31 Dicembre 2013. Maratona San Silvestro. La Sindrome di Calderara.

Di certo è la Maratona più triste del mondo. Però sta diventando inconsciamente un “Classico”. Inanellando questi mesti giri espiamo e meditiamo sull’anno passato. Ci si sostiene a vicenda, come all’inizio di un turno in fabbrica. Siamo in tanti vittime della stessa “Sindrome di Calderara”. Si son contati ben 262 casi, più 64 staffette. 002Penso che a parte qualche razzo, i soliti noti timbratori nelle retrovie ne siano tutti affetti. Tutto comincia con la vista di lontano del palazzetto all’alba, dove il visitatore è colpito da un senso profondo di scoraggiamento. Una volta avuto il coraggio di varcare la soglia si entra in relazione con gli altri malcapitati in attesa della loro triste sorte SanSilvestriana. Si indossa il pettorale e da quel momento il subconscio perde di colpo contatto con la realtà. Comincia ad entrare in relazione con il volere del creatore della manifestazione che trascende le immagini ed i soggetti e appare in tuta bianca pontificante: Gianfranco Gozzi. Questa visione rappresenta spesso il fattore scatenante la crisi; essa si manifesta inizialmente con comportamenti molto vari che possono giungere anche ad un’isteria collettiva durante le confuse e gelide fasi della partenza. Il disagio generalizzato del primo momento si trasforma in uno stato di euforia sia mentale che fisica, sostituito dopo un periodo di adattamento a una improvvisa voglia di correre; questo stato si protrae per l’arco di tutta la maratona. La psiche del soggetto affetto da sindrome di Calderara, traumatizzata dal paesaggio, si unisce in modo solidale con quella degli altri malcapitati. Tutto ciò genera una sorta di delirio di massa, una sensazione di piacere dovuta a una distanza minore con la mente degli altri Runner. Nasce correndo una nuova espansione cognitiva di gruppo.

003“Ma chi me l’ha fatto fare?“ comunque penso ad ogni giro. Forse son qui per fare l’ultima tacca dell’anno? Per ripagare l’impegno degli organizzatori? Per strafogarmi con 1 euro a pranzo e cena? Per dormire in palestra gratis? Per veder se è cambiato qualcosa? Non lo so. Mi aggrappo ai Charter che decollano dall’aeroporto Marconi e che volano tra le alte strutture dello zuccherificio e la facciata squallida dell’Hotel: mi portassero via. Ma riatterro in un sottopasso con sopra uno strano monumento a forma del gioco cinese dello Shangai (o Mikado). Il monumento fissa l’attimo in cui i 41 bastoncini colorati cadono come se il tempo morisse. Mesto appare sullo sfondo un cimitero con scritto invece di “Memento Mori” l’anno di costruzione: MCMXVII. E se in cinese invece volesse dire: “Ma Che M…. Xiam Venuti In Italia”.

Per fortuna la compagnia non manca e si ciacola ciacola in Veneto e in Pugliese. Si alternano ad ogni giro consulenti in previsioni sportive e in ripresa economica. Corricchiano nel bene o nel male astrologi e analisti politici. 004I successivi 12 mesi a fine gara in qualche modo sono già scritti e pianificati. Qualcuno vorrebbe 42 mesi in un anno per fare almeno 200 maratone. Qualcun altro vorrebbe Giorgio Calcaterra presidente della Repubblica e Matteo Renzi ad inseguirlo sulla Colla. Chi correndo sente scender le mutande rosse e salire il destino. Chi ha le lenticchie nel marsupio. E chi ha lo zampone della Mizuno.

Poche le note di colore. Tre bellissime e veloci fate vestite da Babbo Natale, un po’ meno charmant Libero Zerbinati anche lui di tutto punto in un Rosso Natalizio abbagliante, la mia Cat Woman preferita; e purtroppo per loro anche due miei amici francesi, Olivier vestito da “Les Rois” (Il Re), e Tony da Gangster, entrambi del Club dei Supermaratoneti Francese Courir Le Monde. Questi due buontemponi mi risultano essere gli unici ad essere poi partiti per Zurigo per tentare la mitica doppietta di fine anno con la Neujahrsmarathon che partiva a mezzanotte. Alcuni soggetti molto sensibili alla sopracitata Sindrome da Calderara terminata la gara hanno mostrato gravissime affezioni psicosomatiche. 005Parecchi casi di tachicardia, capogiro, vertigini, confusione e allucinazione di gruppo. Circa una trentina sono stati trattenuti e messi sotto osservazione all’interno della palestra. Dopo una massiccia somministrazione di tortellini, lasagne e zampone, la prognosi è stata sciolta verso mezzanotte. Tutti fuori pericolo almeno per un anno. Grandi festeggiamenti con brindisi e balli sfrenati fino al mattino.

Forse noi maratoneti non abbiamo più l’insano bisogno di “fare qualcosa di diverso l’ultimo dell’anno”. Abbiamo perso per strada l’angosciosa, inquietante, smania collettiva di segnare sul calendario una data indimenticabile. Non ce ne frega niente dell’attesa di un inizio anno speciale, sciagurata speranza destinata a quasi certa delusione. E non ci poniamo quel drammatico, assillante quesito che insegue tutti dalla vigilia dell’antivigilia: «Ma tu, che fai a Capodanno?».

 

006Ma tu che fai a Capodanno?

neanche i dottori lo sanno.

Son affetto dalla sindrome strana

della cinquantaduesima settimana.

 

Di notte non dormo mai

e nel letto gioco a Shangai.

Vedo solo dei capannoni

che mi spaccano i maroni.

 

Mi sveglio e son già scappate

Sylvie e le tre fate colorate.

Allora filo come un un treno

da Gozzi a Calderara di Reno!

 

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