28^ 50 km lungo l’Adda: fiume di storia. Manzoni, Leonardo, Eiffel, Mazzola.

foto 2Si corre, tranne un paio di chilometri, fuori dalle strade trafficate su un bello sterrato. L’organizzazione è perfettamente rodata. 190 circa i partecipanti. Alle sei di mattina, quattro pullman trasportano i partecipanti da Cassano fino a Lecco. Alle 8.30 si parte sul piazzale del Lago di Como, discendendo prima le strade che costeggiano il lago di Garlate e di Olginate e poi l’alzaia del fiume fino all’arrivo.

Lecco è il paese più manzoniano d’Italia. Tutti gli italiani ci son passati leggendo i Promessi Sposi. Durante l’addio ai “monti sorgenti dall’acque”, Lucia getta uno sguardo malinconico verso il paese d’origine fino a scorgere “la sua casetta” e “la finestra della sua camera”. Il “suo paesello” è con ogni probabilità il rione di Olate e l’abitazione conserva ancora il piccolo cortile descritto da Manzoni. Nel quartiere Caleotto si può visitare la casa dove Alessandro Manzoni trascorse la sua infanzia e la sua giovinezza (dal 1875, anno di nascita), e qui prede ispirazione per il suo romanzo. La villa ospita oggi il Museo Manzoniano, costituito da dieci sale tematiche che espongono rare edizioni dei Promessi Sposi, manoscritti e cimeli come la culla in vimini dello scrittore.

Prima di partire, in onore al “Lisander Nazionale”, abbiamo recitato l’incipit: “Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien quasi a un tratto, a restringersi, tra un promontorio a destra e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda ricomincia per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni…”.

foto 3E poi via partiamo e passiamo a lato di Pescarenico. È questo l’unico borgo lecchese citato da Manzoni: “un gruppetto di case, abitate la più parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare”. Vediamo correndo un fitto intreccio di angusti viottoli dove si affacciano le vecchie dimore con ballatoio in legno. Qui, da qualche parte, c’è anche il convento di frà Cristoforo, sostegno e guida spirituale di Lucia, che preparerà il piano di fuga per i due Promessi Sposi. Lasciamo Lecco e Renzo e Lucia. Costeggiamo prima il Lago di Garlate e poi di Olginate. Dove finisce il lago comincia l’Adda.

Qui la 50 chilometri entra nei cinquecento anni di storia nei quali il fiume è stato plasmato dalle forze delle acque e dal genio dell’uomo. Ponti, mulini, dighe, chiuse, traghetti, canali, centrali idroelettriche, storici stabilimenti si susseguono ad ogni chilometro, veramente un museo a cielo aperto, anzi ad acqua che scorre. Il fiume è stato per anni linea di confine fra ducati spesso nemici, spuntano rocche e castelli, i più importanti a Brivio, Trezzo, Cassano. Sotto ai Castelli si passa anche su numerose vie d’acqua artificiali come il naviglio della Martesana del 1400 e il naviglio di Paderno del 1700. Stupefacenti le dighe con le centrali idroelettriche, vere e proprie opere d’arte denominate “cattedrali del progresso”. La Bertini di Porto d’Adda del 1898, la Taccani di Trezzo, la Esterle di Cornate, la Semenza di Calusco. Si sfiora anche il cotonificio e il villaggio operaio di Crespi, del 1875, costruito come le “Company Town” inglesi e divenuto sito protetto UNESCO.

foto 4Su tutta la valle sono presenti dei rimandi alle opere e alle intuizioni di Leonardo da Vinci. Nella Guida dell’ Ecomuseo di Leonardo, posto al 37esimo chilometro del percorso a Trezzo dell’Adda, si possono leggere, fra le altre cose, queste affascinanti notizie storiche riguardanti il profondo legame tra Leonardo e l’Adda: “Nel corso della sua vita intensa e laboriosa, Leonardo da Vinci si trasferì due volte a Milano: fra il 1482 e il 1499, periodo in cui, sotto la munifica protezione di Lodovico il Moro, dipinse la prima versione della Vergine delle Rocce (Parigi, Louvre), la Dama dell’Ermellino (Cracovia, Czartoryski Muzeum) e il Cenacolo (Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie), e fra il 1506 e il 1513, gli anni della seconda versione della Vergine delle Rocce (Londra, National Gallery), San Giovanni Battista e Sant’Anna (Parigi, Louvre). Fu durante questo secondo soggiorno milanese che fece tappa più volte sull’Adda, ospite nella dimora del nobile Girolamo Melzi. Giunto al suo massimo splendore, l’artista, ormai sessantenne, approfittò della tranquillità di Vaprio d’Adda e dell’assistenza di Francesco Melzi, figlio di Girolamo, per riordinare la gran messe di carte e manoscritti, che proprio qui furono conservati prima della loro dispersione. Dalla splendida terrazza della villa o dai suoi immediati dintorni, Leonardo disegnò ripetutamente il paesaggio dell’Adda: il fiume tra Monasterolo e Trezzo (Windsor, Royal Library, 12398), la Martesana e ilpromontorio di Concesa (Windsor, Royal Library, 12399), il traghetto tra Vaprio e Canonica(Windsor, Royal Library, 12400). Su quest’ultimo foglio appare un barcone del tutto simile a quello ancora in uso a Imbersago. Dovrebbe foto 5appartenere allo stesso periodo anche un altro disegno, che potrebbe essere considerato un autoritratto ideale del maestro: un vecchio è seduto sulla riva di un fiume, intento a studiare vortici d’acqua (Windsor, Royal Library, 12579).La passione di Leonardo per i temi idraulici è nota. Ad essi si dedicò tutta la vita. Durante i soggiorni a Vaprio, intraprese gli studi per collegare il lago di Como con la città di Milano, discendendo l’Adda. Le sue intuizioni geniali crearono i presupposti per la nascita del naviglio di Paderno. Egli prevedeva di superare il tratto di fiume non navigabile, ossia quello compreso nello stupefacente scenario naturale della valle della Rocchetta, con un’opera ardita: uno sbarramento da realizzare in prossimità dei Tre Corni, una tratta cieca di canale scavato nella sponda bergamasca, una sola grande conca e uno sbocco in Adda, sempre in galleria, per portare le barche al di là delle rapide, laddove la navigazione poteva riprendere senza ostacoli. Schizzi e appunti del progetto appaiono nel foglio 141 del Codice Atlantico (Milano, BibliotecaAmbrosiana) mentre un altro foglio del medesimo Codice, il 335, riporta un bel disegno planimetrico del tratto di fiume tra Brivio e la Martesana, con le disposizioni da adottare per superare le rapide turbolente. Tre Corni, il luogo indicato negli studi idraulici, sembra essere stato richiamato anche nel fondale della Vergine delle Rocce. Un episodio che rinsalda l’artista con lo scienziato. I lavori al naviglio di Paderno presero il via circa 70 anni dopo la scomparsa del maestro e seguirono un progetto in buona parte differente. Ma questo canale parallelo, con le sue conche, le porte oblique, i gradoni di caduta delle acque, è un superbo omaggio alle idee di Leonardo”.

foto 6Altre opere da rimanere impressionati, scendendo nella valle, sono i tanti ponti che volano da una riva all’altra del fiume, certi a notevole altezza. Il più famoso è quello denominato di San Michele, il ponte in ferro di Paderno d’Adda. Il ponte è identico al viaduc de Garabit realizzato quattro anni prima in Alvernia da Gustave Eiffel, che utilizzò la teoria dell’ellisse di elasticità. Ha un’unica campata in ferro di 150 m di diametro che sostiene, tramite 7 piloni in ferro, un’impalcatura a due livelli, ed è considerato un vero e proprio capolavoro di archeologia industriale. Fu costruito tra il 1887 ed il 1889 su progetto dell’ingegnere svizzero Julius Röthlisberger, il ponte è lungo 266 metri ed è percorso dalla strada ferrata Seregno/Bergamo e dalla strada provinciale Como/Bergamo. Questa immane intricata selva di lamiere e spranghe, vista da sotto, fa paura ci si domanda come fa a stare su. Per la realizzazione sono stati utilizzati 100.000 chiodi, nessuna saldatura. Solo il ferro del ponte pesa 5000 tonnellate, appeso a 85 metri di altezza sopra le nostre teste che corriamo qui sotto. Proprio mentre passiamo, transita a velocità ridotta un treno. Genera un baccano infernale in tutta la valle e si vede benissimo come flette e traballa. La gente dice che l’ingegnere Röthlisberger si sarebbe suicidato prima del collaudo per timore di un crollo; ho verificato invece che Röthlisberger morì di polmonite 22 anni dopo. All’epoca della sua costruzione, il ponte San Michele era il più grande ponte ad arco al mondo per dimensioni e il quinto in totale per ampiezza di luce.

foto 7Così la nostra passeggiata del 25 Aprile, fra scorci naturali di struggente bellezza e testimonianze culturali che abbracciano mezzo millennio di storia, volge al termine arrivando nello stadio di Cassano d’Adda, altro luogo storico poiché qui c’è un sacrario dedicato a Valentino Mazzola, capitano del grande Torino, morto nel disastro aereo di Superga, papà di Sandro. Proprio qui diede i primi calci al pallone, lo chiamavano “tulìn” perché aveva il vizio di camminare chilometri per strada dando calci a una piccola latta.

Io e Carla ringraziamo tutta la perfetta organizzazione che ci ha aspettato e guidato fino alla fine. In particolarel’organizzatore, il gentilissimo Roberto, e Giampietro, la “scopa” più erudita dell’Adda, che ci ha fatto compagnia e spiegato i segreti di ogni ansa ed anfratto del fiume. Il nostro augurio è che questa bellissima corsa possa continuare a ripetersi negli anni e che qualche amico condivida con noi questi momenti unici tra sport, cultura e natura.

Concluderei il giro dell’Adda tornando al Manzoni per fare dire a modo suo come sognava il fiume. Era il 1803. In questo difficile ma elevatissimo Inno, il “nostro amato Lisander”, il maggior romanziere italiano, dà voce al fiume Adda, descrivendolo come un luogo fatato, abitato da ninfe, satiri, muse, greggi, piccole onde e tacite ombre. Un piccolo spot pubblicitario in endecasillabi sciolti per promuovere l’Adda e convincere Vincenzo Monti (il traduttore dell’Iliade) a trascorrere del tempo nella quiete della sua valle e trarne ispirazione poetica. L’Inno è un vero filmato idealizzato di questi luoghi all’inizio ottocento, tra gli altri il lago di Pusiano dove si elevò la voce sublime di Giuseppe Parini, accostato ad Orazio per l’alto valore morale della sua opera.

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ADDA

(di Alessandro Manzoni)

Diva di fonte umil, non d’altro ricca

Che di pura onda e di minuto gregge,

Te, come piacque al ciel, nato a le grandi

De l’Eridano sponde, a questi ameni

Cheti recessi e a tacit’ombre invito.

Non feroci portenti o scogli immani

Né pompa io vanto d’infinito flutto

O di abitati pin; né imperioso

Innalzo il corno, a le città soggette

Signoreggiando le torrite fronti;

Ma verdi colli e biancheggianti ville

E lieti colti in mio cammin saluto

E tenaci boscaglie, a cui commisi

Contro i villani d’Aquilone insulti

Servar la pace del mio picciol regno

e con Febo alternar l’ombre salubri.

Né al piangente colono è mio diletto

Rapir l’ostello e i lavorati campi,

Ad arricchir l’opposta avida sponda,

Novo censo al vicin; né udir le preci

Inesaudite e gl’imprecanti voti

De le madri, che seguono da lunge

Con l’umid’occhio e con le strida il caro

Pan destinato a la fame de’ figli,

E la sacra dimora e il dolce letto.

Sol talor godo con l’innocua mano

Piegar l’erbe cedenti, e da le rive

Sveller fioretti, per ornarmi il seno

E le treccie stillanti. Né gelosa

Tolgo a gli occhi profani il mio soggiorno,

Ma dai tersi cristalli altrui rivelo

La monda arena; anzi sovente, scesi

Dai monti Orobj, i Satiri securi

Tempran nel fresco mio la siria fiamma,

Col pie’ caprigno intorbidando l’onda.

Ben al par d’Aretusa e d’Acheloo,

Vanta natal divin e sede arcana,

Sacra ai congressi de le Aonie suore;

Pur soave ed umil vassi Aganippe

Su la Libetride erba mormorando.

Ben so che d’altro vanto aver corona

Pretende il Re de’ fiumi, e presso al Mincio,

Del primo onor geloso, ancor s’ascolta

Fremer l’onda sdegnosa arme ed amori;

E so ch’egli n’andò poi de la molle

Guarinia corda, or de la tua superbo;

Ma non vedi con l’irta alga natia

Splendermi il lauro in su la fronte? Salve,

Vocal colle Eupilino: a te mai sempre

Sul pian felice e sul sacrato clivo

Rida Bacco vermiglio e Cerer bionda;

Salve onor di mia riva: a te sovente

Scendean Febo e le Muse Eliconiadi,

Scordato il rezzo de l’Ascrea fontana.

Quivi sovente il buon Cantor vid’io

Venir trattando con la man secura

Il plettro di Venosa e il suo flagello;

O traendo l’inerte fianco a stento,

Invocar la salute e la ritrosa

Erato bella, che di lui temea

L’irato ciglio e il satiresco ghigno;

Seguialo alfine, e su le tempia antiche

Fea di sua mano rinverdire il mirto.

Qui spesso udillo rammentar piangendo,

Come si fa di cosa amata e tolta,

Il dolce tempo de la prima etade;

O de’ potenti maledir l’orgoglio,

Come il Genio natio movealo al canto,

E l’indomata gioventù de l’alma.

Or tace il plettro arguto, e ne’ miei boschi

È silenzio ed orror; Te dunque invito,

Canoro spirto, a risvegliarmi intorno

Novo romor Cirreo. A te concesse

Euterpe il cinto, ove gli eletti sensi

E le immagini e l’estro e il furor sacro

E l’estasi soave e l’auree voci

Già di sua man rinchiuse. A te venturo

Fiorisce il dorso Brianteo; le poma

Mostra Vertunno, e con la man ti chiama.

Ed io, più ch’altri di tuo canto vaga,

Già m’apparecchio a salutar da lunge

L’alto Eridano tuo, che al novo suono

Trarrà maravigliando il capo algoso,

E fra gl’invidi plausi de le Ninfe,

Bella d’un inno tuo, corrergli in seno.

 

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