30^ Firenze Marathon. Eccellenze e Non Conformità

Medaglie sold out: Torino docet e Firenze impara in fretta

Domenica scorsa Torino non ha consegnato la medaglia a tutti i maratoneti (una quindicina) giunti dopo 5 ore e mezza. In tempi di crisi, Torino ha insegnato la “strategia per far tornare i conti”. A Firenze, maratona molto più partecipata, i bidonati sono stati molti di più. Quando ho tagliato il traguardo, il cartello qui riportato avvertiva che le medaglie erano “sold out”, esaurite: da una breve indagine condotta dopo l’arrivo è emerso che circa 500 maratoneti oltre le cinque ore non abbiano avuto il piacere di cingere al collo l’agognato trofeo.

002La “strategia per far tornare i conti” è una coloritura di fantasia: evidentemente né Torino né Firenze l’hanno fatto apposta. Il regolamento recita: “Tutti i Finisher riceveranno la medaglia ufficiale della Firenze Marathon subito dopo la gara in zona arrivo”. La spedizione della mancata medaglia al domicilio dei malcapitati costerà al’organizzazione relativamente poco, ma sarà molto più grave la brutta figura fatta con i maratoneti italiani e stranieri e il conseguente scadimento dell’immagine “aziendale”.

Gabbie e procedure di partenza

L’ingresso alle gabbie è stato difficoltoso. Siamo stati costretti ad incanalarci in una strettoia delimitata dal parapetto dell’Arno e la rete di recinzione delle gabbie. Per circa dieci minuti mi sono trovato in una ressa incredibile, infilato in un cul de sac, una strada senza uscita dalla quale era impossibile fuggire. Gente che spingeva, imprecava … Mi è venuta in mente la finale di Coppa dei Campioni del 1985 tra Juventus e Liverpool allo stadio Heysel di Bruxelles e per un attimo ho avuto paura … Dopo la faticosa entrata nelle gabbie dei maratoneti più veloci, la situazione è migliorata e il flusso umano è diventato più fluido.

Ristori

003Stralcio del regolamento: “……dal km 25 integratori solidi. Al km 31 sarà previsto un punto di ristoro Enervit con bevande, barrette e gel ….” A differenza degli anni scorsi, le barrette erano state tutte tolte dalle confezioni e sbriciolate, ammassate in contenitori all’interno dei quali affondavamo le nostre mani sudaticce. Evidentemente gli organizzatori contano sul fatto che i maratoneti, resi particolarmente resistenti dall’esercizio sportivo a virus e batteri, non facciano molto caso alle condizioni igieniche. Al km 31 le bustine di Enervitene giacevano tutte vuote per terra e nei sacchi della spazzatura. Ancora una volta e come al solito gli ultimi saranno Beati solo nel Regno dei Cieli.

La gara

004Per un maniaco di foto digitali come me, Firenze è sempre una grande festa. Che però alle Cascine un cagnolino cattivissimo sbucato improvvisamente da dietro un cespuglio cerca di rovinare correndomi dietro e abbaiando da far paura. Poco dopo arrivano i palloncini delle 5 ore capitanati da Ilaria Razzolini e Sabrina Tricarico con cui resto per una decina di chilometri quando, per stanchezza, rientro nei ranghi. Al 25° km, piuttosto giù di corda, arraffo una manciata di barrette sbriciolate e una banana con la certezza che i promessi gel supercalorici del 31° mi avrebbero fornito le energie sufficienti per giungere al traguardo. Ho già scritto come è finita: al chilometro indicato dall’organizzazione centinaia di bustine vuote di Enervitene tappezzano per decine di metri il fondo stradale ed altre migliaia sono già stipate nei sacchi della spazzatura. La rabbia passa quando mi raggiunge il riminese Giuseppe Tosi, con il quale, camminando e anche un po’ correndo, giungo all’arrivo di Santa Croce.

Rispettare tutti i maratoneti

005Spesso si leggono nei siti o nei volantini proclami inneggianti a tracciati “super veloci”. Davvero i maratoneti scelgono di correre una gara per rosicchiare una manciata di minuti? Questo è forse il desiderio di alcuni che, per lo più giovani e con possibilità di miglioramento, corrono per il risultato cronometrico. Oppure l’aspirazione di altri, già avanti negli anni ma con il fisico ancora integro, che smaniano per primeggiare nelle classifiche di categoria. Il successo di una maratona non è dato dal tempo del vincitore e neppure da quanti partecipanti riescono a ritoccare i propri limiti. Dipende invece dalla bellezza del tracciato, da una logistica razionale e dall’attenzione che gli organizzatori dedicano agli iscritti. Uno dei comandamenti dovrebbe quindi essere quello di rispettare tutti i maratoneti ma specialmente quelli lenti, che con i loro grandi numeri fanno grande la maratona.

 

 

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