioggia,
maglietta e manicotti. In Trentino ne frattempo è
deceduta una ragazza colpita da un fulmine durante un
ultratrail in mattinata, mi arriva la notizia di un altra
ragazza deceduta perchè scaraventata da una tromba
d’aria lungo un canale. Giù di morale per le ferali
notizie, mi si perdoni il gioco di parole, e per il maltempo
che si sta scatenando in tutt’Italia giungiamo in loco di
buon mattino ma non troviamo il solito clima di festa
che c’e alla partenza, le previsioni preoccupano non
poco; le nubi dense non promettono nulla di buono e gli
organizzatori ci comunicano che la partenza verrà
spostata di mezz’ora per consentire l’ultimo sopralluogo.
Abbiamo giusto il tempo di scambiare quattro
chiacchiere con i nostri compagni provenienti dalle più
disparate localita’, tutti radunati nell’ angusta piazzetta e
i più fortunati all’interno del Comune. Il paese fatto di
vicoli, portici, archi… scorci medioevali, botteghe dal
gusto antico , sembra incantato, il cielo plumbeo fa da
sfondo alle sue case di pietra bianca arroccate l’una su
l’altra . Un vero salto nel passato ma, le ferite del
terremoto del 2009 purtroppo sono visibili, molte case
sono imbrigliate nella loro armatura di tubi di ferro, gru
svettano verso l’alto. Il monumento simbolo del
territorio del cratere aquilano, la torre Medicea edificata
proprio al centro di questo suggestivo borgo, noto per la
realizzazione dell’albergo diffuso e situato nel cuore del
parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga,
stanno pian piano risorgendo.

Un segno di speranza e di una rinascita, che permetterà
al borgo e al territorio di riappropriarsi del proprio
simbolo.
Come tutte le ultra, questa è una gara che lascia il
segno, è una sfida continua con se stessi, con il caldo, con
il repentino cambiamento climatico e con le sue salite
che senza soluzione di continuità portano a Calascio,
Castel del Monte, fino allo scollinamento del Valico Capo
La Serra, con la bellissima piana di Campo Imperatore,
Fonte Vetica, Lago Racollo ma anche con le sue discese,
prima tra tutte quella spezzagambe che conduce all’
arrivo. Il percorso è impegnativo, partiamo questa volta
dal piazzale antistante il Muncipio e attraversando lo
stretto vicolo che ci porta fuori dal paese dai 1251 m, in
leggera discesa raggiungiamo in poco più di 5 km il
centro abitato di Calascio 1210 m. Continuiamo a
scendere sempre accompagnati da una pioggia battente
che ci ha costretto, ad indossare sin dalla partenza la
giacca antipioggia, per altri 4 km fino a raggiungere 1100
m, poi la strada inizia ad inerpicarsi per arrivare a
Castel del Monte 1310 m, da dove, dopo aver
attraversato il centro abitato ci avviamo per effettuare
la prima vera salita; il paesaggio lunare è unico; la
nebbia dal piano sale verso l’alto non permettendoci, di
spaziare verso le cime; il più alto massiccio degli
Appennini, il Corno Grande, che sfiora i 3000 m, Fonte
Vetica, il Monte Prena 2561 m e il monte Camicia 2564
m.
Quest’anno visto il maltempo, sono assenti
macchine,camper e moto, la strada è tutta nostra, sembra
per un giorno di esser tornati indietro di 40 anni, la
montagna si è riappropriata di se stessa.Non c’e neanche
mercato all’aperto di prodotti artigianali e gastronomici ,

che fa tanto Easy Rider, con le sue bancarelle e turisti
che cuociono carne alla brace.
Mi consolo pensando che correre in un ambiente così
unico, al cospetto delle montagne incombenti che ci
accompagnano per gran parte del percorso anche se
coperte dalle nubi possa far sentire meno la fatica e la
pioggia mista a grandine. In un turbinio continuo di
vento, molto spesso contrario affianchiamo poi il Lago
Racollo a 1573 m di altitudine , altra salita fino al valico
1628 m, poi 4 km in leggera discesa, un altro piccolo
strappetto e via la lunga discesa di quasi 8 km che ci
condurrà a Valico Capo la Serra 1600 m, per poi
scendere di nuovo e proseguire con un’altra salita
impegnativa di oltre 2km che, corrisponde al punto più
alto della gara. Successivamente il percorso si rende
sicuramente più agevole, la tanta discesa e i lunghi
rettilinei permettono di godere del meraviglioso
paesaggio, che prelude l’agognato arrivo. Si perché
dopo una 100km arriva il conto, le gambe non
rispondono più e un dolore diffuso mi prende cui anche
per gli arrosticini ingurgitati al 40mo. Vengo superato da
vari atleti che magari si son riposati la settimana prima e
mi consolo pensando alle 5 ultramaratone consecutive.
Lo speaker scandisce uno per uno tutti i nomi degli
arrivati e lo sforzo della competizione ci viene ben
ripagato con un primo ed un secondo oltre al contorno.
Con un po’ di mestizia ci avviamo verso casa facendo
progetti per una prossima avventura.
PAOLO REALI

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