La mattina, pullman alla stazione di Mestre, dopo 45 minuti già a Stra. Sceso dal mezzo di trasporto, basta seguire la scia, come a New York, ecco la vasta area di ingresso, costellata da personale rispondente. A portata di mano: circa 20 bagni chimici, attigui vespasiani, all’aperto, per gli uomini, con vicini lavabi. A ridosso, immenso prefabbricato sintetico, occupato da 3/4 mila podisti, si trova, comunque, il posto per gli ultimi preparativi.
Il cordone umano, tra incomparabile bellezza paesaggistica, porta alla partenza, al cospetto della ineguagliabile struttura architettonica frontale d’ingresso di Villa Pisani. Una rimembranza: 15 anni addietro, era solito, da una zona di partenza angusta, vedere podisti scavalcare il muro d’argine, col rischio di cadere nel Brenta! Oggi, 2014, ingresso da 5 box, deflusso regolare, attesa di appena 20 minuti, partenza alle 9:05. Io, in classifica 5 ore 48, tempo reale 5 ore 45. I tre minuti dimostrano l’ordine, la regolarità, la quasi perfezione nel controllo dei 6.000 allo start.
Tralascio il piacere, la serenità, il gusto della vista del territorio lungo il fiume, la magniloquenza delle sue ville: Pisani, Widmann, Foscari, Gradenigo, Giovanelli sino alla Malcontenta, la maestosità degli antichi mulini. Non posso ignorare, tuttavia, la fiumana umana festante a partire da Dolo – 5° km – sino all’area finale di arrivo, al palazzetto dello sport di Venezia. Almeno otto complessi musicali di vario genere, indefessi a suonare, lungo il percorso, sino al passaggio degli ultimi. Il Parco San Giuliano – 29/32° km – fuori di testa – con i profondi, sconfinati orizzonti, il ponte, sulla rotonda prossima al passante di Mestre, con i suoi bracci tiranti, protesi all’infinito. Malgrado la fatica, si capiva essere totalmente minimi rispetto a cotanto imponente scenario. Che dire di piazza Ferretto, salotto mestrino, completamente transennata. Invidio il passaggio, due ore prima del mio, delle migliaia di podisti accolti da folla festante. Mi fermo, scatto una foto, che resta tra i miei più cari ricordi. Venezia è Venezia, raccomando Mestre per l’incomparabile signorilità.
Ma torniamo al Parco di San Giuliano, verso la fine, percorrendo un tratto tortuoso, se pur bello, tuttavia, a vista d’occhio, all’improvviso, a distanza, due colonne, inizio ponte della Libertà, ricordo della fine dei 2,5 km dello Williamsburg Bridge, stretta svolta a destra, vista colossale della First Avenue.
Percorso lento da parte mia, al 38°, Tronchetto, rampa verso Piazzale Roma, ci si inoltra in Marittima, Giudecca, San Basilio, Zattere, Punta della Dogana, il meraviglioso ponte provvisorio sul Canal Grande – anni addietro, fatto da materiale rasente l’acqua, immaginando, allora, la forte difficoltà nel percorrerlo – sino a Piazza San Marco, con sinusoide di transenne, credo dalle ore 7 di mattina alle 17 di pomeriggio.
Eclatante la collaborazione, accondiscendenza dell’indotto a sostegno della manifestazione. Conseguenze nel commercio più accentuate in negativo, rispetto al Carnevale! L’arrivo, sempre tra ala festante di folla, dopo un km, in Riva dei Sette Martiri.
Medaglia, ristoro, stand per rivestirsi, battello ai “Giardini” sino a Tronchetto, pullman a Mestre stazione. Il tutto senza disagi, tempi morti, disservizi di sorta, dalle 7 del mattino alle 17 del pomeriggio. La gara trascorsa in piena normalità, il percorso quasi isolato, come su pista, tensioni collaterali zero. Tutto grazie a 200 volontari coadiuvati da un numero imprecisato di carabinieri, polizia, protezione civile, scouts, Ass. Alpini, polizia urbana.
Gli ultimi dei 6 mila, io tra quelli, hanno vissuto la gara ed avuto egual trattamento dei primi. Il tempo massimo 6 ore, Riccardo Trozzi regolarmente classificato in 7:00:39. Lungo i quasi tre km finali, ogni ponte controllato da due volontari della protezione civile e due vigili urbani. Il passante di Mestre opportunamente canalizzato. Disagi, comunque, non percepiti, grazie alla estrema bontà della complessa macchina organizzativa.
L’enorme afflusso turistico ha reso ardua la viabilità in tutto il centro storico lagunare, difficoltà anche dei mezzi pubblici, vaporetti e motoscafi stracarichi, notevoli, visibili i rallentamenti sul Ponte della Libertà, file di macchine a passo d’uomo lungo la corsia parallela al senso di corsa.
Credo sia stato pesante, macchinoso, seguire questo scritto privo di assunti tecnici. Ho cercato, spero con precario successo, di significare che nel Bel Paese non tutto va a rotoli. L’impegno, la creatività, la volontà dei singoli in associazione, pur con la scarsità di mezzi, porta al raggiungimento di risultati imprevedibili. La maratona di Venezia ha toccato l’apice della perfezione, posso affermarlo per averne corso 10 edizioni. Merita maggiori successi, spero esservi nel 2015, data l’età avanzata. La raccomando agli amici, alla Sua 30° edizione.
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)



