Una volta ci capitò di essere semplicemente rapinati, mentre un’altra volta ci divisero. Presero uno di noi in ostaggio. Io che sembravo il più accondiscendente fui portato sottoscorta in albergo a prendere i soldi. Vidi una macchina della Polizia vicino a noi mentre eravamo fermi in colonna. Saltai giù dalla macchina e fuggii. Ma i poliziotti non ci credevano anzi volevano arrestarmi perché non avevo l’originale dei documenti. I rapitori non erano tanto impressionati dal mio gesto, anzi aspettavano dietro l’angolo che rimanessi solo per rapirmi di nuovo. Forse lì ho corso come non ho mai fatto in maratona. Alla fine mi salvai andando come un pazzo verso il centro. Saltai su un taxi. Grazie al tassista feci perdere le tracce. Poi fu lui che con una lauta mancia andò a trattare il rilascio dell’ostaggio. Da allora non feci più ritorno per tanti anni. Andavo in moto sul Balaton dove una mia amica Italiana aveva comprato per quattro milioni di lire una bella villa con tanto di spiaggia. Molto più tranquillo e divertente il Balaton. Avventure di questo tipo non successero solo a me. Misero per anni in cattiva luce una città bellissima.Anche se ci son passato tante volte, l’ho sempre considerata una città in territorio nemico. L’ultima volta è stata la scorsa primavera in occasione della doppietta Miskolc-Keszthely.
Quest’ultima occasione di correre la 29esima edizione della Maratona di Budapest mi ha permesso di riavvicinarmi alla città. Un percorso meraviglioso che però tocca la parte migliore della città, quella turistica. Ci si accorge subito che è troppo bella per essere vera. Oserei dire preconfezionata. Andando più in profondità si scopre che 4 decenni di comunismo hanno lasciato ancora tracce indelebili in questa città.Il riconfezionamento della storia a servizio del turismo maschera spesso la verità, ma la vera città continua a mostrare le ombre della sua storia recente. Certamente molto è cambiato nei due ultimi decenni, strade pedonali, negozi di lusso night clubs e ristoranti lussuosi annunciano l’arrivo di un capitalismo globale. Ci sono ancora dei postacci, come via Vàci e via Andrassy, dove ci sono palazzi in rovina e graffiti di protesta che gridano vendetta. La vera città è altrove fuori dal circuito preconfezionato, qui il recente passato dei palazzoni sovietici è rimasto, qui la mattina partono i tram pieni dei veri ungheresi che scendono in centro a lavorare. In via Andràssy c’è il museo del Terrore. Fu la sede del Partito nazista ungherese. Visitando la camera di tortura e le foto dei carri-armati russi che nel 1956 invasero il paese, si capisce tutta la sofferenza che la popolazione subi nel secolo appena passato.
E così siamo partiti in 4000 dalla Piazza degli Eroi capitanati dal mio mentore e motivatore, il gran maestro di doppietta Adriano Boldrin. Il famoso circo veneto della maratona era al gran completo per questa spedizione all’Est. Dino Toson seguiva la flotta afflitto da uno strabismo infiammatorio dovuto alle esagerate bellezze locali. Flavio è sparito a razzo come al solito combattendo il virus delle tre ore. Caterina spuntava dalle transenne dappertutto lungo il magico anello fluviale del percorso. Il percorso ha seguito tutto il fiume in lungo e in largo. Budapest è una maestosa ed elegante città formata da Buda e Pest, divise dallo scorrere del fiume Danubio. Il grande orientalista Claudio Magris nel 1986 diceva nel suo capolavoro “Danubio”: “Budapest è la più bella città del Danubio; una sapiente auto-messinscena, come Vienna, ma con una robusta sostanza e una vitalità sconosciute alla rivale austriaca. Budapest dà la sensazione fisica della capitale, con una signorilità e un’imponenza da città protagonista della storia”. Era il 1986. Budapest era ed è rimasta un luogo di paradossi, un mix di ricordi comunisti e sogni capitalisti. La città rimane legata al suo passato e alle tradizioni che la sua storia recente e turbolenta ha lasciato nelle persone. Dopo la caduta del muro di Berlino, nel 1989, la città ha intrapreso un viaggio di ritorno verso la cultura mitteleuropea che l’ha resa città dinamica e aperta verso stili e movimenti giovanili europei, riaffermando però il contrasto tra “l’Ungheria vera”, quella della grande pianura dei villaggi calvinisti ad est e delle produttive campagne occidentali, e la capitale liberale e dotata di poco “spirito nazionale”.
La 29^ edizione della maratona è stata spostata di un giorno per favorire lo svolgersi delle elezioni il giorno successivo, domenica. Vittoria netta per il partito Fidesz del premier Viktor Orban nelle elezioni municipali di oggi in Ungheria Nazionalista. Orban anticomunista e autoritario, è laureato in legge, ha studiato anche a Oxford (grazie ai soldi della Soros Foundation), ha 50 anni, cinque figli, e da giovane si è battuto contro il potere sovietico. Saranno del partito Fidesz il sindaco di Budapest, la capitale, e i primi cittadini di 20 delle 23 città più grandi del Paese. Parlando ai sostenitori dopo l’annuncio dei risultati, Orban ha promesso di “rendere grande l’Ungheria” nei prossimi anni e si è vantato di avere vinto per la terza volta quest’anno, dopo le vittorie riportate nelle elezioni generali e alle europee. Comprendere queste contraddizioni permette di dare a Budapest un luce più vera e comprendere le paure del passato e condividere l’entusiasmo per il suo futuro.
Unico rimpianto l’essere partito troppo presto per il Lago di Garda ed avere abbandonato i miei amici Leoni di Venexia al loro felice destino. Tra balli feste e violini (vedi filmato) han trascorso alla facciaccia mia il giorno del defaticamento alle terme. Budapest fu un’antica colonia romana e gli stessi romani furono i primi a sfruttare le 123 sorgenti termali che si trovano nella ragione, molte sono ora delle terme pubbliche e rappresentano ancora una delle caratteristiche di questa meravigliosa capitale. Bravi Leoni!
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)



