Io e Piero quest’anno arrivavamo da Reggio Emilia dopo un minimo sindacale alla 12 ore di Tallarita. Una suggestiva crociera notturna per calli e per canali, e una dormita vista mare. Per caso ci han mandato col camperino sul terrazzo panoramico all’undicesimo piano del parcheggio di piazzale Roma. All’alba da lassù tutta Venezia era nostra.
La partenza della Maratona è stata per noi più indimenticabile dell’arrivo. Trascinati sulla start line dal Leone di Venezia, Adriano Boldrin, siamo partiti dietro i keniani fianco a fianco con gli altri Leoni di Venezia. Si definiscono Leoni di Venezia i Senatori che han fatto tutte le 29 edizioni. Sono rimasti una ventina. Si identificano per la canotta regalata loro alla 20esima edizione con scritto “IO LE HO FATTE TUTTE” e con elencate le 20 edizioni. Propongo per la 30esima edizione del prossimo anno una nuova canotta con scritto “30 ANNI DI LEONI”.
La scena è affollatissima quest’anno, 4687 arrivati. La partenza è sempre emozionante davanti alla grande Villa Pisani, la più grande villa veneta della Riviera del Brenta, famosa per aver ospitato Napoleone. Noi siam fuori in braghette e lì dentro ci sono opere di Tiepolo (l’Apoteosi della famiglia Pisani), Giambattista Crosato, Giuseppe Zais, Jacopo Guarana, Giovanni Carlo Bevilacqua, Francesco Simonini, Jacopo Amigoni, Andrea Urbani, ecc. E’ davvero enorme: ha 168 stanze. Oltre a Napoleone ci son stati, il viceré d’Italia Eugenio di Beauharnais, Carlo IV di Spagna, lo zar Alessandro I, Ferdinando II di Borbone re di Napoli. Nel 1934 qui avvenne il primo funesto incontro ufficiale tra Mussolini e Hitler. Si intravede tra le grate l’immenso parco basato sull’incrocio di assi ottici. In fondo, le scuderie per i cavalli, create come finta facciata, palcoscenico dove Carlo Goldoni inscenava le sue commedie. Villa Pisani è famosa, inoltre, per il suo labirinto di siepi di bosso, uno dei tre labirinti in siepe sopravvissuti fino ad oggi in Italia. Nel labirinto avveniva il gioco tra dama e cavaliere: la dama si poneva sulla torre centrale con il suo volto mascherato e il cavaliere doveva raggiungerla, una volta arrivato, lei svelava la sua vera identità: ma era sempre una sorpresa. C’è poi la ghiacciaia, chiamata anche “la casa dei freschi”, una collinetta artificiale, internamente cava e con intorno un fossato. Nel fossato, d’inverno, l’acqua ghiacciava; il ghiaccio veniva tagliato in grossi blocchi che, attraverso un cunicolo, venivano accumulati all’interno della collinetta e servivano per conservare d’estate, cibi e bevande. Come a Versailles c’è l’Orangerie. All’epoca di massimo splendore della villa, era fondamentale per economia di essa. Il commercio degli agrumi, al tempo veri frutti esotici, contribuiva sostanziosamente alle spese di mantenimento dell’intero parco. C’è anche un’enorme, lunga piscina al centro del parco di villa Pisani. Fu costruita nel 1911 per studi idraulici dall’Istituto Idrografico dell’Università di Padova. Il parco e la villa occupano un’intera ansa del naviglio del Brenta, che si estende su una superficie di 11 ettari ed un perimetro esterno di circa 1.500 metri, il lungo muro attorno cui girare per andare alla partenza, peccato che a causa dei maratoneti piscioni diventa il muro del pianto giallo.
Dunque, alle 9:20 si parte. I Leoni ruggenti inseguono i keniani che, spaventati alla prima curva del Brenta, son già spariti. Chissà se in Africa devono correre 42 km per beccare una gazzella. Di certo in Africa non ci sono queste bellissime mattine d’autunno. Una leggera brezza, appena accennata, fa raffreddare le gambe nonostante il ritmo gara davanti è forsennato. Sfilano tutti i pace-makers con i plotoni. Me ne sto bene sull’argine per non intralciare e farmi travolgere. La prima parte è tutta sul Brenta. Anche noi fluitiamo lungo il percorso. Il fiume che ci accompagna alla nostra destra. Le belle ville che fanno da cornice alla sinistra. Passano i paesi: Fiesso d’Artico, Dolo, Mira, Oriago, Malcontenta. Ma chi era la Malcontenta? Tutte le volte che ci passo me lo chiedo. Narra la leggenda che, nella dimora palladiana che porta il triste nome di “Malcontenta, farebbe le sue apparizioni una delle “dame bianche” più famose d’Italia: Isabella. Lo stesso fantasma irrequieto aleggia anche tra le mura di Villa Foscari.
Verso il ventesimo chilometro, abbandoniamo la compagnia del Brenta, inizia la parte meno bella della maratona: Marghera e Mestre non finiscono mai. Lo spettacolo intorno è di poco stimolo. Il lungo giro nel Parco San Giuliano serve per annusare il profumo della laguna. Finalmente il ponte della Libertà: il lungo ponte che collega Mestre a Venezia. Qui, due anni fa, fu il grande Bruno Zanon a tirarmi in mezzo alla grandinata che colpì gli ultimi. Oggi sembra un sogno. Il fresco ideale, anche il vento tira da sud e ci risparmia il tanfo degli scarichi. Fra noi e Venezia solo 5 km, Venezia è là. Soprattutto gli immensi transatlantici che ne deturpano la sagoma. Cerco di cancellarli dallo skyline, ma è impossibile. Ritornano come un incubo.
Si scende dal ponte della Libertà e iniziano i tre magici km più belli del mondo. Non si sa dove guardare, filmare, fotografare. So che purtroppo tra un pò finirà e allora rallento e faccio più salti possibili sui ponti intavolati per noi. Sotto i piedi rombano e sbattono come la chiglia di una gondola sull’onde. Il ponte di barche che attraversa il Canal Grande beccheggia e si arcua tendendoci come delle frecce verso piazza San Marco. Turisti e piccioni volano via. Il Palazzo Ducale è un sipario che si alza sull’ultimo km. A destra lo splendore della laguna. A sinistra il muro di folla che crea un vento contrario su cui salire in trionfo saltando sempre più forte sugli ultimi ponti. Ci incoraggia e quasi ci spinge nel percorrere l’ultimo chilometro.
Etiam periere ruinae, anche le rovine perirono. Questa è la frase che gli storici riportano con riferimento a luoghi più illustri dell’antichità, e ricordati soltanto per essere stati citati nella grande letteratura. Anche la laguna ha divorato il passato, le sue antiche rovine. Quanto è stato del tutto travolto nessuno lo potrà mai più conoscere. Sono abbastanza concordi gli studiosi sui tempi del mutare del livello del mare e quindi in laguna. Negli anni della nascita di Cristo sarebbe stato due metri inferiore all’attuale. L’acqua sarebbe quindi salita costantemente per seicento anni per scendere, poi, per altri duecento, risalire di un metro sino al XII secolo e ridiscendere per altrettanto nel 1500. In questo altalenare ci sono stati momenti definiti dagli studiosi di espansione della vita in laguna. Nel Settecento, uno di questi. Con la grande avventura dei mercanti in cammino verso l’Oriente, verso Bisanzio, la via delle spezie, e dell’ oro.
Nell’anno del signore 2015 si celebrerà il trentennale della Maratona. Ma nel 2015 ci sarà la calata dei barbari in visita all’Expo che non potranno sottrarsi al fascino di Piazza San Marco. Oggi arrivano e mordono la piazza ogni giorno 48.000 persone. Ma da maggio a novembre 2015 sono previsti almeno 20.000 in più al giorno per un totale di incremento di visite di 4.000.000. Staremo sicuramente stretti nell’ultimo chilometro. Per evitare che la città sprofondi in laguna è allo studio una City Tax. Probabilmente ci metteranno un Telepass in Parco San Giuliano. Leoni e keniani sono avvisati di non transitare oltre i 30km/h…
Clicca qui per le foto (di Paolo Gino)


